venerdì 28 settembre 2012

La fine

Sono sveglissimi.
Seduti da quasi due ore sul letto, ma non si dicono una parola. Ognuno di loro è perso nei propri pensieri, e si avvicina la mezzanotte.
Ogni tanto lei prova a dire qualcosa, o ad allungare la mano in una carezza, ma tutto cade nel silenzio.
Non c'è risposta da Brontolo, e alla fine anche lei desiste. 

Non parlano più.

È questa dunque la fine di tutto? Deve proprio finire in questo modo? 
Mamma sussurra in un sospiro infinito che le proviene dal profondo dell'anima "Mamma mia..."
Lui risponde turbato "Alla faccia du cazz!"

È finita così la seconda serie, e ora l'attesa sarà lunga.
"Il trono di spade"
Fantastico!

giovedì 27 settembre 2012

Non fa una piega

Mamma scende dall'auto per consegnare delle cose al laboratorio analisi, e Dede, già pronto alla lacrima, chiede alla nonna che è rimasta con lui: "Ma dove va la mamma?"
"Entra in quel portone e torna subito"
"Voglio andarci anch'io" piagnucola lui.
La nonna risponde che in quel posto ci sono dei dottori e non è un luogo adatto ai bambini.
"Ma perchè... la mia mamma sta male?"domanda lui con voce tragica e il labbro tremulo.
"No, non preoccuparti, aveva solo un prurito e doveva farsi vedere dal medico", è la prima cosa che viene in mente alla nonna per tranquillizzarlo.
Lui ci pensa un istante.
"Ma nonna, non poteva solo grattarsi, come faccio io?"

"Mamma, puoi mettere l'orsetto Teddy sdraiato sulla mia schiena?" chiede Dede, sdraiato sulla pancia di Mamma. "Ok amore"
"Brava mamma. Adesso Macco! vieni qui, facciamo una bella torre di Pisolo!"

"Mamma, ma perchè gli animali hanno le zampe e non hanno le ruote?
Le ruote corrono più veloci delle zampe. Eh mamma?"
'Sto bambino ha sempre ragione: non fa una piega.

mercoledì 26 settembre 2012

Zuccherini magici

Ispirata da questa immagine del blog di Ninin (Ninin, posso riprodurla?):



Mamma è andata al supermercato e ha avuto una dietetica illuminazione: un pacchetto intero la stava chiamando dal suo scaffalone, e lungi da lei l'idea di deluderlo, lo ha comprato senza pensarci due volte.
Dopo essersi sbafata beatamente in casa metà pacchetto (Laninin, è tutta colpa tua!), con buona pace dell'allergologo perchè lo zucchero è consentito, è andata a prendere i figli ai rispettivi asili.

Lei è tuttora piena di sensi di colpa per averli abbandonati entrambi dopo mesi di mammachiocciaggine, e loro non perdono occasione per aumentare i suoi sensi di colpa, facendole notare quanto siano insoddisfatti e infelici.

Dede ha pianto da quando ha messo piede sul marciapiede fuori dall'asilo, fino a che non siamo tornati a casa con Macco, dunque ininterrottamente per almeno 25 minuti.
Macco a sua volta ha pianto da quando ha messo il culetto sul seggiolino dell'auto, fino a che non siamo tornati a casa con Dede (perchè no, Mamma non l'ha mollato per la strada).

Arrivata sotto casa, lo sgomento si è impadronito di Mamma, e la voglia di chiudersi in quel luogo solitario con i due pestiferi in lacrime era inspiegabilmente inesistente.
L'illuminazione allora è tornata a visitarla.
"Dede, mamma sale a prenderti Topo Lino, così la smetti di urlare. Voi aspettate un secondo in macchina" e Mamma è salita, tranquilla del fatto che nessuna persona sana o insana di mente si sarebbe mai sognata di rapirli.
Ha preso due preziose chicche verdi, ed è tornata giù con l'agognato topo di peluche.

"Bambini..." ha esordito a bassa voce e con tono misterioso rientrando in auto, "vi devo dire una cosa. Mamma ha delle vere e proprie caramelle magiche. Queste servono per aiutare a stare meglio quando si è malati, e per essere più allegri quando si è molto tristi. Oggi vedo che siete particolarmente tristi e nervosi. Mi sembra dunque il momento giusto per una caramella magica. Attenzione però, perchè se ne può mangiare soltanto una"

Dede ha immediatamente smesso di strillare e ha trangugiato la sua chicca facendo le solite mille domande (Ma mamma perchè è magica? Ma mamma perchè posso mangiarne solo una? Ma mamma perché il Topo Lino non la può mangiare anche lui?), mentre Macco la leccava guardingo, non rinunciando ad un poco convinto lamento residuo.

"Allora Dede? Che mi dici? ti vedo già un po' meglio..."
"E' proprio vero mamma, sono proprio meno triste adesso"
"Per forza amore, era una caramella magica!"
Quando anche Macco ha mangiato il suo zuccherino e ha smesso di piangere, Mamma è partita con i bimbi alla volta del parco, dove c'erano i saltimbanchi.
Il pomeriggio è trascorso veloce e piacevole, e i bimbi non hanno più versato una lacrima.
La mattina dopo, appena alzato dal letto, Dede le ha mormorato con voce ancora roca: "Mamma, mammina, io sono un pochino triste anche oggi, sai?"

Il dubbio ora la assale: con questo gesto Mamma ha gettato le basi per una zucchero-dipendenza bulimica, o una tossico-dipendenza prematura?
Il collegamento tristezza-pasticchetta o mangia-che-ti-passa potrebbe essere molto negativo, a lungo andare.
Cervelloni e neuropsichiatri infantili, per favore, rispondetemi voi, la questione è seria.

Perchè se così fosse, naturalmente, l'altra metà delle chicche magiche dovrebbe sparire urgentemente e al più presto, e qualcuno dovrà pure sacrificarsi...

martedì 25 settembre 2012

I miei maschi

Mamma ha due figli maschi.
Per un periodo le è dispiaciuto che nessuno dei due fosse femmina, per un periodo ha anche auspicato che qualcuno dei due venisse su molto ma molto effeminato, per poter supplire alla bimba-carenza, ma poi (qui!) ha capito che maschio è meglio.

Ora Mamma ha due maschi che adora, e che non le fanno rimpiangere mai la bambina che non ha.

Il primo maschio, Dede, il maggiore, raccoglie fiori e li annusa ispirato, correndo per i prati abbracciato ai suoi peluche, fa apprezzamenti su come sono belli i vestiti che indossa la madre e salterella allegro sfarfallando le manine come se fossero ali di colibrì.
Alla domanda dello zio su quale Playmobil del catalogo gli piacesse di più, ha risposto "Ci sono i cavalli e le fatine. Io voglio le fatine, grazie"

Il secondo  maschio, Macco, gira per casa ornato di un morbido cerchietto celeste, e fa impazzire la legittima proprietaria nascondendolo in posti impensati per tenerlo sempre a portata di testa.
Infine ieri all'alba, con immaginabile gioia dell'insonne madre, ha preso una pallina e se l'è infilata nella maglia del pigiama.
"Du è l'antra?" ha chiesto alla madre che lo osservava.
"Tieni, è qui" ha risposto lei passandogli un'altra pallina uguale.
Il maschio Macco ha preso la pallina, se l'è infilata accanto alla prima, le ha distribuite al posto giusto e ha esclamato soddisfatto "Guadda mamma, anche io tatte belle!", con immaginabile gioia del maschiosissimo padre.

I casi sono due: o non ci sono più i maschi di una volta, o la prossima volta che sarà incinta di loro, cercherà di trattenere la propria carica estrogena e i suoi desideri di femminilità...

lunedì 24 settembre 2012

Il cavallo

I brambilla sono al centro commerciale.
Mentre Mamma è impegnata con lo sguardo altrove, Brontolo decide di far salire entrambi i figli sul cavallo a gettoni.
Uno di quei bestioni grossi e alti, con una pedana sottostante per sollevarli maggiormente.
Quando Mamma li vede, l'immagine è stupenda: due bimbi tutti concentrati a cavalcare, vicini vicini -cosa che non capita spesso- e vestiti uguali, perchè una sua passione è vestire i bambini allo stesso modo, quando può.
Compiaciuta per questo dolcissimo quadretto, sfodera il telefonino per immortalare la scena, e quando solleva di nuovo gli occhi dalla borsa, pronta ad inquadrare il soggetto, i bambini sono scomparsi.

Non è possibile, pensa, erano lì.
Il cavallo dondola ancora, e Brontolo è sempre al posto di prima, impassibile.
Ma dei bimbi alcuna traccia.
Forse ha improvvisamente perso una porzione del campo visivo per un danno neurologico fulminante?

Mamma è perplessa, e si avvicina al cavallo solitario con un punto interrogativo che le copre tutto il viso.
E poi finalmente la scena si chiarisce.

"Aiuto mamma!" sente gridare da qualcuno.
"Aaaahhhh! Batta, mamma, batta, vieni!" sente implorare da qualcun altro.

Guardandolo più da vicino, Brontolo fa una lieve smorfia di fatica, e ha un braccio proteso verso il lato opposto del cavallo.
I bimbi sono scivolati entrambi verso il lato vuoto, e uno è rimasto appeso alle briglie, mentre l'altro lo trattiene per il collo, a sua volta tenuto su dalla mano del padre, perpendicolari al terreno e con una gamba ancora a cavalcioni sul mostro meccanico.
Le bocche spalancate nelle grida, gli occhi sbarrati alla ricerca della mamma, il colore paonazzo di Macco trattenuto per il collo, fanno spiccare la fredda compostezza del padre.

Incerta se ridere, uccidere il marito o correre in loro soccorso, Mamma opta per quest'ultima, e con un solo gesto li fa montare nuovamente in groppa prendendo poi fra le braccia il piccolo terrorizzato.
"Batta caballo, io paùla caballo cattivo", singhiozza il pulcino.

In un unico momento Brontolo ha posto fine a quattro anni di giochini dondolanti, inaudita salvezza quando si fa la spesa con due bambini annoiati.
Senza battere ciglio, ha fatto spallucce e ha commentato che la colpa è dei bambini che non sanno stare fermi, e che non devono più fare questo tipo di giochi.

Ma certo che la colpa è dei bambini! Anzi, caro Brontolo, ti dirò di più: chi ha progettato un cavallo che dondola pensando ai bimbi come possibili fruitori... doveva essersi proprio bevuto il cervello!