"Che cosa fai?"
"Voglio scrivere gli auguri per una mia amica amore, è il suo compleanno oggi"
"Compie 40 anni?"
"No tesoro, lei è un po' più grande di me"
"Quarantadue, quarantatré, quarantasette, quarantotto, quarantanove, quarantadieci..."
"Bravo Macco, è proprio così amore"
"Ma è tedesca o italiana?"
"E' italiana Dede"
"Bè, allora dille che è bella come un panda, sarà contenta"
"Uhm, penso anch'io, si"
E allora cara Anto,
a te che sei bella come un panda,
a te che compi quarantadieci anni e da almeno trenta fai parte della mia vita,
a te che non hai mai perso la capacità di sognare,
sei sempre pronta al sorriso e hai la poesia nel cuore che ti riempie di dolcezza,
a te che sei splendida in ogni cosa che fai
tantissimi auguri, amica mia.
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giovedì 13 marzo 2014
mercoledì 6 novembre 2013
Amiche speciali
E poi ci sono le amiche speciali.
Quelle che senti tutti i giorni, e sono sempre lì appena le cerchi.
Quelle che ti prendono in giro per una frase uscita male, e non se la smettono per tutta la giornata.
Quelle che il giorno dopo ti si stringono intorno se stai male, e creano un cerchio caldo di affetto che non ti fa sentire sola.
Quelle che ci passi una serata intera a ridere e scambiarti foto della pancia, e la mia è la più grossa di tutte, è inutile gareggiare.
Quelle che scoprono di aspettare un bambino e lo dicono a te prima di chiunque altro, per superare la sorpresa, o lo shock, per elaborare insieme.
Quelle che "ho bisogno di voi oggi", e tutte sanno cosa sta passando senza bisogno di spiegare.
Quelle che scegli per vicinanza di spirito, e non di luoghi.
Che fanno parte della tua società segreta, o che partecipano alla tua vita leggendoti dal blog.
Quelle che ti sembra strano chiamare amiche, ma come altro definire un rapporto così speciale?
Perchè non sai nemmeno che volto abbiano, ma sai che cosa hanno nel cuore, e questo è l'importante.
Amiche virtuali le chiamano, ma non hanno nulla di meno di un'amica in carne ed ossa perchè quando hai bisogno, sono loro che rispondono. E quando vuoi divertirti, è con loro che puoi ridere dicendo stupidaggini una dietro l'altra.
Conseguenze di una società sempre più individualista, che ti isola forse ma poi ti avvicina nei modi più impensati.
Amiche virtuali, si.
Ma amiche.
(Grazie!)
Quelle che senti tutti i giorni, e sono sempre lì appena le cerchi.
Quelle che ti prendono in giro per una frase uscita male, e non se la smettono per tutta la giornata.
Quelle che il giorno dopo ti si stringono intorno se stai male, e creano un cerchio caldo di affetto che non ti fa sentire sola.
Quelle che ci passi una serata intera a ridere e scambiarti foto della pancia, e la mia è la più grossa di tutte, è inutile gareggiare.
Quelle che scoprono di aspettare un bambino e lo dicono a te prima di chiunque altro, per superare la sorpresa, o lo shock, per elaborare insieme.
Quelle che "ho bisogno di voi oggi", e tutte sanno cosa sta passando senza bisogno di spiegare.
Quelle che scegli per vicinanza di spirito, e non di luoghi.
Che fanno parte della tua società segreta, o che partecipano alla tua vita leggendoti dal blog.
Quelle che ti sembra strano chiamare amiche, ma come altro definire un rapporto così speciale?
Perchè non sai nemmeno che volto abbiano, ma sai che cosa hanno nel cuore, e questo è l'importante.
Amiche virtuali le chiamano, ma non hanno nulla di meno di un'amica in carne ed ossa perchè quando hai bisogno, sono loro che rispondono. E quando vuoi divertirti, è con loro che puoi ridere dicendo stupidaggini una dietro l'altra.
Conseguenze di una società sempre più individualista, che ti isola forse ma poi ti avvicina nei modi più impensati.
Amiche virtuali, si.
Ma amiche.
(Grazie!)
giovedì 28 marzo 2013
Il paradiso può attendere
"Ci devi proprio andare, le aveva detto sua cugina Francesca, ma come fai a non conoscerlo?"
Mamma probabilmente era l'unica donna rimasta in giro a non conoscere quel negozio. Che solo per pronunciarne il nome ci vuole una memoria e un'intelligenza superiore.
Comincia con Aber e finisce con una serie di lettere impossibili da ricordare nel verso giusto, e dunque lei si ferma lì, alle prime quattro lettere per non fare figuracce.
"Mery, ma tu lo conosci questo Aber-coso che vende vestiti sportivi?" ha chiesto poi alla sua amica, scoprendo che erano in due a vivere in quella beata ignoranza.
"Ci devi proprio andare, aveva continuato Francesca, lo vedi il ragazzo sulla confezione di questo profumo? Bè, i commessi, in quel negozio, sono proprio come lui"
Mamma aveva sgranato gli occhi e aveva chiesto idiota "Come lui in che senso?"
"Come lui nel senso che sono tutti modelli... e come lui nel senso che sono tutti a torso nudo!"
Ora immaginatevi la reazione di una fanciulla abituata a manifestazioni di nudo maschile vellutate e paffute che sono visibili rigorosamente ad un'altezza inferiore al metro da terra.
"Domani andiamo a colmare questa lacuna?" aveva proposto Mamma, con immediato consenso dell'amica.
Così dopo aver portato i bimbi all'asilo, essersi messa il correttore per le occhiaie ed essersi pulita i mocci di Macco dalla giacca, Mamma si è incamminata verso il "paradiso degli occhi".
Un nugolo di ragazzine appena uscite da scuola, ridacchianti ed emozionate, stazionavano davanti all'ingresso.
Le due donne le hanno guardate ringraziando di aver già superato quella terribile età e sono entrate piene di curiosità.
Musica alta, profumo nell'aria, luci basse e arredamento moderno ma accogliente.
Ok. E i modelli?
"Buongiorno, posso aiutarvi?" chiede un ragazzetto alto meno di Mamma, che non è notoriamente una stangona. "No, no, grazie, diamo solo un'occhiata", risponde lei, e dando una sgomitata all'amica bisbiglia "Non siamo mica venute fin qui per farci servire da lui!"
"Buongiorno, posso aiutarvi?" chiede una ragazzetta in shorts e camicetta, senza nemmeno una ruga per via della verdissima età.
"No, no, figurati, grazie", risponde ancora Mamma cercando in giro qualcuno che assomigli alla confezione del profumo, e non piuttosto ai suoi figlioli.
"Ma dove sono 'sti modelli? Tu li vedi?" si chiedono l'un l'altra, trascurando le centinaia di felpe esposte sugli scaffali.
Di modelli neanche l'ombra. In compenso il negozio pullulava di ragazzine ridacchianti, ignorate completamente dal personale che si dedicava devotamente a Mamma e Mery.
"Questi devono aver pensato che qua, fra tutti, le uniche che forse comprano qualcosa siamo noi."
"Siamo proprio così vecchiotte, eh?" chiede lei.
Con l'ombra della delusione negli occhi le tapine sono tornate indietro, collezionando altri sei o sette "Posso aiutarvi?"
All'uscita, un ragazzo che Mamma poteva guardare dritto dritto nell'ombelico posava a torso nudo per una serie di fotografie abbracciato alle ragazzine ridacchiose di prima, tutte in fila.
Una di loro fotografava con gridolini di gioia ogni elemento di sesso maschile che le passava davanti, emozionatissima, perfino quelli imberbi e con l'apparecchio ai denti e persino un ragazzo che passava da lì per caso.
(Ma siamo state così anche noi?)
Silenzio fra le due.
Dopo pochi passi, una vetrina di vestitini per neonati. Mamma ha rallentato il passo e si è soffermata a guardare sorridendo, tornando nel suo confortevole mondo di sempre.
Forse perchè ogni cosa va fatta all'età giusta.
Forse perché Mamma è completamente fuori dalla fase ridacchiante della vita, e lo dice senza alcun rammarico, ma questo Aber-coso può tranquillamente tornare nella sfera dell'ignoto insieme ai suoi commessi adolescenti.
Perchè troppo giovani, troppo lontani dalla sua vita, ma soprattutto, cara Francesca mia... troppo vestiti!
Mamma probabilmente era l'unica donna rimasta in giro a non conoscere quel negozio. Che solo per pronunciarne il nome ci vuole una memoria e un'intelligenza superiore.
Comincia con Aber e finisce con una serie di lettere impossibili da ricordare nel verso giusto, e dunque lei si ferma lì, alle prime quattro lettere per non fare figuracce.
"Mery, ma tu lo conosci questo Aber-coso che vende vestiti sportivi?" ha chiesto poi alla sua amica, scoprendo che erano in due a vivere in quella beata ignoranza.
"Ci devi proprio andare, aveva continuato Francesca, lo vedi il ragazzo sulla confezione di questo profumo? Bè, i commessi, in quel negozio, sono proprio come lui"
Mamma aveva sgranato gli occhi e aveva chiesto idiota "Come lui in che senso?"
"Come lui nel senso che sono tutti modelli... e come lui nel senso che sono tutti a torso nudo!"
Ora immaginatevi la reazione di una fanciulla abituata a manifestazioni di nudo maschile vellutate e paffute che sono visibili rigorosamente ad un'altezza inferiore al metro da terra.
"Domani andiamo a colmare questa lacuna?" aveva proposto Mamma, con immediato consenso dell'amica.
Così dopo aver portato i bimbi all'asilo, essersi messa il correttore per le occhiaie ed essersi pulita i mocci di Macco dalla giacca, Mamma si è incamminata verso il "paradiso degli occhi".
Un nugolo di ragazzine appena uscite da scuola, ridacchianti ed emozionate, stazionavano davanti all'ingresso.
Le due donne le hanno guardate ringraziando di aver già superato quella terribile età e sono entrate piene di curiosità.
Musica alta, profumo nell'aria, luci basse e arredamento moderno ma accogliente.
Ok. E i modelli?
"Buongiorno, posso aiutarvi?" chiede un ragazzetto alto meno di Mamma, che non è notoriamente una stangona. "No, no, grazie, diamo solo un'occhiata", risponde lei, e dando una sgomitata all'amica bisbiglia "Non siamo mica venute fin qui per farci servire da lui!"
"Buongiorno, posso aiutarvi?" chiede una ragazzetta in shorts e camicetta, senza nemmeno una ruga per via della verdissima età.
"No, no, figurati, grazie", risponde ancora Mamma cercando in giro qualcuno che assomigli alla confezione del profumo, e non piuttosto ai suoi figlioli.
"Ma dove sono 'sti modelli? Tu li vedi?" si chiedono l'un l'altra, trascurando le centinaia di felpe esposte sugli scaffali.
Di modelli neanche l'ombra. In compenso il negozio pullulava di ragazzine ridacchianti, ignorate completamente dal personale che si dedicava devotamente a Mamma e Mery.
"Questi devono aver pensato che qua, fra tutti, le uniche che forse comprano qualcosa siamo noi."
"Siamo proprio così vecchiotte, eh?" chiede lei.
Con l'ombra della delusione negli occhi le tapine sono tornate indietro, collezionando altri sei o sette "Posso aiutarvi?"
All'uscita, un ragazzo che Mamma poteva guardare dritto dritto nell'ombelico posava a torso nudo per una serie di fotografie abbracciato alle ragazzine ridacchiose di prima, tutte in fila.
Una di loro fotografava con gridolini di gioia ogni elemento di sesso maschile che le passava davanti, emozionatissima, perfino quelli imberbi e con l'apparecchio ai denti e persino un ragazzo che passava da lì per caso.
(Ma siamo state così anche noi?)
Silenzio fra le due.
Dopo pochi passi, una vetrina di vestitini per neonati. Mamma ha rallentato il passo e si è soffermata a guardare sorridendo, tornando nel suo confortevole mondo di sempre.
Forse perchè ogni cosa va fatta all'età giusta.
Forse perché Mamma è completamente fuori dalla fase ridacchiante della vita, e lo dice senza alcun rammarico, ma questo Aber-coso può tranquillamente tornare nella sfera dell'ignoto insieme ai suoi commessi adolescenti.
Perchè troppo giovani, troppo lontani dalla sua vita, ma soprattutto, cara Francesca mia... troppo vestiti!
venerdì 18 gennaio 2013
Quattro vite a confronto
Dopo una mattinata intensa di trapanazioni al molare, Mamma si è consolata dallo sconforto post-dentistico con un pranzo insieme alle amiche.
Due erano in "pausa pranzo", le altre due soltanto "a pranzo".
Una racconta: "Ragazze! forse ho trovato un nuovo lavoro!"
"Ma dai! di già?! ma cerchi da nemmeno due settimane! è fantastico!"
"Si", prosegue lei,"mi hanno proposto di fare quello che facevo prima, con la differenza che qui avrei un gruppo tutto mio, e dovrei metterlo in piedi proprio io!"
E bla bla bla...
Un'altra, appena arriva il suo turno spara: "Invece io credo proprio che questo sarà l'anno del fatidico si! A Natale ho avuto l'anello!"
"Ma dai! ma è fantastico! un bel matrimonio è proprio quello che ci mancava! sei emozionata?"
"Oh, si: non faccio altro che pensare al viaggio di nozze!"
E bla bla bla...
La terza, tranquilla, beata, sorridente confessa "Io invece sono alla quindicesima settimana, ed è una bimba!"
"Ma nooooo! Evviva! Evvivissima è fantasticissimo!"
"Si, e l'ho anche sentita già muoversi. Tutte quelle bollicine mi hanno fatta squagliare..."
E ancora bla bla bla....
"E ora tocca a te", le hanno detto. "Che ci racconti? Stanno bene i bambini?"
"Oh si, grazie, hanno avuto la gastroenterite ma adesso va tutto bene"
"..."
"Ehm... Ora sono all'asilo..."
Coraggio, ammettiamolo: la vita di noi mamme, per il mondo senza figli, non è proprio tutta questa cosa eccitante e da brivido che vogliamo far sembrare...
Due erano in "pausa pranzo", le altre due soltanto "a pranzo".
Una racconta: "Ragazze! forse ho trovato un nuovo lavoro!"
"Ma dai! di già?! ma cerchi da nemmeno due settimane! è fantastico!"
"Si", prosegue lei,"mi hanno proposto di fare quello che facevo prima, con la differenza che qui avrei un gruppo tutto mio, e dovrei metterlo in piedi proprio io!"
E bla bla bla...
Un'altra, appena arriva il suo turno spara: "Invece io credo proprio che questo sarà l'anno del fatidico si! A Natale ho avuto l'anello!"
"Ma dai! ma è fantastico! un bel matrimonio è proprio quello che ci mancava! sei emozionata?"
"Oh, si: non faccio altro che pensare al viaggio di nozze!"
E bla bla bla...
"Ma nooooo! Evviva! Evvivissima è fantasticissimo!"
"Si, e l'ho anche sentita già muoversi. Tutte quelle bollicine mi hanno fatta squagliare..."
E ancora bla bla bla....
"E ora tocca a te", le hanno detto. "Che ci racconti? Stanno bene i bambini?"
"Oh si, grazie, hanno avuto la gastroenterite ma adesso va tutto bene"
"..."
"Ehm... Ora sono all'asilo..."
Coraggio, ammettiamolo: la vita di noi mamme, per il mondo senza figli, non è proprio tutta questa cosa eccitante e da brivido che vogliamo far sembrare...
martedì 8 gennaio 2013
C'è Belva e belva
“Ed ecco qui Camilla, detta la Belva” esordisce un’amica di
Mamma accogliendoli in casa.
“Ma povera! Ma se è tanto dolce e carina” risponde Mamma
guardando un batuffolo con i boccoli alto circa ottanta centimetri. Tutto
vestito di rosa.
“E’ che voi non sapete di che cosa può essere capace…” conclude lei.
Dopo quasi due ore di soggiorno a casa di Camilla, i
brambilla hanno sgombrato il campo, e hanno lasciato alle loro spalle una
bambina in lacrime con i codini sfatti, tirati a quattro mani da due maschiacci
maneschi, la Belva schiaffeggiata a più riprese da un Macco in gran forma, e
quattro genitori sgomenti.
I primi due a consolare le figlie, con lo sguardo di chi
reprime il desiderio di vendetta soltanto per rispetto all’amicizia di anni.
Gli altri due con la dignità calpestata e la vergogna del
fallimento su tutti i fronti.
E mentre i selvaggi uscivano dalla casa ospite strillando per la
punizione ricevuta, Mamma ha visto la sua amica coccolare la Belva,
sbaciucchiarla e vezzeggiarla ringraziando il cielo che no, per fortuna tu non
sei così amore mio, quelli sono solo dei maschi e sei proprio brava tu, amore
di mamma…
E se lo dice anche la mamma di una Belva, ora c’è davvero da
preoccuparsi.
giovedì 20 dicembre 2012
Qualcuno viene da Venere, qualcuno da Marte
"Mamma scei brutta. Va' via!" strilla quotidianamente Aia a mamma Mery.
Lei guarda Mamma sospirando "E' mestruata da quando è nata..."
Mamma sghignazza alla battuta.
"Mamma ti sembra il caso di mangiare ancora dolce?" rimprovera la madre corrugata, la cugina Anna.
Lei alza gli occhi al cielo e commenta "Avevo la fortuna di non avere la suocera... e invece guarda che figlia mi ritrovo..."
Mamma compatisce solidale.
"Mamma n...n...n... non sei blutta, ssssssei bella!" balbetta Macco annuendo convinto, col ditino all'insù.
"No no Macco, è molto più che bella!" lo riprende trasognato il fratello.
Mamma si squaglia.
Qualcuno vuole per caso chiederle se le dispiace ancora di non aver avuto una femmina?
Lei guarda Mamma sospirando "E' mestruata da quando è nata..."
Mamma sghignazza alla battuta.
"Mamma ti sembra il caso di mangiare ancora dolce?" rimprovera la madre corrugata, la cugina Anna.
Lei alza gli occhi al cielo e commenta "Avevo la fortuna di non avere la suocera... e invece guarda che figlia mi ritrovo..."
Mamma compatisce solidale.
"Mamma n...n...n... non sei blutta, ssssssei bella!" balbetta Macco annuendo convinto, col ditino all'insù.
"No no Macco, è molto più che bella!" lo riprende trasognato il fratello.
Mamma si squaglia.
Qualcuno vuole per caso chiederle se le dispiace ancora di non aver avuto una femmina?
martedì 20 novembre 2012
Fare il pane
Al di là della bella personcina e a modo che è, Mamma ha anche lei qualche lato oscuro.
Uno di questi, tanto per seguire i recenti eventi che l'hanno toccata, si può riassumere in un avvertimento: non ti mettere mai in competizione con lei, se si tratta di fare il pane.
Sul pane non si scherza, il pane non è semplicemente "fare". E' pazienza, è tempo, è maestria e amore.
E fare il pane non è "fare il pane". E' semplicemente arte.
Da un ammasso di farina senza futuro puoi creare un grumo di lieviti che hanno una prospettiva di vita anche eterna, se non trascuri di curarli a modo.
E con il tempo e il calore, la costanza e la pazienza, la farina assume forme definite, si gonfia e si riempie di bolle, prende sapore e colore, diventa croccante fuori e soffice dentro... la perfezione della creazione umana.
Ciò premesso, ieri è venuta a casa brambilla l'amica di Mamma dai capelli leonini, che nel frattempo sono diventati arancione mattone, coerentemente con la stagione entrante.
Adocchia la farina sullo scaffale e con un sorrisetto che gridava a 36 denti "Ah ah ah. Ti ho sgamata!", esclama: "Ma come?! La farina bianca per fare il pane? Ma chi fa il pane in casa SERIAMENTE lo fa integrale, non bianco"
Lo stomaco di Mamma si strizza, poi si dilata, le manda una vampata di sangue direttamente al cervello e si acquieta. Sa perfettamente che ha ragione, e ha toccato un tasto dolente.
La bocca si apre per giustificarsi: "Sai, da quando so di essere allergica al nichel mi hanno proibito gli alimenti integrali..."
Quasi ignorando la risposta, l'amica prosegue "Anche io faccio il pane in casa, lo faccio solo nel fine settimana."
"Anche io lo faccio una volta alla settimana!" fa eco Mamma.
"Sai, è così buono che in un giorno ce lo mangiamo tutto: pane a colazione, pane a pranzo, a merenda e pure a cena. Poi, per il resto della settimana, lo compro"
"A me dura per tutta la settimana" prova a dire Mamma, ignorata.
"Da quando ho scoperto il pane integrale, lo adoriamo!"
"Eh si, capisco, anche a me piaceva."
"Il nostro non è solo di farina integrale, sai? ci sono cinque diverse farine"
"Bello!" risponde Mamma, iniziando a stimare l'interlocutrice. "Io ai tempi miscelavo farina integrale di frumento, di segale, grano duro, semi di sesamo, di lino, e bla bla bla: anche a noi piaceva misto"
"Ma và" conclude con aria di sufficienza l'amica.
"Io compro già tutto pronto. Prendo la farina "presto pane" e il gioco è fatto. Che mi importa di miscelarle, scusa, è già pronta così. C'è pure il lievito dentro!"
Mamma resta a bocca aperta. Poi la chiude.
Dopo aver creduto di parlare con Van Gogh per una buona mezz'ora, che cosa si risponde quando scopri che sei al cospetto del re dei trasferelli?
Uno di questi, tanto per seguire i recenti eventi che l'hanno toccata, si può riassumere in un avvertimento: non ti mettere mai in competizione con lei, se si tratta di fare il pane.
Sul pane non si scherza, il pane non è semplicemente "fare". E' pazienza, è tempo, è maestria e amore.
E fare il pane non è "fare il pane". E' semplicemente arte.
Da un ammasso di farina senza futuro puoi creare un grumo di lieviti che hanno una prospettiva di vita anche eterna, se non trascuri di curarli a modo.
E con il tempo e il calore, la costanza e la pazienza, la farina assume forme definite, si gonfia e si riempie di bolle, prende sapore e colore, diventa croccante fuori e soffice dentro... la perfezione della creazione umana.
Ciò premesso, ieri è venuta a casa brambilla l'amica di Mamma dai capelli leonini, che nel frattempo sono diventati arancione mattone, coerentemente con la stagione entrante.
Adocchia la farina sullo scaffale e con un sorrisetto che gridava a 36 denti "Ah ah ah. Ti ho sgamata!", esclama: "Ma come?! La farina bianca per fare il pane? Ma chi fa il pane in casa SERIAMENTE lo fa integrale, non bianco"
Lo stomaco di Mamma si strizza, poi si dilata, le manda una vampata di sangue direttamente al cervello e si acquieta. Sa perfettamente che ha ragione, e ha toccato un tasto dolente.
La bocca si apre per giustificarsi: "Sai, da quando so di essere allergica al nichel mi hanno proibito gli alimenti integrali..."
Quasi ignorando la risposta, l'amica prosegue "Anche io faccio il pane in casa, lo faccio solo nel fine settimana."
"Anche io lo faccio una volta alla settimana!" fa eco Mamma.
"Sai, è così buono che in un giorno ce lo mangiamo tutto: pane a colazione, pane a pranzo, a merenda e pure a cena. Poi, per il resto della settimana, lo compro"
"A me dura per tutta la settimana" prova a dire Mamma, ignorata.
"Da quando ho scoperto il pane integrale, lo adoriamo!"
"Eh si, capisco, anche a me piaceva."
"Il nostro non è solo di farina integrale, sai? ci sono cinque diverse farine"
"Bello!" risponde Mamma, iniziando a stimare l'interlocutrice. "Io ai tempi miscelavo farina integrale di frumento, di segale, grano duro, semi di sesamo, di lino, e bla bla bla: anche a noi piaceva misto"
"Ma và" conclude con aria di sufficienza l'amica.
"Io compro già tutto pronto. Prendo la farina "presto pane" e il gioco è fatto. Che mi importa di miscelarle, scusa, è già pronta così. C'è pure il lievito dentro!"
Mamma resta a bocca aperta. Poi la chiude.
Dopo aver creduto di parlare con Van Gogh per una buona mezz'ora, che cosa si risponde quando scopri che sei al cospetto del re dei trasferelli?
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