Sono in fila alla sanitaria, alla ricerca di una pancera speciale per la mia schiena malandata.
L'attesa sembra lunga, così mi siedo pesantemente sulla poltrona per i clienti. Accanto a me una vecchia signora mi sorride indecisa se darmi confidenza; il suo viso è una ragnatela di rughe, e l'unica zona non aggrinzita è il naso a patata, ben teso e lucido.
Un anziano signore parla con la commessa da diverso tempo, col berretto beige a tesa larga in testa e i capelli candidi come la neve che gli spuntano da sotto.
Quando la vecchia si alza a fatica e gli si avvicina, l'uomo improvvisamente sembra giovane accanto a lei.
"Riesci a firmare senza gli occhiali?" le chiede con dolcezza porgendole una fattura, poi firma al suo posto. La aiuta ad infilare una giacca in ecopelle rossa, che con quella gonna di panno celeste sembra quasi Gretel appena sbucata dai boschi.
Poi la prende sotto braccio e l'aiuta a scendere le scale, mentre lei cerca di divincolarsi per uscire da sola. Una volta alla macchina la vecchia si lascia cadere sul sedile - l'ho visto fare centinaia di volte a te, nonna- e dopo un sospiro si aggrappa al gancio dell'auto per girare lentamente le gambe e metterle all'interno.
Lui aspetta per chiudere il portello, ancora giovane e rassicurante, ma quando resta solo fuori dall'auto si trasforma.
Sale alla guida e parte, anziano e fragile mentre si immette nel traffico senza superare la vertiginosa velocità di 20 km/h.
E rivedo mio padre, quando guardava sua madre con gli occhi che tradivano una tenerezza infinita per quella donna che lo aveva cresciuto.
E vedo me, fra una cinquantina di anni, solcata da una ragnatela di rughe. E qualcuno dei miei figli, forse, se sapranno amarmi abbastanza.
Non ci sono differenze, non c'è razza né nazionalità nella vecchiaia o nelle premure di un figlio.
Con gli occhi lucidi mi alzo a fatica -la schiena dolente, la pancia che tira.
E' arrivato il mio turno.
Visualizzazione post con etichetta persone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta persone. Mostra tutti i post
venerdì 15 gennaio 2016
lunedì 30 novembre 2015
Un invito specialissimo
In seguito alla vicenda del Pronto Soccorso, all'omaggio ripetuto di scamorze e panettoni (per tenersi buona la belva), ogni volta che incontra Brontolo ora l'Orco si allarga in un sorriso semi sdentato e gli dà amichevoli pacche sulle spalle.
Non fa altrettanto con Mamma, verso la quale continua a mostrare un approccio alquanto formale, forse per via dell'incomunicabilità a cui sono soggetti.
Sabato mattina presto, mentre Mamma era ancora a letto, i bambini gridano che qualcuno sta bussando alla porta.
In effetti qualcuno sta tempestando di pugni la porta, visto che i Brambillen staccano il campanello ogni sera e non c'è altro modo di farsi sentire dal di fuori.
Brontolo corre ad aprire e lo trova sullo zerbino, una volta tanto completamente vestito (in tuta), tutto sorridente. Mamma sente un gran parlottare in dialetto e distingue soltanto "Il prossimo sabato, che ne dici?".
Brontolo risponde imbarazzato, con poco entusiasmo, poi saluta, ringrazia e chiude la porta.
La proposta del secolo: "Ho pensato di invitarti fuori città il prossimo sabato. Facciamo la spesa insieme! Ci sono un Aldi e un Lidl con i prezzi più bassi. Ce ne andiamo io e te, che ne dici? Eh? Scriviti un bigliettino per ricordartelo, mi raccomando!"paccata sulla spalla.
Per fortuna c'è ancora un'intera settimana perchè il tapino riesca a farsene una ragione.
O magari, perchè una brillante scusa gli sorrida all'ultimo minuto...
Non fa altrettanto con Mamma, verso la quale continua a mostrare un approccio alquanto formale, forse per via dell'incomunicabilità a cui sono soggetti.
Sabato mattina presto, mentre Mamma era ancora a letto, i bambini gridano che qualcuno sta bussando alla porta.
In effetti qualcuno sta tempestando di pugni la porta, visto che i Brambillen staccano il campanello ogni sera e non c'è altro modo di farsi sentire dal di fuori.
Brontolo corre ad aprire e lo trova sullo zerbino, una volta tanto completamente vestito (in tuta), tutto sorridente. Mamma sente un gran parlottare in dialetto e distingue soltanto "Il prossimo sabato, che ne dici?".
Brontolo risponde imbarazzato, con poco entusiasmo, poi saluta, ringrazia e chiude la porta.
La proposta del secolo: "Ho pensato di invitarti fuori città il prossimo sabato. Facciamo la spesa insieme! Ci sono un Aldi e un Lidl con i prezzi più bassi. Ce ne andiamo io e te, che ne dici? Eh? Scriviti un bigliettino per ricordartelo, mi raccomando!"paccata sulla spalla.
Per fortuna c'è ancora un'intera settimana perchè il tapino riesca a farsene una ragione.
O magari, perchè una brillante scusa gli sorrida all'ultimo minuto...
mercoledì 25 novembre 2015
La figlia dell'Orco
L'Orco è un bell'uomo tedesco che abita dall'altra parte del pianerottolo dei brambillen.
Anzi, in realtà non è bello.
E no, forse non è nemmeno un uomo.
Dunque l'Orco è un Tedesco che abita di fronte ai brambillen, dalle sembianze umane sotto la folta peluria. Come fa a sapere Mamma della sua peluria è presto detto, visto che il soggetto vive in pantaloncini e ciabatte ogni giorno dell'anno.
E capita a volte che sia sul pianerottolo solo in mutande, tanto per cambiare abbigliamento.
Dunque Mamma conosce ogni piega della ciccia della sua pancia, ogni ciuffo di pelo selvatico che spunta sulla sua schiena, oltre che i suoi glaciali occhi celesti che a volte brillano di (poca) intelligenza sotto i sopracciglioni neri.
Un puzzo malefico di cadaveri ammuffiti esce dalla sua casa, contribuendo alla leggenda.
Dopo mesi di paura da parte di Mamma -che voleva trasferirsi altrove nel timore che potesse introdursi in casa loro e sbranarli nel sonno- Brontolo aveva appurato che il soggetto non era pericoloso: "Se vedi sua moglie, capirai tutto", gli aveva detto l'amministratore tranquillizzandolo. E una volta vista l'Orchessa, i brambillen avevano capito.
La figlia dell'Orco è invece una splendida bambina, discreta e gentile, anche se quando parla Mamma non capisce una parola.
"Parla dialetto, parla velocissima" la consola Brontolo traducendo per lei.
Martedi sera entra in casa brambillen con il pigiama e le ciabatte-tigre di peluche, e si guarda intorno con gli occhioni spaesati. Mamma le offre tutta l'ospitalità di cui è capace, poi ricorda che i bambini crucchi vanno a letto presto: "Vanessa quando sei stanca puoi sdraiarti qui da noi e dormire, finchè non va via il dottore" le dice verso le 21.30.
La bambina sorride e ringrazia, spiegando che non è ancora stanca.
Dopo quasi un'ora Mamma manda Brontolo a chiedere ai vicini se hanno bisogno di aiuto, ma non c'è più nessuno in casa.
"Siamo in ospedale in attesa di fare le lastre", spiega l'Orco per telefono dopo svariate chiamate senza risposta.
E così Vanessa inizia ad accusare stanchezza.
"Io andrei a dormire allora. Posso andare a casa mia a prendere la cartella?" chiede senza che Mamma ne capisca mezza.
Torna dopo poco con tutti i vestiti per l'indomani, la cartella e le scarpe.
"Posso dormire qui?" Mamma annuisce sorridendo e le prepara il letto.
"Domani devo svegliarmi alle 6" conclude allegra la bambina, "entro alla seconda ora!" Mamma smette di sorridere.
Il bello dei Tedeschi è che quando hanno bisogno di aiuto te lo chiedono, non si fanno troppi problemi.
Sono gli orari in cui suona la loro dannatissima sveglia, che andrebbero costituzionalmente rivisti...
Anzi, in realtà non è bello.
E no, forse non è nemmeno un uomo.
Dunque l'Orco è un Tedesco che abita di fronte ai brambillen, dalle sembianze umane sotto la folta peluria. Come fa a sapere Mamma della sua peluria è presto detto, visto che il soggetto vive in pantaloncini e ciabatte ogni giorno dell'anno.
E capita a volte che sia sul pianerottolo solo in mutande, tanto per cambiare abbigliamento.
Dunque Mamma conosce ogni piega della ciccia della sua pancia, ogni ciuffo di pelo selvatico che spunta sulla sua schiena, oltre che i suoi glaciali occhi celesti che a volte brillano di (poca) intelligenza sotto i sopracciglioni neri.
Un puzzo malefico di cadaveri ammuffiti esce dalla sua casa, contribuendo alla leggenda.
Dopo mesi di paura da parte di Mamma -che voleva trasferirsi altrove nel timore che potesse introdursi in casa loro e sbranarli nel sonno- Brontolo aveva appurato che il soggetto non era pericoloso: "Se vedi sua moglie, capirai tutto", gli aveva detto l'amministratore tranquillizzandolo. E una volta vista l'Orchessa, i brambillen avevano capito.
La figlia dell'Orco è invece una splendida bambina, discreta e gentile, anche se quando parla Mamma non capisce una parola.
"Parla dialetto, parla velocissima" la consola Brontolo traducendo per lei.
Martedi sera entra in casa brambillen con il pigiama e le ciabatte-tigre di peluche, e si guarda intorno con gli occhioni spaesati. Mamma le offre tutta l'ospitalità di cui è capace, poi ricorda che i bambini crucchi vanno a letto presto: "Vanessa quando sei stanca puoi sdraiarti qui da noi e dormire, finchè non va via il dottore" le dice verso le 21.30.
La bambina sorride e ringrazia, spiegando che non è ancora stanca.
Dopo quasi un'ora Mamma manda Brontolo a chiedere ai vicini se hanno bisogno di aiuto, ma non c'è più nessuno in casa.
"Siamo in ospedale in attesa di fare le lastre", spiega l'Orco per telefono dopo svariate chiamate senza risposta.
E così Vanessa inizia ad accusare stanchezza.
"Io andrei a dormire allora. Posso andare a casa mia a prendere la cartella?" chiede senza che Mamma ne capisca mezza.
Torna dopo poco con tutti i vestiti per l'indomani, la cartella e le scarpe.
"Posso dormire qui?" Mamma annuisce sorridendo e le prepara il letto.
"Domani devo svegliarmi alle 6" conclude allegra la bambina, "entro alla seconda ora!" Mamma smette di sorridere.
Il bello dei Tedeschi è che quando hanno bisogno di aiuto te lo chiedono, non si fanno troppi problemi.
Sono gli orari in cui suona la loro dannatissima sveglia, che andrebbero costituzionalmente rivisti...
Iscriviti a:
Post (Atom)