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mercoledì 4 ottobre 2017

Aggiornamenti

Ecco si, ce ne siamo andati.
Trasferiti, traslocato, ciao ciao, più più!

Inizia una nuova vita che ci travolge nel suo flusso vivace, mentre noi ci guardiamo in giro senza riconoscere il paesaggio.
Ma non importa, posso essere trasportata ovunque io.
Sballottata, sradicata, perduta... che importa di me, riesco perfino a trovarlo stimolante!
Quello che importa sono i miei piccoli compagni di viaggio, trascinati in seguito a decisioni più grandi di loro che possono solo subire, ma che non si potevano evitare.
I loro occhi sono sgranati sul futuro che li aspetta e non riescono ad immaginare, e non osano fare domande, rassegnati a non avere appigli.
E' questo che importa: "Quanto mi mancano i miei amici mamma"
E "In quale casa dobbiamo andare?", quando dici un banale andiamo a casa.

Si, siamo tornati, e devo dire che mi trovo bene anche se a volte la nostalgia mi devasta.
Mi manca la gente, i luoghi, la luce che ci inondava nella casa dalle mille finestre, perfino i supermercati, che sicuramente sono già invasi di Speculatius alla cannella e babbo natali di cioccolata.
Perfino i vicini di casa!
E l'odore di vernice del nostro appartamento,  la classica e tedeschissima muffa in bagno...
Perché non ne ho mai parlato, ma la muffa è una piaga ben nota a chiunque viva in crucconia, dove sono così bravi a fare tutto che pure le finestre sono a prova di spiffero. Ma così tanto a prova di spiffero che ti ammuffisce tutta casa in men che non si dica! (*)

E ora amo stare qui, nella mia città d'infanzia, dove l'aria è così umida da sembrare dolce e l'odore salmastro di certe mattinate mi riporta all'età della scuola. Dove conosco i luoghi, i visi, le tradizioni locali e i modi di dire più sofisticati, e questo mi fa sentire al mio posto.

Ma piango spesso per chi abbiamo lasciato,
in quel paesino sperduto al limitare del bosco,
lontano,
dove siamo stati felici.


(*) E per non rompere il flusso dei ricordi lo scrivo qui, in calce, che in realtà ripensandoci la muffa non mi manca proprio per niente! Ecco, l'ho detto.

giovedì 27 luglio 2017

Il bello delle cose

Sono giorni che mi dispero:
"E' terribile! La casa è un disastro, ci sono scatoloni dappertutto, cose di ogni genere in giro, mobili smontati e tutto è appoggiato per terra... come faranno i bambini? Sarà uno schock per loro? Ne risentiranno? Come posso proteggerli da tutto questo trambusto, poveri cari?"

La sera, sul letto.
"Mamma, lo sai qual è la cosa più bella della nostra camera? Che è tutto in disordine! Tutti i fogli buttati per terra, i giochi in giro... è stupendo finalmente!"

Questi adulti non sanno mai vedere il bello delle cose più belle!


giovedì 2 febbraio 2017

Ha detto no

"Ehi mamma guarda quel bambino ha le scarpe slacciate! Glielo dico?"
"Certo, diglielo se vuoi"
"Kartoffelnkaputtenskarpenslacciaten!* "
"Weiss ich!" risponde il bambino.

"Mamma, ha detto che lo sa"
"Ho sentito amore. Tu sei stato gentile comunque."

Poco dopo: "Macco perché non chiedi al tuo amico Leon se anche domani c'è lezione di ginnastica?"
"Kartoffelndomanenatletiken?* "
"Nein!" risponde Leon guardando me.

"Mamma, ha detto di no" traduce Macco.

Alcune volte ho come l'impressione che i miei figli vogliano lanciarmi un messaggio fra le righe sulle mie conoscenze linguistiche…


* Naturalmente la sua frase è stata formulata in un tedesco perfetto

mercoledì 26 ottobre 2016

Un bel gruppo Whatsup?

- Non è possibile, hai dimenticato il libro a scuola anche oggi! -
- Ma mamma, non è che l'ho dimenticato… è che uhm… vediamo… uhm… come può essere andata…-
- Facciamo che non peggiori la tua situazione e becchi una punizione ok? Nel frattempo mando un messaggio a qualcuno e mi faccio spedire la foto dei compiti via Whatsup.-
- Scrivi alla mamma di Elias?-
- No, mi vergogno. Le ho già scritto almeno 4 volte nell'ultimo mese, penserà che sei fuori di testa-
- Si, hai ragione, mi vergogno un po' anche io - conclude lui.

Chiamo a casa di alcune mamme.
Ma Sabine non sa come inviare foto per mail, né sa usare il cellulare se non per le chiamate. "Se vuoi ti invio un fax", propone.
E Caroline è fuori, e comunque non ha internet.
E Moni si, eccola su Whatsup! C'è! Ma non si collega da almeno 12 ore e, arrivati a sera, non ha letto nemmeno il messaggio.

Metto la vergogna sotto i piedi e chiamo la mamma di Elias.
Alcune volte invidio davvero i vostri famigerati gruppi Whatsup…


lunedì 3 ottobre 2016

Lascia quel giornale!

Ogni domenica qui consegnano a casa una risma di giornali con le offerte di tutti i supermercati della zona.
In genere scendo apposta dal terzo piano per ritirarli, ma questa volta ci è arrivato prima lui, Brontolo, e si mette comodo per leggerli per primo.
Li sfoglia con attenzione uno per uno.

"Uh! Guarda Ra! Ci sono i prodotti italiani alla Lidl!"
"Ah. Vabè, ne ho ancora tanti dalla volta scorsa"
"I cantuccini con le mandorle!"
"Li abbiamo già"
"Le brioche con la marmellata"
"No, schifezze"
"Le olive, ci sono le olive"
"Ah."
"Guarda! Ci sono le felpe per i bambini"
"Um, boh"
"Qui ti puoi sbizzarrire… tutti i body con le maniche lunghe per il piccolo!"
"Naaa: ne ho comprati 3 la settimana scorsa"
"… e i vestitini?"
"Ne ho già tanti, figurati"
"Oh, qui ci impazzisci! Guarda un po' qua? Il Monsieur Cuisine! Praticamente un Bimby che costa solo 200 euro. Allora? Questo ti piace, eh?"
"Umpf… ci avevo già pensato questa primavera. Poi ho deciso che non me ne faccio niente"
"Uffa ma che antipatica che sei, oh!"

Lo so, lo so.
Ma MAI dare soddisfazione al nemico!

mercoledì 6 luglio 2016

Ha il fiatone

"Vede dottore, il bambino è sportivo e fa tutto, ma appena corre va in affanno e onestamente a sei anni non mi sembra normale…"
"Gli prescrivo subito la spirometria, i test allergici e un esame cardiologico".

Nel giro di una settimana è stato tutto fatto, e alla fine del checkup il bambino risulta sanissimo ma allergico a due cose.

"C'è una forte allergia alle graminacee. Ecco un opuscolo su come comportarsi. E c'è anche una lieve allergia alla polvere domestica. Dorme in camera da solo o col fratello?"
"Dipende… spesso con il fratello. Perché?"
"Perché adesso vi faccio arrivare due set di lenzuola anallergiche, per i due lettini. Le volete anche per voi? Dorme nel lettone?"
Il giorno dopo riceviamo le lenzuola a domicilio.

Tre anni qui e sono ancora capaci di stupirmi…

venerdì 22 gennaio 2016

La gita nella foresta

In autunno sono stati in gita nella foresta con la scuola.
C'era un vento apocalittico ed ero terrorizzata che potesse cadergli qualche ramo sulla testa.
"Che dici? Gli metto il caschetto della bici?" avevo proposto a Brontolo, consapevole che sarei stata derisa; ma un tentativo dovevo pur farlo.
E l'ho coperto bene.
Benissimo.
Così bene che mi è tornato a casa con la canottiera completamente bagnata e la maglia termica a chiazze, le calze bagnate dal sudore dei piedi, e rosso come un peperone.

In inverno sono tornati in gita nella foresta.
Se c'è una cosa che si può dire di me, è che imparo presto dai miei errori perchè sono sveglia e acuta.
E così mi sono adeguata, e ho messo da parte la mia italianità riponendo la tuta da sci che avevo già tirato fuori dall'armadio.
E l'ho coperto meglio stavolta.
Meglissimo.
Così meglio che non è proprio tornato a casa, ma sono dovuta andare a prenderlo a metà gita nella foresta, in preda ad un principio di ipotermia.

Per fortuna ci saranno altre due gite stagionali: avrò modo questa estate, di mettergli la tuta da sci...

venerdì 15 gennaio 2016

Il figlio

Sono in fila alla sanitaria, alla ricerca di una pancera speciale per la mia schiena malandata.
L'attesa sembra lunga, così mi siedo pesantemente sulla poltrona per i clienti. Accanto a me una vecchia signora mi sorride indecisa se darmi confidenza; il suo viso è una ragnatela di rughe, e l'unica zona non aggrinzita è il naso a patata, ben teso e lucido.

Un anziano signore parla con la commessa da diverso tempo, col berretto beige a tesa larga in testa e i capelli candidi come la neve che gli spuntano da sotto.
Quando la vecchia si alza a fatica e gli si avvicina, l'uomo improvvisamente sembra giovane accanto a lei.
"Riesci a firmare senza gli occhiali?" le chiede con dolcezza porgendole una fattura, poi firma al suo posto. La aiuta ad infilare una giacca in ecopelle rossa, che con quella gonna di panno celeste sembra quasi Gretel appena sbucata dai boschi.
Poi la prende sotto braccio e l'aiuta a scendere le scale, mentre lei cerca di divincolarsi per uscire da sola. Una volta alla macchina la vecchia si lascia cadere sul sedile - l'ho visto fare centinaia di volte a te, nonna- e dopo un sospiro si aggrappa al gancio dell'auto per girare lentamente le gambe e metterle all'interno.
Lui aspetta per chiudere il portello, ancora giovane e rassicurante, ma quando resta solo fuori dall'auto si trasforma.
Sale alla guida e parte, anziano e fragile mentre si immette nel traffico senza superare la vertiginosa velocità di 20 km/h.

E rivedo mio padre, quando guardava sua madre con gli occhi che tradivano una tenerezza infinita per quella donna che lo aveva cresciuto.
E vedo me, fra una cinquantina di anni, solcata da una ragnatela di rughe. E qualcuno dei miei figli, forse, se sapranno amarmi abbastanza.
Non ci sono differenze, non c'è razza né nazionalità nella vecchiaia o nelle premure di un figlio.

Con gli occhi lucidi mi alzo a fatica -la schiena dolente, la pancia che tira.
E' arrivato il mio turno.

lunedì 7 dicembre 2015

Un ospedale tedesco

Lei ha appena partorito, e Mamma è andata a trovarla in ospedale.
E' lo stesso ospedale dove si era recata con le contrazioni, incinta di Macco, e aveva tanto desiderato rimanere lì sempre, come in vacanza in un hotel.
Fra i lenzuolini rosa e i cuscinoni da allattamento, fra i camici delle infermiere intonati con la vernice delle pareti e le trapunte dei letti, fra i giochi per i fratelli nella sala d'attesa e il sorriso educato di tutti, Mamma si sentiva in un altro mondo.
"Un hotel a 4 stelle", specificava Brontolo ogni volta che usciva il discorso.

E ora la sua amica ha partorito, e Mamma è andata a trovarla e ha fatto delle foto dell'ospedale che le è rimasto nel cuore.
Niente di trascendentale, sia chiaro.
Particolari che ti fanno sorridere, e ti fanno venire voglia di partorire proprio lì…


Ecco la clinica, vista da fuori.

"Dove posso mettere i fiori?" chiedi appena entri.
"Prego scelga lei: c'è l'armadietto apposta per i vasi. Apra e prenda quello giusto!"


La colazione delle mamme è a buffet.
Sulla porta si legge che viene servita fra le 7.30 e le 9.30: puoi scegliere l'orario con tutta calma!
Cioè mi vuoi dire che non sei costretta a bere the con i soliti tre biscottini secchi alle 7 di mattina?
E che magari riesci a dormire pure un'oretta in più?
(Cosa che in quei giorni non è mai da dare per scontata…)

La sala per la colazione a buffet.
Purtroppo era chiusa all'ora in cui sono arrivata

Il pupo vicino a te? Ma ovviamente! Queste sono le culle, dotate di spondina abbassabile per avere il bebè a portata di mano dal letto della madre. Ti basta allungare la mano ed è lì attaccato a te.
C'è anche il sacco nanna, per chi vuole usarlo.
Personalmente le trovo fantastiche!
Si intravede sulla sinistra il "cuscino da allattamento"
che forniscono a tutte le mamme

Per il parto, la mamma deve arrivare in ospedale solo con due cose: lo spazzolino da denti e… la pancia!
A tutto il resto pensano loro: pannolini, assorbenti, body, tutine di ricambio, biancheria intima post-parto. In ogni stanza c'è un armadio con tutto l'occorrente per la mamma oltre a questo fasciatoio a scomparsa, dotato di tutto.


E per i parenti, nell'attesa del parto o delle visite mediche, c'è una biblioteca al piano dotata di libri, riviste, giornali e libricini per bambini! Gratuita, ovviamente.


Non ho fotografato (non chiedetemi il perchè, non ne ho idea!) i salottini "privati", che sono dotati di un bel tavolo, sedie comode e un divanetto, dove si può andare con la famiglia a festeggiare in santa pace senza disturbare eventuali compagne di stanza, con distributori di bevande calde gratuite.

E dopo aver visto a Milano stanze da sei puerpere insieme, donne allettate nei corridoi con ciuffi di polvere dotati di vita propria, Mamma ha deciso che questo è veramente un altro mondo.


lunedì 30 novembre 2015

Un invito specialissimo

In seguito alla vicenda del Pronto Soccorso, all'omaggio ripetuto di scamorze e panettoni (per tenersi buona la belva), ogni volta che incontra Brontolo ora l'Orco si allarga in un sorriso semi sdentato e gli dà amichevoli pacche sulle spalle.
Non fa altrettanto con Mamma, verso la quale continua a mostrare un approccio alquanto formale, forse per via dell'incomunicabilità a cui sono soggetti.

Sabato mattina presto, mentre Mamma era ancora a letto, i bambini gridano che qualcuno sta bussando alla porta.
In effetti qualcuno sta tempestando di pugni la porta, visto che i Brambillen staccano il campanello ogni sera e non c'è altro modo di farsi sentire dal di fuori.
Brontolo corre ad aprire e lo trova sullo zerbino, una volta tanto completamente vestito (in tuta), tutto sorridente. Mamma sente un gran parlottare in dialetto e distingue soltanto "Il prossimo sabato, che ne dici?".
Brontolo risponde imbarazzato, con poco entusiasmo, poi saluta, ringrazia e chiude la porta.

La proposta del secolo: "Ho pensato di invitarti fuori città il prossimo sabato. Facciamo la spesa insieme! Ci sono un Aldi e un Lidl con i prezzi più bassi. Ce ne andiamo io e te, che ne dici? Eh? Scriviti un bigliettino per ricordartelo, mi raccomando!"paccata sulla spalla.

Per fortuna c'è ancora un'intera settimana perchè il tapino riesca a farsene una ragione.
O magari, perchè una brillante scusa gli sorrida all'ultimo minuto...

mercoledì 25 novembre 2015

La figlia dell'Orco

L'Orco è un bell'uomo tedesco che abita dall'altra parte del pianerottolo dei brambillen.
Anzi, in realtà non è bello.
E no, forse non è nemmeno un uomo.
Dunque l'Orco è un Tedesco che abita di fronte ai brambillen, dalle sembianze umane sotto la folta peluria. Come fa a sapere Mamma della sua peluria è presto detto, visto che il soggetto vive in pantaloncini e ciabatte ogni giorno dell'anno.
E capita a volte che sia sul pianerottolo solo in mutande, tanto per cambiare abbigliamento.
Dunque Mamma conosce ogni piega della ciccia della sua pancia, ogni ciuffo di pelo selvatico che spunta sulla sua schiena, oltre che i suoi glaciali occhi celesti che a volte brillano di (poca) intelligenza sotto i sopracciglioni neri.
Un puzzo malefico di cadaveri ammuffiti esce dalla sua casa, contribuendo alla leggenda.
Dopo mesi di paura da parte di Mamma -che voleva trasferirsi altrove nel timore che potesse introdursi in casa loro e sbranarli nel sonno- Brontolo aveva appurato che il soggetto non era pericoloso: "Se vedi sua moglie, capirai tutto", gli aveva detto l'amministratore tranquillizzandolo. E una volta vista l'Orchessa, i brambillen avevano capito.

La figlia dell'Orco è invece una splendida bambina, discreta e gentile, anche se quando parla Mamma non capisce una parola.
"Parla dialetto, parla velocissima" la consola Brontolo traducendo per lei.
Martedi sera entra in casa brambillen con il pigiama e le ciabatte-tigre di peluche, e si guarda intorno con gli occhioni spaesati. Mamma le offre tutta l'ospitalità di cui è capace, poi ricorda che i bambini crucchi vanno a letto presto: "Vanessa quando sei stanca puoi sdraiarti qui da noi e dormire, finchè non va via il dottore" le dice verso le 21.30.
La bambina sorride e ringrazia, spiegando che non è ancora stanca.

Dopo quasi un'ora Mamma manda Brontolo a chiedere ai vicini se hanno bisogno di aiuto, ma non c'è più nessuno in casa.
"Siamo in ospedale in attesa di fare le lastre", spiega l'Orco per telefono dopo svariate chiamate senza risposta.
E così Vanessa inizia ad accusare stanchezza.
"Io andrei a dormire allora. Posso andare a casa mia a prendere la cartella?" chiede senza che Mamma ne capisca mezza.
Torna dopo poco con tutti i vestiti per l'indomani, la cartella e le scarpe.
"Posso dormire qui?" Mamma annuisce sorridendo e le prepara il letto.
"Domani devo svegliarmi alle 6" conclude allegra la bambina, "entro alla seconda ora!" Mamma smette di sorridere.

Il bello dei Tedeschi è che quando hanno bisogno di aiuto te lo chiedono, non si fanno troppi problemi.

Sono gli orari in cui suona la loro dannatissima sveglia, che andrebbero costituzionalmente rivisti...

lunedì 23 novembre 2015

E' caduta

I brambillini hanno il permesso di interagire con monitor e apparecchiature elettroniche solo in determinati (pochi) momenti. Il martedì sera, per via di un impegno di Mamma, c'è un appuntamento fisso con lo schermo per i due, che hanno il permesso di guardare un film intero.
La casa era quieta e silenziosa, dunque, quando suona il campanello: il vicino di casa chiede di lasciare la figlia da loro perchè sta arrivando il medico per visitare la moglie incidentata.

"Bambini! Salutate Vanessa!" dice Brontolo ai figli ipnotizzati, entrando in camera con la bambina.
"Aao…" mastica uno senza alzare gli occhi dal monitor.
"Hallo…" biascica l'altro senza voltarsi.
"E' venuta da noi perchè la sua mamma è caduta per terra" spiega Brontolo.
Dling! Qualcosa scatta in una delle testoline.
Due occhi si accendono nel buio, le orecchie si rizzano.

"E' morta?" chiede Dede voltandosi eccitato.
"Ma no! è solo caduta!"
Gli occhi si spengono nuovamente, il film torna ad essere prepotentemente la cosa più interessante nel raggio di un chilometro.

Ci sono poche cose che catturano l'attenzione di un maschio davanti alla tv.
Una vicina stramazzata al suolo potrebbe essere una di queste. Ma nulla di meno.

martedì 17 novembre 2015

Il purè dell'asilo - aggiornamento

Mamma ha incrociato la cuoca sulla porta dell'asilo questa mattina.
E ovviamente non ha resisto a interrogarla sul purè, mentre quella la guardava con tanto d'occhi.

La sera stessa racconta tutto ai figli: "Macco, ho chiesto alla tua cuoca come fanno il purè, visto che ti piace tanto. Lo sai cosa mi ha detto? Che arriva un preparato già pronto della ditta Appetito! Hai visto? Poi loro ci aggiungono il latte e lo zucchero."
Mentre Mamma racconta Marco risucchia l'abbondante salivazione e le chiede con gli occhi fuori dalle orbite di farglielo subito ugualissimo.
Contemporaneamente una vocina mormora disgustata: "Ma che schifo!"

Per fortuna almeno uno è davvero figlio suo…

lunedì 16 novembre 2015

(Poco) magre consolazioni

Oggi Mamma aveva qualche motivo per essere giù, e ha iniziato la giornata sospirando: Brontolo è partito per lavoro, e i risultati di un esame che aspettava da giorni non sono ancora arrivati. Come se non bastasse il marito le aveva buttato via i volantini delle offerte dei supermercati senza che lei avesse potuto leggerli, e chi vive da queste parti sa bene che droga sia sfogliare ogni settimana i giornaletti delle promozioni in atto.
Era pronta quindi a trascinarsi attraverso i prossimi giorni di attesa, senza entusiasmo alcuno.

Ma poi il cielo dell'alba è passato dal rosa al celeste, il sole è uscito deciso e colora le foglie variopinte dell'autunno.
E poi la svolta finale: Mamma è andata al suo Lidl!
Lì ha trovato i prodotti per le feste che propongono ogni anno, e ha trovato a sorpresa finocchi freschissimi, mozzarella di bufala, ravioli fontina e spinaci, pasta fresca al tartufo, i tortini ai broccoli e patate che la fanno svenire dal piacere… e il burro salato di Natale (che forse andrebbe più propriamente chiamato sale burrato)!
Non averlo saputo in anticipo ha ingigantito il suo entusiasmo, e ha girato ipnotizzata per tre volte attorno agli stessi bancali, con un sorriso beato alla "Gollum davanti al suo tesssoro".
Dominata dall'ebbrezza di poter finalmente scegliere, si è dedicata ad uno shopping compulsivo a cui in Italia non avrebbe mai ceduto, e ha riempito il carrello di tali rarità.

Passerà comunque i prossimi giorni nell'attesa del ritorno e nell'attesa dei risultati, ma per lo meno mangerà beatamente masticando al sole.

sabato 3 ottobre 2015

3 ottobre 1990

"Ho detto che me ne vado! Non ne posso più di questa vita e ormai ho 17 anni, non ho bisogno del vostro permesso!"
Tom alza la voce quel tanto da far capire ai genitori che è inutile discutere della questione. Ha intenzione di scappare da casa, con quell'esasperazione che un adolescente riesce a stento a reprimere.
Il padre posa il bicchiere opaco sul tavolo e china la testa. Poi lo guarda con fermezza: "E sia. Se hai deciso di andartene, ti accompagno io al confine"
I due salgono in macchina in silenzio, e l'uomo guida per due ore nel buio fitto di una notte senza luci. Forse si parlano, forse non c'è bisogno di parole.
Quando manca poco ad arrivare, Tom cede: "D'accordo papà. Torna indietro. Torno con te"

Quasi 30 anni dopo Tom racconta questo episodio con gli occhi lucidi, poi smette di parlare.
"Vedi quella torre?" riprende poi "Da lì trasmettevano un programma radio che ascoltavamo di nascosto, era Una voce libera. Avevamo una radiolina che per fortuna non ha smesso di funzionare, sai non era facile conservare le cose funzionanti, non esistevano pezzi di ricambio. Ci arrivava un segnale radio solo da lì, e io passavo le ore a sognare il mondo al di fuori, ascoltandoli"
La macchina attraversa la Germania da Ovest verso Est, diretta a Dresda, e Tom racconta a Brontolo la storia della sua vita, prima.

"Ho passato 18 anni senza muovermi dalla mia città e nessuno di noi è mai uscito. Mia madre una volta è andata al matrimonio di sua sorella, fuori, e ha dovuto consegnare i passaporti di tutti noi. Se non fosse tornata entro 7 giorni ci avrebbero arrestato."

"Quei pochi che avevano la televisione erano controllati a vista dai militari, e se notavano che spostavi la parabola verso occidente venivi arrestato. Con 400mila militari in giro per le strade, ogni giorno, non era possibile farla franca."

"Giocare a calcio? Ma scherzi! Giocare non era proprio possibile! Non potevamo uscire, si andava solo a scuola e poi subito a casa. Quando avevo 8 anni hanno preteso che firmassi un impegno a servire il partito, una volta cresciuto, ma io mi sono rifiutato. Da allora la mia vita è stata impossibile ed ero bersaglio di vessazioni continue da parte del maestro. Ma non ho mai ceduto, ero un reazionario fin da allora!"

"Le case dopo tanti anni di isolamento cominciavano a cadere a pezzi. Avevamo amici a cui si erano rotti i vetri delle finestre e sono rimasti decenni con i cartoni sopra, per ripararsi dal freddo. Perchè il riscaldamento, ovviamente, non funzionava mica sempre…"

"La pizza? Ma figurati! Non sapevamo neppure che esistesse, la pizza! In realtà facevamo la fame, anche se la mia famiglia era di quelle fortunate… Anche l'inglese era proibito, ne era vietato l'insegnamento ed eravamo costretti ad imparare il russo."

"Il confine… bastava avvicinarsi per venire falciato dalle mitragliatrici. Erano automatiche, non c'era nemmeno bisogno che qualcuno ti puntasse: se superavi una certa soglia scattava il fuoco. Ne ho vista di gente morire, gente che ha provato a scappare per la disperazione e non è riuscita a muovere più di pochi passi… Ma no, non ce l'ho con i Russi. Che colpa ne avevano loro? E' che odio il comunismo, e tutte le ideologie e gli estremismi"

Mamma ascolta come quando ascoltava sua nonna parlare della guerra, ma questa volta le cose sono diverse: Tom non è un vecchio reduce, ha solo la sua età ed è nato in una prigione di cui poco sappiamo in Italia: la DDR.

Oggi si festeggia l'unificazione tedesca, seguita alla caduta del muro dell'autunno precedente.
Tom festeggia con ogni fibra del suo essere, Tom che si commuove a ricordare quel giorno del 1989 e poi ride pensando al suo primo viaggio fuori dal confine:
"Appena caduto il muro siamo partiti per vedere il paese più vicino. Volevamo essere lì per le 9 di mattina, e ci siamo messi in macchina alle 3.30. Ovviamente alle 4 eravamo arrivati, ma per noi l'idea di andare in Occidente era così pazzesca che credevamo di dover attraversare il mondo intero! A quel punto siamo arrivati fino a Monaco, che sognavamo di vedere da sempre. Il nostro sogno si era finalmente realizzato…"


E allora tanti auguri, Tom: felice unificazione!


martedì 22 settembre 2015

Der most: il succo di mela

Vicino all'asilo di Macco si creano in questo periodo lunghe file di auto con carretti agganciati dietro.
Mamma passa da due anni lì davanti e ha capito fin dalla prima volta -già che è molto intelligente- che lì dentro si fa il succo di mela.
Ieri pioveva, lei era di umore grigio che ancora non ha digerito il rientro dal mare, e ha deciso di fermarsi per fare qualcosa di diverso.
"Mi scusi, posso fare due o tre fotografie per il mio blog italiano?" ha chiesto specificando che è italiana, in caso l'avessero mai scambiata per tedesca...
"Ma certo" ha risposto una signora rotondetta tutta sorridente, e da quel momento non l'ha lasciata un secondo, mostrandole tutto e spiegandole tutto, e offrendole pure un bicchiere di succo appena spremuto.
E così Mamma si è sentita alla stregua di una fotoreporter e la cosa l'ha fatta sentire momentaneamente molto cool.
Segue la descrizione di questa attività, che è molto famosa da queste parti.
E poi voi cittagnoli che cosa ne sapete di come si spreme il succo di mela?

File di auto sostano e attendono pazientemente anche per oltre un'ora, bloccando tutta la strada. Nessuno si lamenta, semplicemente la gente fa inversione e cambia strada!
Ciascuno in fila è carico di sacchi di mele del proprio campo, e molti portano con sé dei barili.



All'interno si lavano le mele, si frullano e poi si pressano, tutto in un unico macchinario. In 20 minuti il succo di quintali di mele è pronto e una pompa te lo versa direttamente nei barili.



Il macchinario e due lavoratori. Col cappello, ovvio!


Le mele vengono frullate e distribuite su delle graticole


Ogni graticola con le mele frullate è impilata sull'altra e poi tutto viene schiacciato dalla pressa.
Il succo viene raccolto sotto e pompato nelle cisterne



Chi vuole lo può far pastorizzare e conservare in sacchetti sottovuoto con apposito rubinetto, in modo da utilizzarlo addirittura fino al prossimo anno.
Gli scarti di polpa di mela, secchi ed esausti, vengono portati come cibo agli animali.


Scarti di mela. Mamma stava anche pensando a come poterli riciclare in modo furbo… 

E quando non ci sono le mele? facilissimo: diventa una distilleria!



Le norme igieniche sono "lievemente" diverse dalle nostre...

Alla fine della gita Mamma è uscita con una tanica di succo fresco e un grande sorriso di soddisfazione.
E aveva anche smesso di piovere!



Prosit!

martedì 15 settembre 2015

Alla fiera

"Ho una sola domanda: perché?!"
Caramello è aggrappato con braccia e mani alle sbarre delle navicella e tiene la testa all'indietro, abbandonata, con lo sguardo vuoto di chi si rassegna al suo infame destino.
Mamma lo guarda attaccata al perno centrale della navicella, e ogni volta che lui mugugna i suoi "Perché?" lei scoppia in risatine isteriche che si alternano a grida altrettanto isteriche: 

"Macco non ti muovere! Dede stai fermo! Non parlate! No, ma che fai? Se respiri qui si muove tutto! Bambini non vi azzardate a respirare!"

Delle sei persone appollaiate in una navicella che dondola lentamente nel vuoto, nessuna mostra il minimo interesse verso il panorama.
Mamma si era pure portata la macchina fotografica, ma la debolezza ha assalito le sue mani non appena il vento di quell'altezza vertiginosa ha iniziato a soffiare, e non riesce nemmeno a pensare di poterla impugnare.

Minuti interminabili sospesi nel vuoto, fermi al di sopra di una fiera colorata a casciarona, e Mamma riesce a maledire tutto il maldicevole, a imprecare tutto l'imprecabile e a caricare tanta di quella adrenalina da bastarle per i prossimi sei mesi.
Di fronte a lei, Nadia sorride senza fiatare, il viso impermeabile a qualsivoglia emozione.

Brontolo, lui, è rimasto a terra consapevole di avere un limite chiamato "vertigini" (invidiatissimo).
Mamma, lei, di vertigini non aveva mai sofferto, ma in quel pomeriggio -mentre trema così tanto da non riuscire ad infilarsi la manica della giacca, mentre teme che il solo movimento del braccio possa far ruzzolare qualcuno giù dai 60 metri della ruota panoramica- anche lei capisce che cosa si prova.

Dopo svariati giri di ruota, quando finalmente hanno smesso di bloccarli lassù in cima come se si fossero dimenticati di loro e fossero tornati tutti a casa, la ruota rallenta.
Caramello torna seduto eretto, Mamma ricomincia a respirare e Nadia smette di sorridere.
Mentre tre nanetti gridano "No! Ancora! Rifacciamolo da capo!",  i grandi scendono a testa alta, riconquistando a fatica la perduta dignità.

Mai più!





 

lunedì 14 settembre 2015

Primo giorno di scuola

"Allora Dede, racconta com'è andata!"
"Ehm, mamma, non abbiamo fatto niente"
"Lo immagino tesoro che non abbiate imparato niente di nuovo, era il primo giorno! Ma qualcosa avrete pur fatto, no?"
"Ah, si."
"Eh, dimmi!"
"Niente mamma"
"Vi ha chiesto la maestra cosa avete fatto nelle vacanze?"
"Ah, si è vero!"
"E tu cosa hai raccontato?"
"Che me lo sono dimenticato"
"…"
"Non me lo ricordavo più mamma!"
"Non ti ricordavi dove siamo stati questa estate? Fino a 4 giorni fa?"
"No mamma. Anzi si, adesso me lo ricordo"
"E mano male, eh? E gli altri bambini cosa hanno fatto di bello?"
"Non lo so: un po' non ho capito… un po' non ho ascoltato… "

Primo giorno di scuola: se il buon giorno si vede dal mattino…

giovedì 10 settembre 2015

Supercalifragilistichespiralidoso?

Macco si è finalmente lasciato andare, e dopo appena due anni ha sostenuto il suo primo discorso in tedesco con una sconosciuta!
"Ich habe fertig", sono state le sue secche e lapidarie parole.

Quasi quasi era meglio se taceva per qualche mesetto in più…


N.B.
Per chi non vive in terra crucca è doveroso fare presente che in seguito al famoso discorso di Trapattoni del 1998, gli Italiani sono stati bollati con l'etichetta "ich habe fertig" (che correttamente si dice "ich bin fertig" e significa ho finito), e presi in giro indefinitamente.

domenica 26 luglio 2015

Crime-free

A volte ti dimentichi di chiudere a chiave la macchina, e la mattina dopo ritrovi tutto al proprio posto.
A volte ti ricordi perfettamente di chiuderla, ma quando torni dal supermercato noti che avevi lasciato tutti i finestrini aperti, e la macchina è ancora carica.
Poi sbirci il tuo vicino di parcheggio che ha dimenticato perfino le chiavi infilate dentro, e sorridi perchè non hai vinto tu la gara del più rimbambito.
Forse potrebbe vincerla quel tuo amico che lasciò la portiera spalancata per tutta la notte, e il mattino dopo la vicina di casa lo contattò scusandosi per avergliela chiusa?
O forse il proprietario della BMW, che parcheggia lasciando in carica il suo Iphone nuovo di zecca e se ne va, chiudendo la serratura... ma lasciando la macchina decappottata?
A volte dormi con le finestre del terrazzo spalancate e quando ti alzi a chiuderle, all'alba, vedi che quelli del piano terra hanno avuto la tua stessa identica idea.
E sono ancora vivi.

Passare da Milano a tutto questo,
credetemi,
non ha prezzo.