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lunedì 3 novembre 2014

Deviazione

Un pugno di case dal tetto aguzzo e scuro.
Un campanile che svetta come di guardia al silenzio del lago.
Un battello con le bandierine e le sedie di ferro scrostato.
Una coppia che fa dondolare il bambino passeggiando sul lungo lago.
Un vecchio curvo sul bastone.
Una casa di legno con le persiane gialle, e una bianca con le persiane rosa e i gerani rossi.
Un lago profondo e plumbeo di cui si distingue anche il fondale.

A volte è bello abbandonare l’autostrada per scoprire paesi addormentati sul lago di Lucerna.


domenica 26 ottobre 2014

Bimbi e motori

"Mamma, cos'è questa macchina con i quattro cerchi?"
"E' un'Audi amore"
"E questa con il cavallo?"
"Non è un cavallo, è un leone… si chiama Peugeot, il cavallo è tutt'altra cosa!"
"Ah, vero, è la Ferrari. E questa con la stella?"
"Una Mercedes"
"E la W?"

Mamma ha dato sfoggio con i bambini della sua cultura automobilistica, e non credeva di essere così brava. Di solito si è sempre limitata a descrivere una macchina dal colore, e se proprio servivano particolari aggiuntivi sapeva dire se c'erano o meno i seggiolini per bambini.
Mentre gongolava, dunque, meditando sulla sua bravura, arriva questa domanda:

"E questa mamma? Questa con la faccia felice?"
"Una faccia felice? Dove? Non l'ho vista!"
"Si mamma, un cerchio che è la faccia con dentro la bocca che ride felice"
"Forse intendi una Toyota Macco? O una Mazda? Vedi, come quelle laggiù"
"No, no, quello è un fulmine mica una faccia felice!"
"O forse era un adesivo?"
"Ma no! niente adesivo, era proprio lo stemma della faccia felice"

Ora Mamma invoca la cultura e la fantasia di chi legge per aiutarla, perché ha scoperto di non essere poi così brava.
Ma se proprio vi serve un piccolo indizio, ebbene: la macchina era rossa!

martedì 15 aprile 2014

Autolavaggio

I brambillen sono persone molto pulite, e lavano la loro auto regolarmente.
Puntualmente ogni fine estate, mese più mese meno.
La cosa non aveva mai destato alcuno stupore nella patria originaria, e una volta emigrati si sono portati con sé i loro usi e costumi.
Ma un giorno, inaspettatamente, il russo ha fatto notare a Brontolo che la sua auto era un tantino sporca.
Dopo nemmeno due settimane ha cortesemente ribadito che non poteva nemmeno più definirla un'auto bianca.
Infine un altro collega, all'insaputa del primo, ha commentato che sua moglie non si sarebbe mai azzardata a salire su una macchina ridotta in quello stato.

Mamma guardava l'utilitaria e si chiedeva se l'avessero scambiata per qualche altra: "Ma tu dici davvero che parlano della nostra macchina? Questa qui bianca? Ma non ti sembra pulita?"
"Pulitissima!" rispondeva lui allargando le braccia con impotenza "Ma che ne so… saranno matti!"
Hanno indugiato ancora un paio di mesi raccontandosi che tanto avrebbe piovuto, che in fondo la usavano poco e che sicuramente si erano sbagliati gli altri.

Finchè alla radio hanno comunicato con gioia che le previsioni del tempo erano buone, e che tutti potevano lavare l'auto senza timore.
Poi che era finalmente riaperta la stagione per lavare le macchine in giardino.
E infine, un bel giorno, i due hanno fatto caso alla fila davanti all'autolavaggio.
Una coda inimmaginabile di auto splendenti e pulitissime che i brambillen avrebbero aspettato ancora quattordici mesi prima di iniziare soltanto a pensarci.
E così si sono detti "Ma si, facciamo 'sta pazzia, dai..."

Ora anche loro sono uniformati alla tedesca maniera, e possono tornare a girare per strada senza essere additati con sdegno.
Ora anche Mamma può osservare le macchine sporche e storcere il naso altezzosa, fingendo un'irritazione che la fa sentire molto "inserita".
E ora anche Brontolo passa davanti alla sua auto e si gira a rimirarla, commentando "Però… non sembra nemmeno lei…"

Quindi amici, se vedrete arrivare un'auto lucida e splendente per le vacanze di Pasqua, sappiate che non avete sbagliato famiglia: sono veramente i brambillen!
Incredibile, ma vero.

mercoledì 27 novembre 2013

L'autista perfetto

Sono andati e tornati.
Toccata e fuga, mordi e fuggi, insomma, un lampo.

Nel giro di tre giorni hanno fatto in tempo a ricordare come si vive nel traffico e cosa significa avere dei negozi forniti, e hanno sperimentato la dolce felicità della famiglia intorno e la confusione nevrastenica della casa invasa dai bambini.
Lasciando una città che si crogiolava sotto i 15 gradi di un sole quasi primaverile, Mamma ha provato l'assurdo desiderio di non partire.
"Magari sarà caldo anche li...", ha provato ad incoraggiarla nonno Bruno, dimenticando la tormenta di neve che hanno attraversato nel viaggio di andata.

E poi si fa il momento di salire in macchina.
"Abbiamo dimenticato l'acqua!" realizza Mamma d'un tratto.
"No, tranquilla, c'è" risponde Brontolo-eroe.
"Sicuro?" chiede lei incredula.
"Si, l'ho presa io", e facendoci caso attentamente, si può notare il petto di quell'uomo tuttofare gonfiarsi d'orgoglio.

Così arriva il momento di partire.
"Mamma ho sete!" annuncia Dede al primo semaforo.
"Brontolo, dove hai messo l'acqua?" trilla lei.
"Eh? L'acqua? E che ne so"
"Hai detto che l'hai presa tu. Dov'è?"
"Io? No!"
(Io no?!?)
"Non l'ho mica presa... dicevo così, c'è sempre dell'acqua in macchina, no?"
(E certo... e chissà come ci finisce, in macchina)
"Però dai, anche tu: perchè hai tolgo la bottiglia dell'andata?" conclude lui.

E così arrivano al cuore del viaggio.
"Vuoi il cambio? ti vedo un po' distratto oggi" chiede lei.
"Ma che dici, sto benissimo, non mi serve niente" risponde lui osservando le montagne a destra e a sinistra con lo sguardo vacuo.
"Allora chiudo un secondo gli occhi se non ti dispiace", conclude l'illusa.
Brontolo guida, e guida, e guida dritto (anche quando dovrebbe imboccare l'uscita), e va avanti ancora ("Tò guarda, un nuovo hotel laggiù, bello eh?"), e sono quasi a Berna anzichè a Basilea, ma che fa tanto inizia sempre per B...
"Rachele che dici? Abbiamo sbagliato strada?" dice lui davanti ad un cartello stradale sconosciuto.
Mamma apre gli occhi. (Abbiamo?!?)
Sbuffa un paio di volte ma non dice nulla. (Inspira... espira... e ora taci... ispira ancora...)
Brontolo chiede scusa e fa ammenda.
Lei continua il suo training autogeno e ci sta quasi riuscendo.

"Si, però dai è anche colpa tua! Perchè non me l'hai detto che dovevo uscire prima?"
E così fu che Mamma ha rotto il suo silenzio.
Povero Brontolo...