"Ma che bel giovanotto tutto vestito di nero! che ci fa nel parcheggio dell'asilo? Uhm, deve avere dei pantaloni belli caldi, guarda lì come sono pesanti, li voglio anch'io..." pensa fra sé Mamma ieri mattina, portando i pargoli all'asilo.
"Guten morgen, Polizei" fa il giovanotto di nero vestito, con un sorriso incoraggiante.
"Oh, buon giorno" risponde Mamma "Le dico subito che non capisco un accidente di tedesco, ma se parla adagio adagio magari ce la posso fare" risponde Mamma per nulla intimorita dalla simil-Gestapo.
"D'accordo non si preoccupi, devo fare solo un controllo. Intanto lei parcheggi e mi aspetti in auto" sillaba lui.
Sfrontata come non pensava di poter mai essere, e con la faccia più tosta che mai, lei sorride a 31 denti (perchè lo ricorderete, uno l'ha lasciato al dentista) e chiede:
"Senta, visto che sono in ritardo di almeno 15 minuti, non è che posso portare uno dei bambini all'asilo e poi torno subito per il controllo?"
"Nein, parcheggi e mi aspetti lì. Devo controllare proprio i bambini"
Eeeeehhhhh? si domanda Mamma. Controllare i bambini?
Così Mamma parcheggia e aspetta.
E' tranquilla per il ritardo, perchè scusa migliore del controllo poliziesco non avrebbe potuto trovare.
Il giovanotto arriva e le spiega che deve verificare che i bambini siano al sicuro in macchina.
"Le cinture, i seggiolini, devo controllare che non ci siano pericoli per loro", e così dicendo le chiede il permesso di aprire la portiera di Macco.
Ma si, và, ho passato l'asirabriciole giusto due settimane fa...
Lui è legato come un salamotto, il poliziotto tira le cinture, prova a sbatacchiare il seggiolino e poi le dice che è molto contento e che il bambino ha un ottimo seggiolino.
Fiufff!
Poi aggira l'auto e va da Dede.
Che ovviamente si è già slacciato tutte le cinture e lo aspetta più libero che mai.
Momento di panico.
"Dede!" grida Mamma pensando per un secondo di farsi spedire le arance siciliane direttamente in gattabuia. "Ma che fai? Riallacciati subito!"
Il poliziotto ride e dice che non ci sono problemi, lo fa scendere e testa il seggiolino.
Tutto a posto, gli piace pure quello.
Documenti? patente? bolli? Macchè.
"C'è solo una cosa signora. Questo finestrino: tutto pieno di ghiaccio non va bene. Prima di partire deve grattarlo via bene"
Ma Mamma è italiana (e probabilmente ubriaca di sonno), e non sa tacere nemmeno di fronte all'evidenza.
"Ha ragione, ma... è quello dietro di me. Li ho puliti tutti ma quello a che cosa mi serve?"
Lui le spiega educatamente che non importa, i finestrini vanno puliti ugualmente; poi le tende la mano, la saluta e le augura una buona giornata.
Mamma va dalle maestre con la sua scusa spettacolare per il ritardo, poi torna al parcheggio.
Loro non ci sono più.
Incontra di nuovo i poliziotti lungo la strada, hanno fermato altre persone e le fanno un cenno di saluto mentre passa.
Nessun blocchetto per le multe, solo il desiderio di correggere, spiegare e insegnare.
E' così che deve essere, accidenti.
E' proprio così che dovrebbe essere...
venerdì 29 novembre 2013
giovedì 28 novembre 2013
Gioca!
Il Mercoledi Mamma va a prendere i pupi dopo pranzo per fare una piccola uscita insieme. Ieri però non è stato possibile uscire, e non tanto per via della temperatura siberiana, quanto piuttosto per l'arrivo del tecnico per la lettura del contatore, tra le 14.30 e le 15.00.
Quando i tre arrivano a casa, trafelati, sono le 14.35.
Incrociano il tecnico sulla porta che se ne sta già andando, dopo aver fatto la lettura di tutti gli altri appartamenti.
"Salve, mi scusi, siamo i brambillen, dell'ultimo pia..."
Lui è già sparito, e l'aspetta davanti alla porta guardandola torvo. Legge il contatore di tutti i termosifoni senza dire una parola, e uscendo la apostrofa con un "Adiòs amigos".
"E adesso giochiamo ai bestioni?" viene subito richiamata al dovere, non appena chiude la porta.
"No tesori miei, coi bestioni da guerra ci giocate col papà. Al massimo io posso giocare ai puffi, anche se oggi preferirei pitturare. Che ne dite, pitturiamo?"
"D'accordo, giochiamo ai puffi!"
Mamma resiste tre minuti, poi vaga con la mente.
"Mamma! Gioca!" la rimprovera il piccolo con tono imperativo.
"Ok, va bene, guardiamo tutti i puffi allora"
"Ma che guardiamo! Mamma ci dobbiamo giocare non guardarli"
"Ah... però sono carini anche da guard..."
"No! Gioca!"
Passano altri tre minuti, ma Mamma non è proprio in vena.Ha mal di testa e le si chiudono le palpebre, e puffo dormiglione sdraiato sul materasso è l'unico che vorrebbe far giocare con lei.
"Mamma, devi giocare di più" la apostrofano irritati i suoi cerberi mentre lei muove puffetta e baby-puffo.
"Volete... per caso... che ne so... guardare i puffi alla tele? Eh?" chiede lei sentendosi misera e meschina.
"No mamma, vogliamo giocare coi puffi!"
Acc...
E poi il computer fa PLIN. Un messaggio.
Chissà chi è. Ma si, dai, un secondo posso guardare. Toh, è Velma! Ora le rispondo...
"Mamma! La vuoi smettere con questo stupido computer? Chiudilo subito, non lo vedi che ti stai già rincretinendo?"
Tutti hanno un momento in cui vorrebbero scappare di casa.
Ecco, per Mamma i tempi sono maturi.
Quando i tre arrivano a casa, trafelati, sono le 14.35.
Incrociano il tecnico sulla porta che se ne sta già andando, dopo aver fatto la lettura di tutti gli altri appartamenti.
"Salve, mi scusi, siamo i brambillen, dell'ultimo pia..."
Lui è già sparito, e l'aspetta davanti alla porta guardandola torvo. Legge il contatore di tutti i termosifoni senza dire una parola, e uscendo la apostrofa con un "Adiòs amigos".
"E adesso giochiamo ai bestioni?" viene subito richiamata al dovere, non appena chiude la porta.
"No tesori miei, coi bestioni da guerra ci giocate col papà. Al massimo io posso giocare ai puffi, anche se oggi preferirei pitturare. Che ne dite, pitturiamo?"
"D'accordo, giochiamo ai puffi!"
Mamma resiste tre minuti, poi vaga con la mente.
"Mamma! Gioca!" la rimprovera il piccolo con tono imperativo.
"Ok, va bene, guardiamo tutti i puffi allora"
"Ma che guardiamo! Mamma ci dobbiamo giocare non guardarli"
"Ah... però sono carini anche da guard..."
"No! Gioca!"
Passano altri tre minuti, ma Mamma non è proprio in vena.Ha mal di testa e le si chiudono le palpebre, e puffo dormiglione sdraiato sul materasso è l'unico che vorrebbe far giocare con lei.
"Mamma, devi giocare di più" la apostrofano irritati i suoi cerberi mentre lei muove puffetta e baby-puffo.
"Volete... per caso... che ne so... guardare i puffi alla tele? Eh?" chiede lei sentendosi misera e meschina.
"No mamma, vogliamo giocare coi puffi!"
Acc...
E poi il computer fa PLIN. Un messaggio.
Chissà chi è. Ma si, dai, un secondo posso guardare. Toh, è Velma! Ora le rispondo...
"Mamma! La vuoi smettere con questo stupido computer? Chiudilo subito, non lo vedi che ti stai già rincretinendo?"
Tutti hanno un momento in cui vorrebbero scappare di casa.
Ecco, per Mamma i tempi sono maturi.
mercoledì 27 novembre 2013
L'autista perfetto
Sono andati e tornati.
Toccata e fuga, mordi e fuggi, insomma, un lampo.
Nel giro di tre giorni hanno fatto in tempo a ricordare come si vive nel traffico e cosa significa avere dei negozi forniti, e hanno sperimentato la dolce felicità della famiglia intorno e la confusione nevrastenica della casa invasa dai bambini.
Lasciando una città che si crogiolava sotto i 15 gradi di un sole quasi primaverile, Mamma ha provato l'assurdo desiderio di non partire.
"Magari sarà caldo anche li...", ha provato ad incoraggiarla nonno Bruno, dimenticando la tormenta di neve che hanno attraversato nel viaggio di andata.
E poi si fa il momento di salire in macchina.
"Abbiamo dimenticato l'acqua!" realizza Mamma d'un tratto.
"No, tranquilla, c'è" risponde Brontolo-eroe.
"Sicuro?" chiede lei incredula.
"Si, l'ho presa io", e facendoci caso attentamente, si può notare il petto di quell'uomo tuttofare gonfiarsi d'orgoglio.
Così arriva il momento di partire.
"Mamma ho sete!" annuncia Dede al primo semaforo.
"Brontolo, dove hai messo l'acqua?" trilla lei.
"Eh? L'acqua? E che ne so"
"Hai detto che l'hai presa tu. Dov'è?"
"Io? No!"
(Io no?!?)
"Non l'ho mica presa... dicevo così, c'è sempre dell'acqua in macchina, no?"
(E certo... e chissà come ci finisce, in macchina)
"Però dai, anche tu: perchè hai tolgo la bottiglia dell'andata?" conclude lui.
E così arrivano al cuore del viaggio.
"Vuoi il cambio? ti vedo un po' distratto oggi" chiede lei.
"Ma che dici, sto benissimo, non mi serve niente" risponde lui osservando le montagne a destra e a sinistra con lo sguardo vacuo.
"Allora chiudo un secondo gli occhi se non ti dispiace", conclude l'illusa.
Brontolo guida, e guida, e guida dritto (anche quando dovrebbe imboccare l'uscita), e va avanti ancora ("Tò guarda, un nuovo hotel laggiù, bello eh?"), e sono quasi a Berna anzichè a Basilea, ma che fa tanto inizia sempre per B...
"Rachele che dici? Abbiamo sbagliato strada?" dice lui davanti ad un cartello stradale sconosciuto.
Mamma apre gli occhi. (Abbiamo?!?)
Sbuffa un paio di volte ma non dice nulla. (Inspira... espira... e ora taci... ispira ancora...)
Brontolo chiede scusa e fa ammenda.
Lei continua il suo training autogeno e ci sta quasi riuscendo.
"Si, però dai è anche colpa tua! Perchè non me l'hai detto che dovevo uscire prima?"
E così fu che Mamma ha rotto il suo silenzio.
Povero Brontolo...
Toccata e fuga, mordi e fuggi, insomma, un lampo.
Nel giro di tre giorni hanno fatto in tempo a ricordare come si vive nel traffico e cosa significa avere dei negozi forniti, e hanno sperimentato la dolce felicità della famiglia intorno e la confusione nevrastenica della casa invasa dai bambini.
Lasciando una città che si crogiolava sotto i 15 gradi di un sole quasi primaverile, Mamma ha provato l'assurdo desiderio di non partire.
"Magari sarà caldo anche li...", ha provato ad incoraggiarla nonno Bruno, dimenticando la tormenta di neve che hanno attraversato nel viaggio di andata.
E poi si fa il momento di salire in macchina.
"Abbiamo dimenticato l'acqua!" realizza Mamma d'un tratto.
"No, tranquilla, c'è" risponde Brontolo-eroe.
"Sicuro?" chiede lei incredula.
"Si, l'ho presa io", e facendoci caso attentamente, si può notare il petto di quell'uomo tuttofare gonfiarsi d'orgoglio.
Così arriva il momento di partire.
"Mamma ho sete!" annuncia Dede al primo semaforo.
"Brontolo, dove hai messo l'acqua?" trilla lei.
"Eh? L'acqua? E che ne so"
"Hai detto che l'hai presa tu. Dov'è?"
"Io? No!"
(Io no?!?)
"Non l'ho mica presa... dicevo così, c'è sempre dell'acqua in macchina, no?"
(E certo... e chissà come ci finisce, in macchina)
"Però dai, anche tu: perchè hai tolgo la bottiglia dell'andata?" conclude lui.
E così arrivano al cuore del viaggio.
"Vuoi il cambio? ti vedo un po' distratto oggi" chiede lei.
"Ma che dici, sto benissimo, non mi serve niente" risponde lui osservando le montagne a destra e a sinistra con lo sguardo vacuo.
"Allora chiudo un secondo gli occhi se non ti dispiace", conclude l'illusa.
Brontolo guida, e guida, e guida dritto (anche quando dovrebbe imboccare l'uscita), e va avanti ancora ("Tò guarda, un nuovo hotel laggiù, bello eh?"), e sono quasi a Berna anzichè a Basilea, ma che fa tanto inizia sempre per B...
"Rachele che dici? Abbiamo sbagliato strada?" dice lui davanti ad un cartello stradale sconosciuto.
Mamma apre gli occhi. (Abbiamo?!?)
Sbuffa un paio di volte ma non dice nulla. (Inspira... espira... e ora taci... ispira ancora...)
Brontolo chiede scusa e fa ammenda.
Lei continua il suo training autogeno e ci sta quasi riuscendo.
"Si, però dai è anche colpa tua! Perchè non me l'hai detto che dovevo uscire prima?"
E così fu che Mamma ha rotto il suo silenzio.
Povero Brontolo...
martedì 26 novembre 2013
Dal dentista dei bambini #2
Ci riproviamo.
Questa volta deve essere quella giusta, pena la scomunica e la fustigazione in sala mensa.
Mamma si è incisa data e ora dell'appuntamento sull'unico neurone ancora funzionante, e questo le ha impedito di usarlo per qualsiasi altra attività, rimanendo nel black out totale per giorni.
Ma puntuali, quella mattina, loro erano lì.
Certo, dopo una controllatina all'agenda, perchè non si sa mai.
E anche perchè all'ultimo momento non si ricordava più a che ora dovessero andare, dal dentista.
E nemmeno più del codice del bancomat.
Ma questo importa meno.
Dicevamo? Ah, il dentista.
La dentista e il suo pancione sono arrivati più belli che mai.
"Lei si accomodi là, tu invece sali sulla poltrona. Guarda, fa su e giù, ti piace?"
Dede sorride e Mamma lo guarda dalla sua seggiolina in fondo alla stanza.
"Ora ti metterò una pomata per fare addormentare la gengiva"
"D'accordo. Tiro fuori il pisello?"
Oddio, queste mi denunciano ai servizi sociali se non gliela spiego... ride come una scema Mamma.
Poi ridendo spiega all'infermiera italo-tedesca che il pediatra gli aveva prescritto una pomata per un'infiammazione, ecco perchè era già coi pantaloni calati.
Loro non sorridono nemmeno un po'.
Poi la dentista fa l'anestesia, buca, cura, sciacqua, asciuga e sigilla mentre Mamma non resiste e si accoccola ai piedi del bambino, tirati su a martello per la tensione, per stringergli la manina calda.
Ad ogni nuova tortura lui la guarda, cerca la sua espressione per capire se deve avere paura.
Mamma sorride e annuisce, gli dice che è bravissimo e lui si tranquillizza.
Ogni volta che la dentista si ferma lui racconta del nuovo dentino caduto, del regalo del topolino e di tutti i suoi insetti, mentre Mamma lo guarda con tenerezza.
Loro portano gli occhi al cielo per l'impazienza.
Dopo una mezz'oretta Dede è come nuovo, ed è stato bravissimo.
"Allora amore, com'è andare dal dentista?" chiede Mamma.
"Bello!" risponde lui.
"Oddio, dai, non esagerare..."
"Ok. Bellino" si corregge col suo regalo in mano.
La dentista però non è d'accordo: non è stato sufficientemente bravo, a suo dire.
"Si muoveva", pare abbia detto alla fine, storcendo il naso.
Si muoveva. Assurdo in effetti.
Perchè in fondo, agli occhi di una che i pazienti li addormenta e li intuba, anche la sola velleità di respirare può risultare fastidiosa.
P.S.
La prossima volta si raddoppia: anche Macco sarà sotto i ferri, e verrà aggiunto al gruppo dei bambini che "si muovono".
Fin da ora Mamma ha il neurone impegnato.
Quindi per piacere, ora che lo sapete, portate pazienza...
Questa volta deve essere quella giusta, pena la scomunica e la fustigazione in sala mensa.
Mamma si è incisa data e ora dell'appuntamento sull'unico neurone ancora funzionante, e questo le ha impedito di usarlo per qualsiasi altra attività, rimanendo nel black out totale per giorni.
Ma puntuali, quella mattina, loro erano lì.
Certo, dopo una controllatina all'agenda, perchè non si sa mai.
E anche perchè all'ultimo momento non si ricordava più a che ora dovessero andare, dal dentista.
E nemmeno più del codice del bancomat.
Ma questo importa meno.
Dicevamo? Ah, il dentista.
La dentista e il suo pancione sono arrivati più belli che mai.
"Lei si accomodi là, tu invece sali sulla poltrona. Guarda, fa su e giù, ti piace?"
Dede sorride e Mamma lo guarda dalla sua seggiolina in fondo alla stanza.
"Ora ti metterò una pomata per fare addormentare la gengiva"
"D'accordo. Tiro fuori il pisello?"
Oddio, queste mi denunciano ai servizi sociali se non gliela spiego... ride come una scema Mamma.
Poi ridendo spiega all'infermiera italo-tedesca che il pediatra gli aveva prescritto una pomata per un'infiammazione, ecco perchè era già coi pantaloni calati.
Loro non sorridono nemmeno un po'.
Poi la dentista fa l'anestesia, buca, cura, sciacqua, asciuga e sigilla mentre Mamma non resiste e si accoccola ai piedi del bambino, tirati su a martello per la tensione, per stringergli la manina calda.
Ad ogni nuova tortura lui la guarda, cerca la sua espressione per capire se deve avere paura.
Mamma sorride e annuisce, gli dice che è bravissimo e lui si tranquillizza.
Ogni volta che la dentista si ferma lui racconta del nuovo dentino caduto, del regalo del topolino e di tutti i suoi insetti, mentre Mamma lo guarda con tenerezza.
Loro portano gli occhi al cielo per l'impazienza.
Dopo una mezz'oretta Dede è come nuovo, ed è stato bravissimo.
"Allora amore, com'è andare dal dentista?" chiede Mamma.
"Bello!" risponde lui.
"Oddio, dai, non esagerare..."
"Ok. Bellino" si corregge col suo regalo in mano.
La dentista però non è d'accordo: non è stato sufficientemente bravo, a suo dire.
"Si muoveva", pare abbia detto alla fine, storcendo il naso.
Si muoveva. Assurdo in effetti.
Perchè in fondo, agli occhi di una che i pazienti li addormenta e li intuba, anche la sola velleità di respirare può risultare fastidiosa.
P.S.
La prossima volta si raddoppia: anche Macco sarà sotto i ferri, e verrà aggiunto al gruppo dei bambini che "si muovono".
Fin da ora Mamma ha il neurone impegnato.
Quindi per piacere, ora che lo sapete, portate pazienza...
lunedì 25 novembre 2013
Non ho un regalo
Non è un compleanno come gli altri, è una cifra "tonda" questa.
Sembrano sempre più importanti delle altre, ma chissà perché, in fondo ogni anno vissuto dovrebbe essere festeggiato come gli altri, no?
Certo, però, questo è cifra tonda.
Ma io non ho ancora un regalo per te.
A parte le quattro parole che ti scrivo da lontano, in una giornata scintillante di ghiaccio e di sole.
Perchè vorrei un regalo che rimanga, qualcosa che si distingua dagli altri.
Un regalo che dica ehi, io sono speciale perchè sono per un uomo speciale, in un giorno "rotondo".
Un regalo che non si possa dimenticare, per qualcuno che ha lasciato il segno su chiunque abbia toccato col suo sorriso lieve.
L'uomo che insegna onestà e purezza semplicemente con l'esempio della sua vita.
Quello che mi ha fatto capire cosa sia la correttezza con gli amici, la comprensione e il perdono.
Il mio esempio di coerenza e serietà, di dedizione e amore.
A te che assomigli a Kevin Costner ma in realtà sei molto più bello,
tanti auguri, papà!
Sembrano sempre più importanti delle altre, ma chissà perché, in fondo ogni anno vissuto dovrebbe essere festeggiato come gli altri, no?
Certo, però, questo è cifra tonda.
Ma io non ho ancora un regalo per te.
A parte le quattro parole che ti scrivo da lontano, in una giornata scintillante di ghiaccio e di sole.
Perchè vorrei un regalo che rimanga, qualcosa che si distingua dagli altri.
Un regalo che dica ehi, io sono speciale perchè sono per un uomo speciale, in un giorno "rotondo".
Un regalo che non si possa dimenticare, per qualcuno che ha lasciato il segno su chiunque abbia toccato col suo sorriso lieve.
L'uomo che insegna onestà e purezza semplicemente con l'esempio della sua vita.
Quello che mi ha fatto capire cosa sia la correttezza con gli amici, la comprensione e il perdono.
Il mio esempio di coerenza e serietà, di dedizione e amore.
A te che assomigli a Kevin Costner ma in realtà sei molto più bello,
tanti auguri, papà!
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