Sono le sette e un grufolare inequivocabile mi sveglia da una notte agitata. Sto allattando quando Dede si infila nel lettone per salutarmi: oggi entra a scuola presto, ed è già in piedi anche lui.
Macco dorme ancora perché può entrare un'ora dopo.
Va a scuola!
E' il suo primo giorno.
(No, dico, ve lo ricordate il suo primo giorno di cruccasilo?)
Cinque minuti dopo si unisce a noi, svegliato dall'agitazione -anche se non lo ammetterà mai-.
Segue un'ora di puro delirio in stile Villa: preparazione di colazioni da mangiare a casa, di merende per la scuola, vestiti già pronti dalla sera prima che spariscono al mattino dopo, borse di quaderni da portare alla maestra di disegno dell'uno e dell'altro, zaini, ruttini da fare, vestiti per lo sport nella sacca blu, ciabatte per la scuola nella sacca bianca, rigurgiti da raccogliere, lenzuola svomitazzate da lavare, istruzioni dettagliate da dare, facce da lavare, orologio da controllare, bambini da spronare, Dede da accompagnare, bebè da intrattenere…
Finalmente è l'ora: anche Macco deve uscire.
"Mamma, ma io non mi ricordo in quale classe devo andare!"
"Non ti preoccupare" rispondo strofinando le lenzuola col sapone da bucato "Te lo diciamo noi, veniamo dentro con t…"
Mi interrompo.
E' il suo primo giorno!
E io sono ancora qui a lavare lenzuola?
Mi guardo velocemente: camicia da notte (senza un bottone, ma almeno non è vomitata perché l'ho cambiata stanotte), scalza, faccia da sonno, capelli scarmigliati, e mancano sei minuti all'inizio della scuola.
Mentre Macco infila le scarpe mi lavo e mi vesto a tempo record, raccolgo un bebè col pannolone gonfio della sera prima ("così stanno più caldi" diceva mia nonna), me lo infilo in fascia, metto la giacca e sono già fuori, a fotografare ogni passo del primo giorno.
Arriviamo in classe in ritardo, ma siamo Italiani e abbiamo una certa nomea da mantenere.
La maestra ci saluta allontanandoci e sta per chiudere la porta, io imploro ancora qualche scatto e poi finalmente torno a casa.
Lenzuola da finire di strofinare, pigiami da raccogliere, tazze da lavare, pannolino da cambiare…
E d'improvviso il silenzio.
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lunedì 19 settembre 2016
venerdì 11 dicembre 2015
Memoria selettiva
Credo che oltre la metà delle donne che conosco si dimentichi le cose.
Tipo arrivi spedita in una stanza, poi ti guardi intorno e ti domandi "E adesso? Che cosa ci sono ci venuta a fare qui?"
O tipo prendi il telefono in mano e lo guardi con gli occhi da triglia, chiedendoti a chi dovessi telefonare con tanta urgenza, visto che non lo sai più.
Vero o no?
O magari arrivi in camera con le letterine per Babbo Natale in mano, e quando ti siedi per leggerle, le letterine, non le hai più. E chissà dove le hai lasciate visto che nei due metri di tragitto non ci sono -nemmeno a cercarle in tre persone!
Ultimamente sono leggermente distratta.
Mi ricordo i cento bucati per i bambini, ma non quello delle camicie di mio marito.
Mi sono ricordata tutti i regalini per il calendario dell'avvento, ma non di stirargli le camicie, una volta che sono riuscita a lavargliele.
Mi ricordo tutti gli impegni pomeridiani e gli orari di scuola, tutte le merende e i compiti da fare, ma quelle camicie proprio non mi vanno giù.
Finchè lui non comincia a reclamare:
"Senti… una volta che hai tempo… non è che mi stireresti qualche camicia, che me ne sono rimaste solo due?"
E poi "Senti… se non ti disturba troppo… ti puoi ricordare le camicie? Me ne basta anche solo una, sai? ma almeno domani so cosa mettermi!"
E infine "Rachele, non per farti fretta, ma questo è il terzo giorno che metto la stessa camicia: domani cammina da sola. Non è che… eh?"
Ci provo tutte le volte a dirgli che sicuramente lo farò domani, o che lo stavo proprio per fare, o magari che può stirarsele da solo… ma ce ne sono dodici (12!) nella cesta, e forse ha ragione lui: almeno una gliela potrei stirare.
Non è per pigrizia, è che proprio non me lo ricordo! Faccio parte di quella metà di donne lì, quella che dimentica selettivamente.
E ieri mi compare un memorandum sul computer: "Anniversario di matrimonio". Sobbalzo.
Capperi! L'anniversario! Mi ero dimenticata pure quello!
Lui non risponde a telefono, così gli scrivo una mail:
"Brontolo cavoli oggi è il nostro anniversario! Dieci anni ti rendi conto?!"
"Nooooo… è vero, 10 anni!" risponde lui immediatamente.
"Auguri…. come regalo mi stiri le camicie?"
Tipo arrivi spedita in una stanza, poi ti guardi intorno e ti domandi "E adesso? Che cosa ci sono ci venuta a fare qui?"
O tipo prendi il telefono in mano e lo guardi con gli occhi da triglia, chiedendoti a chi dovessi telefonare con tanta urgenza, visto che non lo sai più.
Vero o no?
O magari arrivi in camera con le letterine per Babbo Natale in mano, e quando ti siedi per leggerle, le letterine, non le hai più. E chissà dove le hai lasciate visto che nei due metri di tragitto non ci sono -nemmeno a cercarle in tre persone!
Ultimamente sono leggermente distratta.
Mi ricordo i cento bucati per i bambini, ma non quello delle camicie di mio marito.
Mi sono ricordata tutti i regalini per il calendario dell'avvento, ma non di stirargli le camicie, una volta che sono riuscita a lavargliele.
Mi ricordo tutti gli impegni pomeridiani e gli orari di scuola, tutte le merende e i compiti da fare, ma quelle camicie proprio non mi vanno giù.
Finchè lui non comincia a reclamare:
"Senti… una volta che hai tempo… non è che mi stireresti qualche camicia, che me ne sono rimaste solo due?"
E poi "Senti… se non ti disturba troppo… ti puoi ricordare le camicie? Me ne basta anche solo una, sai? ma almeno domani so cosa mettermi!"
E infine "Rachele, non per farti fretta, ma questo è il terzo giorno che metto la stessa camicia: domani cammina da sola. Non è che… eh?"
Ci provo tutte le volte a dirgli che sicuramente lo farò domani, o che lo stavo proprio per fare, o magari che può stirarsele da solo… ma ce ne sono dodici (12!) nella cesta, e forse ha ragione lui: almeno una gliela potrei stirare.
Non è per pigrizia, è che proprio non me lo ricordo! Faccio parte di quella metà di donne lì, quella che dimentica selettivamente.
E ieri mi compare un memorandum sul computer: "Anniversario di matrimonio". Sobbalzo.
Capperi! L'anniversario! Mi ero dimenticata pure quello!
Lui non risponde a telefono, così gli scrivo una mail:
"Brontolo cavoli oggi è il nostro anniversario! Dieci anni ti rendi conto?!"
"Nooooo… è vero, 10 anni!" risponde lui immediatamente.
"Auguri…. come regalo mi stiri le camicie?"
venerdì 20 marzo 2015
Le mie eclissi
Oggi, ore 10.30.
Mamma bussa alla scuola di Dede con un pacco di lastre a scelta fra denti, ginocchia e spalle. Vorrebbe far uscire il figlio per un minuto, uno soltanto, infilargli sei o sette lastre davanti al naso e dirgli "Guarda, guarda cosa succede lassù mentre per noi è solo un giorno come un altro!"
Ma la crucca-maestra è incorruttibile, e Mamma torna a casa lentamente con il suo pacco di lastre. Lei ha visto la sua prima eclissi a circa quell'età, e ricorda bene quei momenti, quando con il grembiulino nero uscivano tutti in strada per osservare un'eclissi di sole attraverso le pellicole fotografiche. Ma Dede se l'è persa.
Ore 10.35.
Guarda com'è bello il Sole, visto così! Sembra quasi uno spicchio di Luna in una notte serena. Ma se guardi meglio, fra una rotula e una mandibola, distingui proprio la rotondità della Luna che scivola lenta davanti alla nostra stella, facendole ombra e diventando la protagonista incontrastata.
Tutto attorno, in una luce crepuscolare, le ombre diventano innaturali - troppo corte per essere il tramonto!- e il paesaggio sembra tingersi di celeste.
Un'aria quasi metallica circonda le cose e le appiattisce, in un misto fra l'istante prima di una tempesta e quello prima del tramonto, ma senza colori.
La Luna si muove, e Mamma ricorda.
Era il 1999, e una Rachele giovinetta intraprendeva un lungo viaggio per inseguire un sogno.
Seduti in un parco di Salisburgo, per terra sull'erba, un gruppo di amici appassionati aspetta con ansia quell'evento di pochi secondi per cui hanno fatto un viaggio di ore.
E' tutto pronto: occhialini, macchine fotografiche, telescopi, filtri solari. Manca solo il cielo sgombro. Forse se soffiamo tutti insieme le cacciamo via, quelle nuvole peste!
E come rispondendo ad una preghiera, le nuvole se ne vanno.
Il Sole è sempre più sottile - occhialini inforcati sul naso - tutto intorno silenzio - centinaia di giovani con gli occhi all'insù - intorno sempre più metallico.
Il Sole quasi scompare - gli uccelli iniziano a cinguettare - qualche cane abbaia - tratteniamo il respiro - il mondo diventa grigio.
E poi arriva il momento. Il Momento!
L'eclissi è totale, il buio ti conquista, un brivido di freddo fra pantaloncini e maglietta, un brivido di emozione dietro il collo, e giù per tutta la schiena, e su di nuovo fino ai capelli che si drizzano sulla testa e fino agli occhi che si riempiono di lacrime - gli occhialini non servono più - tutto è buio - le lacrime scendono.
Sono pochi attimi e tu devi registrare tutto nella tua mente, non puoi perderti nemmeno un dettaglio, e piangi, ti manca il respiro, è qualcosa di indescrivibile, di magico, di portentoso!
Un disco di luce rossastra, il parco attorno a te sembra caderti addosso, centinaia di persone accomunate da un'unica emozione; non potrai mai dimenticare questi momenti e già sai che li cercherai ancora, quando ricapiterà, perchè è tutto troppo bello per non viverlo di nuovo.
E poi eccolo lì, l'anello di diamante. Il "solitario celeste", l'istante in cui la luna si sposta quel tanto che basta affinchè la luce trionfi di nuovo, e nel brillare appare proprio come un anello di fidanzamento. Hai perfino il tempo di scattare una foto, o forse due, e poi ancora foto, e ancora scatti finché capisci che non potrai mai fermare su carta quello che provi, nessuna foto potrà mai descrivere le sensazioni, l'emozione, il dolore di un cuore che si è gonfiato così tanto per la gioia da farti quasi male.
Ore 11.
La luce è tornata più chiara, i colori riemergono dal grigio.
Un 75% di eclissi è emozionante, ma non le basta.
La prossima volta Mamma partirà ancora. In fondo l'Islanda, in agosto, deve essere un bello spettacolo...
Mamma bussa alla scuola di Dede con un pacco di lastre a scelta fra denti, ginocchia e spalle. Vorrebbe far uscire il figlio per un minuto, uno soltanto, infilargli sei o sette lastre davanti al naso e dirgli "Guarda, guarda cosa succede lassù mentre per noi è solo un giorno come un altro!"
Ma la crucca-maestra è incorruttibile, e Mamma torna a casa lentamente con il suo pacco di lastre. Lei ha visto la sua prima eclissi a circa quell'età, e ricorda bene quei momenti, quando con il grembiulino nero uscivano tutti in strada per osservare un'eclissi di sole attraverso le pellicole fotografiche. Ma Dede se l'è persa.
Ore 10.35.
Guarda com'è bello il Sole, visto così! Sembra quasi uno spicchio di Luna in una notte serena. Ma se guardi meglio, fra una rotula e una mandibola, distingui proprio la rotondità della Luna che scivola lenta davanti alla nostra stella, facendole ombra e diventando la protagonista incontrastata.
Tutto attorno, in una luce crepuscolare, le ombre diventano innaturali - troppo corte per essere il tramonto!- e il paesaggio sembra tingersi di celeste.
Un'aria quasi metallica circonda le cose e le appiattisce, in un misto fra l'istante prima di una tempesta e quello prima del tramonto, ma senza colori.
La Luna si muove, e Mamma ricorda.
Era il 1999, e una Rachele giovinetta intraprendeva un lungo viaggio per inseguire un sogno.
Seduti in un parco di Salisburgo, per terra sull'erba, un gruppo di amici appassionati aspetta con ansia quell'evento di pochi secondi per cui hanno fatto un viaggio di ore.
E' tutto pronto: occhialini, macchine fotografiche, telescopi, filtri solari. Manca solo il cielo sgombro. Forse se soffiamo tutti insieme le cacciamo via, quelle nuvole peste!
E come rispondendo ad una preghiera, le nuvole se ne vanno.
Il Sole è sempre più sottile - occhialini inforcati sul naso - tutto intorno silenzio - centinaia di giovani con gli occhi all'insù - intorno sempre più metallico.
Il Sole quasi scompare - gli uccelli iniziano a cinguettare - qualche cane abbaia - tratteniamo il respiro - il mondo diventa grigio.
E poi arriva il momento. Il Momento!
L'eclissi è totale, il buio ti conquista, un brivido di freddo fra pantaloncini e maglietta, un brivido di emozione dietro il collo, e giù per tutta la schiena, e su di nuovo fino ai capelli che si drizzano sulla testa e fino agli occhi che si riempiono di lacrime - gli occhialini non servono più - tutto è buio - le lacrime scendono.
Sono pochi attimi e tu devi registrare tutto nella tua mente, non puoi perderti nemmeno un dettaglio, e piangi, ti manca il respiro, è qualcosa di indescrivibile, di magico, di portentoso!
Un disco di luce rossastra, il parco attorno a te sembra caderti addosso, centinaia di persone accomunate da un'unica emozione; non potrai mai dimenticare questi momenti e già sai che li cercherai ancora, quando ricapiterà, perchè è tutto troppo bello per non viverlo di nuovo.
E poi eccolo lì, l'anello di diamante. Il "solitario celeste", l'istante in cui la luna si sposta quel tanto che basta affinchè la luce trionfi di nuovo, e nel brillare appare proprio come un anello di fidanzamento. Hai perfino il tempo di scattare una foto, o forse due, e poi ancora foto, e ancora scatti finché capisci che non potrai mai fermare su carta quello che provi, nessuna foto potrà mai descrivere le sensazioni, l'emozione, il dolore di un cuore che si è gonfiato così tanto per la gioia da farti quasi male.
Ore 11.
La luce è tornata più chiara, i colori riemergono dal grigio.
Un 75% di eclissi è emozionante, ma non le basta.
La prossima volta Mamma partirà ancora. In fondo l'Islanda, in agosto, deve essere un bello spettacolo...
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| La corona solare visibile grazie al passaggio della Luna. (Fotografata dall'Eclips hunter, da M. Druckmuller) |
domenica 21 settembre 2014
A scuola!
Per le strade te lo ricordano anche i cartelli: "Rallenta! Ricomincia la scuola!", e ad ogni ora della giornata vedi bambini sui marciapiedi sprofondati dentro enormi zaini colorati.
Bambini da soli, ovviamente, perché a scuola non si va accompagnati.
Gli unici a non avere ancora iniziato la scuola erano i primini, che hanno avuto una settimana di ferie in più.
E' già da un mese che a casa brambillen giace una grande busta per Dede, con le comunicazioni sul materiale da comprare e il programma esatto del primo incontro stampato su fogli colorati, oltre ad una spilla arancione che indica la sua classe: la 1 B.
In soldoni, il foglio giallo diceva:
Alle 15 in punto i brambillen erano lì, con l'enorme cono di cartone comprato l'ultimo giorno in cartoleria, accolti dalla direttrice con un sorriso incoraggiante.
Non immaginiate le vostre palestre delle vostre scuole, per favore, perché fareste fatica sprecata: immaginate quattro delle vostre palestre messe insieme, nuove e lucide, luminose e pulite, circondate di vetrate colorate e gradinate perfettamente in ordine.
Immaginate le gradinate gremite di genitori con coni di cartone dalle dimensioni spropositate, e bambini con i capelli a spazzola pieni di gel e camicette e cravattini educatamente seduti ai loro posti.
Immaginate 60 alunni di seconda elementare vestiti da animaletti, seduti in uno scenario di tessuti e cartone degno di uno spettacolo teatrale in vera regola.
E immaginate i bambinetti che inscenano uno spettacolo in onore dei primini, recitando, ballando, cantando, con il loro pubblico in adorazione.
Mamma piangeva seduta sulle gradinate fra i genitori, Dede sbadigliava appoggiato addosso ad un enorme signore con la camicia a scacchi, Brontolo era perso chissaddove fra la folla e Macco dormiva a bocca aperta fra le gambe di Mamma.
Poi ogni bambino di seconda è andato a prenderne uno di prima per farlo ballare, mentre Dede continuava a sbadigliare addosso allo stesso signore, senza accennare ad alzarsi.
Quando finalmente è stato trascinato nella mischia, un solo gruppo di bambini non riusciva proprio a ballare, rallentato da un compagno riottoso e distratto, ma Mamma non vi dirà mai quale fosse il gruppetto nè chi fosse l'imbranatissimo bambino.
Consegnato da Mamma fra le mani della maestra, Dede è poi sparito dietro al suo zaino verso l'interno della scuola, fra decide di bambini saltellanti ed emozionati.
E siamo qui.
(E' andato, e tu non sei con lui!)
"Mamma, non voglio andare senza di te!", diceva, e mentre tu lo spingevi incoraggiandolo pensavi che non è giusto, vorrei esserti accanto anche io in questo momento!
Siamo qui ad aspettare che torni, con il cono di cartone in mano che sembra quello di un terremotato in confronto alle creazioni spettacolari degli altri. Tutto riempito di cioccolatini e palline di carta, e colori nuovi e vermi acidi gommosi che gli piacciono tanto. (Che cosa poi ci abbiano messo gli altri Mamma lo ignora, ma prima o poi se lo farà raccontare e per Macco sarà più preparata)
Siamo in cortile con il suo palloncino con il nome e l'indirizzo, che se qualcuno lo troverà glielo spedirà indietro un giorno, forse, mentre la direttrice racconta della scuola, delle ferie, e invita i genitori a non accompagnare i figli se non per i primi tre giorni, perché è importante che imparino presto a fare da soli.
Dopo il suo ritorno un mare di foto, un paio di bretzeln, il regalo di una vicina di casa, il lancio dei palloncini, l'apertura del cono, la cena al ristorante, e finalmente... la nanna.
"Allora? ti è piaciuta questa festa amore? Sei stato contento dei festeggiamenti?"
"Mamma, in verità mi sono annoiato parecchio, non ho capito niente di quello che dicevano e ho anche dovuto sprecare un palloncino molto bello per farlo volare via..."
Silenzio della madre; lui si affretta ad aggiungere "Però mi è piaciuto il ristorante mamma, e anche i cioccolatini!"
E meno male, cuore di mamma sua!
Bambini da soli, ovviamente, perché a scuola non si va accompagnati.
Gli unici a non avere ancora iniziato la scuola erano i primini, che hanno avuto una settimana di ferie in più.
E' già da un mese che a casa brambillen giace una grande busta per Dede, con le comunicazioni sul materiale da comprare e il programma esatto del primo incontro stampato su fogli colorati, oltre ad una spilla arancione che indica la sua classe: la 1 B.
In soldoni, il foglio giallo diceva:
"Venerdi l'appuntamento è alle 15 in palestra per festeggiare insieme.
In seguito i bambini saranno riconosciuti dalle maestre grazie all'apposita spilla che dovranno indossare, e andranno ciascuno nella propria classe per conoscersi.
I genitori rimarranno in cortile ad aspettarli fino al rituale lancio dei palloncini"
Non immaginiate le vostre palestre delle vostre scuole, per favore, perché fareste fatica sprecata: immaginate quattro delle vostre palestre messe insieme, nuove e lucide, luminose e pulite, circondate di vetrate colorate e gradinate perfettamente in ordine.
Immaginate le gradinate gremite di genitori con coni di cartone dalle dimensioni spropositate, e bambini con i capelli a spazzola pieni di gel e camicette e cravattini educatamente seduti ai loro posti.
Immaginate 60 alunni di seconda elementare vestiti da animaletti, seduti in uno scenario di tessuti e cartone degno di uno spettacolo teatrale in vera regola.
E immaginate i bambinetti che inscenano uno spettacolo in onore dei primini, recitando, ballando, cantando, con il loro pubblico in adorazione.
Mamma piangeva seduta sulle gradinate fra i genitori, Dede sbadigliava appoggiato addosso ad un enorme signore con la camicia a scacchi, Brontolo era perso chissaddove fra la folla e Macco dormiva a bocca aperta fra le gambe di Mamma.
Poi ogni bambino di seconda è andato a prenderne uno di prima per farlo ballare, mentre Dede continuava a sbadigliare addosso allo stesso signore, senza accennare ad alzarsi.
Quando finalmente è stato trascinato nella mischia, un solo gruppo di bambini non riusciva proprio a ballare, rallentato da un compagno riottoso e distratto, ma Mamma non vi dirà mai quale fosse il gruppetto nè chi fosse l'imbranatissimo bambino.
Consegnato da Mamma fra le mani della maestra, Dede è poi sparito dietro al suo zaino verso l'interno della scuola, fra decide di bambini saltellanti ed emozionati.
E siamo qui.
(E' andato, e tu non sei con lui!)
"Mamma, non voglio andare senza di te!", diceva, e mentre tu lo spingevi incoraggiandolo pensavi che non è giusto, vorrei esserti accanto anche io in questo momento!
Siamo qui ad aspettare che torni, con il cono di cartone in mano che sembra quello di un terremotato in confronto alle creazioni spettacolari degli altri. Tutto riempito di cioccolatini e palline di carta, e colori nuovi e vermi acidi gommosi che gli piacciono tanto. (Che cosa poi ci abbiano messo gli altri Mamma lo ignora, ma prima o poi se lo farà raccontare e per Macco sarà più preparata)
Siamo in cortile con il suo palloncino con il nome e l'indirizzo, che se qualcuno lo troverà glielo spedirà indietro un giorno, forse, mentre la direttrice racconta della scuola, delle ferie, e invita i genitori a non accompagnare i figli se non per i primi tre giorni, perché è importante che imparino presto a fare da soli.
Dopo il suo ritorno un mare di foto, un paio di bretzeln, il regalo di una vicina di casa, il lancio dei palloncini, l'apertura del cono, la cena al ristorante, e finalmente... la nanna.
"Allora? ti è piaciuta questa festa amore? Sei stato contento dei festeggiamenti?"
"Mamma, in verità mi sono annoiato parecchio, non ho capito niente di quello che dicevano e ho anche dovuto sprecare un palloncino molto bello per farlo volare via..."
Silenzio della madre; lui si affretta ad aggiungere "Però mi è piaciuto il ristorante mamma, e anche i cioccolatini!"
E meno male, cuore di mamma sua!
venerdì 19 settembre 2014
Schule beginnt!
Cartella… presa.
Occorrente per la scuola… presente tutto.
Cono di carta tradizionale… comprato e riempito di cioccolata e schifezze varie.
"Dede, come ti vuoi vestire per il tuo primo giorno di scuola?"
"Non lo so mamma… dopo"
"Ma che cosa provi? Sei emozionato? Contento? Preoccupato?"
"Uhm, in realtà no"
"Ma sei almeno un po' curioso?"
"Ah, ecco si, sono curioso. E adesso lasciami finire il cartone per favore"
La scuola inizia fra 15 minuti.
Meno male, altrimenti tanto entusiasmo avrebbe potuto -chissà- fargli del male…
Occorrente per la scuola… presente tutto.
Cono di carta tradizionale… comprato e riempito di cioccolata e schifezze varie.
"Dede, come ti vuoi vestire per il tuo primo giorno di scuola?"
"Non lo so mamma… dopo"
"Ma che cosa provi? Sei emozionato? Contento? Preoccupato?"
"Uhm, in realtà no"
"Ma sei almeno un po' curioso?"
"Ah, ecco si, sono curioso. E adesso lasciami finire il cartone per favore"
La scuola inizia fra 15 minuti.
Meno male, altrimenti tanto entusiasmo avrebbe potuto -chissà- fargli del male…
mercoledì 11 giugno 2014
Mondiali in Germania
E' tutto pronto per i mondiali, e i Tedeschi fremono già da un pezzo.
Sono settimane che Brontolo li sfotte, e loro reagiscono punti sul vivo nelle maniere più disparate. Perché le ferite inflitte in passato dall'Italia li terrorizzano ancora.
Sono settimane che in ogni negozio vendono magliette di tre nazioni: Germania, Brasile ed Italia, con grande gioia di Mamma che appartiene ad una delle prescelte.
Settimane che vendono bandiere di un solo tipo, ma fin qui è comprensibile.
Quello che Mamma trova meno comprensibile solo le macchine che girano con le bandierine per auto fuori dai finestrini, con i poggiatesta neri-rossi-gialli e udite udite, anche i copri specchietti retrovisori con i colori della bandiera.
Settimane che in tutti i supermercati regalano bustine dei calciatori, che i brambillini snobbano sotto lo sconcerto di tutti gli astanti, domandandosi perché la faccia di quello che credono lo zio sia diventata così brutta.
Sempre più balconi sfoggiano bandiere di tutte le dimensioni, e in tanti hanno appeso il calendario degli incontri fuori dalla porta.
Anche il cruccasilo non è da meno, e oltre ai tabelloni delle partite hanno dipinto bandierine delle squadre dei mondiali, riempito i soffitti di bandiere tedesche, e creato collage grandi come una parete con le facce dei giocatori.
Ieri erano tutti in giardino con lo stereo al massimo, e le maestre cantavano inni e cori da tifosi incalliti mentre i bambini sguazzavano nell'acqua delle piscine gonfiabili.
"Siamo neri, siamo bianchi, siamo caldi per il titolo", cantava il cd mentre Mamma ridacchiava senza farsi notare.
Ora i brambillen non vedono l'ora che i giochi abbiano inizio, per vedere come funziona qui. Perché un mondiale fuori casa è una cosa curiosa, per chi è abituato agli stessi riti di sempre.
E perché alla fine ti ritrovi due squadre per cui tifare: "Mi faresti molto felice se mi prendessi la maglietta della Germania, così la metto al lavoro quando giocano loro" ha chiesto Brontolo; e Mamma l'ha fatto felice.
"Ora dovresti prendermi anche le bandierine per la macchina e i copri specchietti" si è allargato lui, e a lei è toccato intervenire con voce grossa per ridimensionare il crucco d'adozione.
Quando infine le ha proposto di appendere una bandiera tedesca al terrazzo, per solidarietà con la nazione che li ospita, Mamma ha comprato una divisa azzurra per Macco, per bilanciare le stravaganti pulsioni del maschio grande.
Perché tifare due squadre è bello!
Ma il cuore di ogni italiano, rimane comunque sempre Azzurro…
Sono settimane che Brontolo li sfotte, e loro reagiscono punti sul vivo nelle maniere più disparate. Perché le ferite inflitte in passato dall'Italia li terrorizzano ancora.
Sono settimane che in ogni negozio vendono magliette di tre nazioni: Germania, Brasile ed Italia, con grande gioia di Mamma che appartiene ad una delle prescelte.
Settimane che vendono bandiere di un solo tipo, ma fin qui è comprensibile.
Quello che Mamma trova meno comprensibile solo le macchine che girano con le bandierine per auto fuori dai finestrini, con i poggiatesta neri-rossi-gialli e udite udite, anche i copri specchietti retrovisori con i colori della bandiera.
Settimane che in tutti i supermercati regalano bustine dei calciatori, che i brambillini snobbano sotto lo sconcerto di tutti gli astanti, domandandosi perché la faccia di quello che credono lo zio sia diventata così brutta.
Sempre più balconi sfoggiano bandiere di tutte le dimensioni, e in tanti hanno appeso il calendario degli incontri fuori dalla porta.
Anche il cruccasilo non è da meno, e oltre ai tabelloni delle partite hanno dipinto bandierine delle squadre dei mondiali, riempito i soffitti di bandiere tedesche, e creato collage grandi come una parete con le facce dei giocatori.
Ieri erano tutti in giardino con lo stereo al massimo, e le maestre cantavano inni e cori da tifosi incalliti mentre i bambini sguazzavano nell'acqua delle piscine gonfiabili.
"Siamo neri, siamo bianchi, siamo caldi per il titolo", cantava il cd mentre Mamma ridacchiava senza farsi notare.
Ora i brambillen non vedono l'ora che i giochi abbiano inizio, per vedere come funziona qui. Perché un mondiale fuori casa è una cosa curiosa, per chi è abituato agli stessi riti di sempre.
E perché alla fine ti ritrovi due squadre per cui tifare: "Mi faresti molto felice se mi prendessi la maglietta della Germania, così la metto al lavoro quando giocano loro" ha chiesto Brontolo; e Mamma l'ha fatto felice.
"Ora dovresti prendermi anche le bandierine per la macchina e i copri specchietti" si è allargato lui, e a lei è toccato intervenire con voce grossa per ridimensionare il crucco d'adozione.
Quando infine le ha proposto di appendere una bandiera tedesca al terrazzo, per solidarietà con la nazione che li ospita, Mamma ha comprato una divisa azzurra per Macco, per bilanciare le stravaganti pulsioni del maschio grande.
Perché tifare due squadre è bello!
Ma il cuore di ogni italiano, rimane comunque sempre Azzurro…
| La porta di casa del mio vicino (il nanetto in alto a destra ha la maglia tedesca ed è inginocchiato ad esultare!) |
domenica 18 maggio 2014
Un traguardo gioioso
Finamente il sole, dopo settimane di tempo impazzito.
Finalmente si può uscire senza che il cielo cambi idea di continuo, passando dalla bufera al sole almeno una dozzina di volte al giorno.
"Andiamo nel bosco con le biciclette!" ha proposto Mamma, incurante del fatto che il primogenito ancora non avesse mai posato le delicate chiappe di bimbo su alcun sellino.
Quando sono scesi in cortile, Brontolo aveva già sfoderato l'arsenale di monopattini e biciclette per far scegliere ai pupi il mezzo preferito, e Mamma aveva sfoderato l'arsenale di magliette, maglie, maglioncini e giacchette perché in fondo non si sa mai.
Poi ha preso la bicicletta bassa di Macco e l'ha infilata fra le gambe di Dede.
"Ora tu impari ad andare in bici e ce ne andiamo nel bosco"
E così Dede ha ceduto, senza possibilità di scelta.
Dieci minuti dopo erano tutti e quattro nella stradina fra i campi diretti verso il lago, con un Brontolo in testa, un Macco brontolante per la fatica, una Mamma sbilanciata dalla montagna di maglie, e un Dede che gridava "Yuhu!" sbandando allegramente fra l'ortica.
La domenica più bella!
Quando la sua amica Giusi mise sull'altalena il figlioletto per la prima volta, anni fa, era commossa nel dirle "Sapessi quanto ho sognato questo momento!".
Perché ci sono piccole cose che hai sempre immaginato che avresti fatto un giorno con i tuoi figli, cose talmente insignificanti che vivendo le dimentichi.
Ma quando ti ci trovi un bel giorno, inaspettatamente, ecco che ti torna in mente quel lontano desiderio nascosto e ti invade con la sua semplicità, e non puoi fare altro che lasciarti andare alla felicità.
Mamma ha sempre sognato questo momento; accompagnati dal sole, dal vento del lago, dal profumo del bosco che sboccia, i brambillen hanno avuto la loro gita in bicicletta e Mamma il suo traguardo di gioia.
Fra uno starnuto e l'altro e lo stropicciarsi degli occhi per l'allergia.
Fra un "Mamma guarda che bel fior…" e una caduta, "Mamma un topo mort…" e un'altra caduta.
Fra un "Sono troppo stanco..." e un "Vediamo chi arriva prima!"
Ora, tu che leggi, chiederai "Ma non aveva deciso di non scrivere più?"
E chi scrive ti risponde che si, è vero, questa era l'idea e lo è ancora.
Ma ogni tanto è bello farsi sorprendere da un gesto non programmato, senza pensarci troppo. E decidere che qualche volta chi li ama deve sapere che cosa succede oltralpe, a questa famiglia lontana,
che vive in un paesino sperduto al limitare del bosco, e che nonostante la distanza sta facendo un'esperienza davvero meravigliosa...
Finalmente si può uscire senza che il cielo cambi idea di continuo, passando dalla bufera al sole almeno una dozzina di volte al giorno.
"Andiamo nel bosco con le biciclette!" ha proposto Mamma, incurante del fatto che il primogenito ancora non avesse mai posato le delicate chiappe di bimbo su alcun sellino.
Quando sono scesi in cortile, Brontolo aveva già sfoderato l'arsenale di monopattini e biciclette per far scegliere ai pupi il mezzo preferito, e Mamma aveva sfoderato l'arsenale di magliette, maglie, maglioncini e giacchette perché in fondo non si sa mai.
Poi ha preso la bicicletta bassa di Macco e l'ha infilata fra le gambe di Dede.
"Ora tu impari ad andare in bici e ce ne andiamo nel bosco"
E così Dede ha ceduto, senza possibilità di scelta.
Dieci minuti dopo erano tutti e quattro nella stradina fra i campi diretti verso il lago, con un Brontolo in testa, un Macco brontolante per la fatica, una Mamma sbilanciata dalla montagna di maglie, e un Dede che gridava "Yuhu!" sbandando allegramente fra l'ortica.
La domenica più bella!
Quando la sua amica Giusi mise sull'altalena il figlioletto per la prima volta, anni fa, era commossa nel dirle "Sapessi quanto ho sognato questo momento!".
Perché ci sono piccole cose che hai sempre immaginato che avresti fatto un giorno con i tuoi figli, cose talmente insignificanti che vivendo le dimentichi.
Ma quando ti ci trovi un bel giorno, inaspettatamente, ecco che ti torna in mente quel lontano desiderio nascosto e ti invade con la sua semplicità, e non puoi fare altro che lasciarti andare alla felicità.
Mamma ha sempre sognato questo momento; accompagnati dal sole, dal vento del lago, dal profumo del bosco che sboccia, i brambillen hanno avuto la loro gita in bicicletta e Mamma il suo traguardo di gioia.
Fra uno starnuto e l'altro e lo stropicciarsi degli occhi per l'allergia.
Fra un "Mamma guarda che bel fior…" e una caduta, "Mamma un topo mort…" e un'altra caduta.
Fra un "Sono troppo stanco..." e un "Vediamo chi arriva prima!"
Ora, tu che leggi, chiederai "Ma non aveva deciso di non scrivere più?"
E chi scrive ti risponde che si, è vero, questa era l'idea e lo è ancora.
Ma ogni tanto è bello farsi sorprendere da un gesto non programmato, senza pensarci troppo. E decidere che qualche volta chi li ama deve sapere che cosa succede oltralpe, a questa famiglia lontana,
che vive in un paesino sperduto al limitare del bosco, e che nonostante la distanza sta facendo un'esperienza davvero meravigliosa...
mercoledì 5 marzo 2014
Carnevale
E' arrivato il martedi grasso, ultimo giorno di festeggiamenti carnascialeschi.
Mamma ha mangiato la minestrina di verdure della sera prima e ha deciso che no, non si può, non di martedi grasso. Aveva quindi tutta l'intenzione di rifarsi assaggiando uno dei famosi Berliner, che poi non è altro che il modo locale di chiamare normalissimi krapfen.
Qui non usano le chiacchiere, le castagnole, la cicerchiata e tutto l'arsenale di dolcissimo colesterolo a cui l'aveva abituata da bambina la nonna marchigiana, ma si godono vassoi ricolmi di krapfen.
"Vado a prendere i bambini e poi ci prendiamo un krapfen, vuoi che non li vendano al carnevale?" aveva pensato prima di uscire.
Ma si sbagliava.
Mamma era anche abituata ad essere difesa con le unghie da un nonno Bruno suo coetaneo quando veniva portata al carnevale nella città del mare, e si aspettava le ben note scene di isteria generale al lancio dei dolciumi, con ombrelli aperti all'insù per raccoglierle al volo, spintoni di chi saltava più in alto, pedate degli adulti sulle caramelle per terra per non farle raccogliere dai bambini più rapidi, e lancio di schiuma e uova sulla folla.
"Brontolo, è meglio se vieni anche tu, non si sa mai..."
Nessuna bancarella, nessuna vendita, nessuna fonte di guadagno. Solo centinaia e centinaia di persone vestite con maschere fatte in casa (bellissime!), o truccate, colorate di mille colori, sorridenti e allegre.
Gente di tutte le età: quelli di sesso maschile con in mano una bottiglia di birra sempre piena, quelli in maschera con buste pesanti di caramelle e popcorn da regalare, i bambini con altrettante buste zeppe di caramelle e popcorn ricevuti.
"Per di qua! Dede, lo scimmione ti regala un lecca lecca! Per di là! Macco, la strega ti dà le caramelle! Qui, venite, hanno tirato le caramelle gommose! Là, presto, hanno tirato i soldini di cioccolata!"
Mamma si è divertita come non mai.
I bambini si lanciavano a raccogliere da terra i dolcetti che tiravano dai carri della parata, accanto a signore attempate che prendevano con calma quelle che sfuggivano ai piccoli.
E poi gliele regalavano ridendo divertite.
Dopo due ore di musica a palla ("Mamma, ma perchè è così alto il volume? Per farlo sentire anche gli animali?"), di stelle filanti tirate esclusivamente dai brambillini e con cui hanno giocato tutti i bambini della città ("Brontolo ma non è che ci arrestano per aver imbrattato il suolo pubblico?"), di raccolta di caramelle e ringraziamenti, il panda e il leone sono stramazzati al suolo.
"Eddai, no, non potete mollare ora! Andiamo, balliamo, giochiamo, divertiamoci! Siamo giovani! Ah.. no? proprio a casa? così, senza nemmeno andare a vedere cosa c'è laggiù? Ok... ho capito. A casa"
Mamma è stata schiacciata da una manifesta inferiorità numerica, ed ha dovuto abbandonare il campo con due zainetti pesantissimi.
Le è spettato l'arduo compito di assaggiare le diverse qualità di caramelle (per il bene dei figli), e di buttare quelle schiacciate.
E alla fine della giornata, la tapina non ha nemmeno assaggiato un minuscolo, misero, e infinitesimo krapfen.
Si scusa per l'affronto, ma oggi dovrà decisamente rimediare all'astinenza.
Mamma ha mangiato la minestrina di verdure della sera prima e ha deciso che no, non si può, non di martedi grasso. Aveva quindi tutta l'intenzione di rifarsi assaggiando uno dei famosi Berliner, che poi non è altro che il modo locale di chiamare normalissimi krapfen.
Qui non usano le chiacchiere, le castagnole, la cicerchiata e tutto l'arsenale di dolcissimo colesterolo a cui l'aveva abituata da bambina la nonna marchigiana, ma si godono vassoi ricolmi di krapfen.
"Vado a prendere i bambini e poi ci prendiamo un krapfen, vuoi che non li vendano al carnevale?" aveva pensato prima di uscire.
Ma si sbagliava.
Mamma era anche abituata ad essere difesa con le unghie da un nonno Bruno suo coetaneo quando veniva portata al carnevale nella città del mare, e si aspettava le ben note scene di isteria generale al lancio dei dolciumi, con ombrelli aperti all'insù per raccoglierle al volo, spintoni di chi saltava più in alto, pedate degli adulti sulle caramelle per terra per non farle raccogliere dai bambini più rapidi, e lancio di schiuma e uova sulla folla.
"Brontolo, è meglio se vieni anche tu, non si sa mai..."
E si ri-sbagliava.
Nessuna bancarella, nessuna vendita, nessuna fonte di guadagno. Solo centinaia e centinaia di persone vestite con maschere fatte in casa (bellissime!), o truccate, colorate di mille colori, sorridenti e allegre.
Gente di tutte le età: quelli di sesso maschile con in mano una bottiglia di birra sempre piena, quelli in maschera con buste pesanti di caramelle e popcorn da regalare, i bambini con altrettante buste zeppe di caramelle e popcorn ricevuti.
"Per di qua! Dede, lo scimmione ti regala un lecca lecca! Per di là! Macco, la strega ti dà le caramelle! Qui, venite, hanno tirato le caramelle gommose! Là, presto, hanno tirato i soldini di cioccolata!"
Mamma si è divertita come non mai.
I bambini si lanciavano a raccogliere da terra i dolcetti che tiravano dai carri della parata, accanto a signore attempate che prendevano con calma quelle che sfuggivano ai piccoli.
E poi gliele regalavano ridendo divertite.
Dopo due ore di musica a palla ("Mamma, ma perchè è così alto il volume? Per farlo sentire anche gli animali?"), di stelle filanti tirate esclusivamente dai brambillini e con cui hanno giocato tutti i bambini della città ("Brontolo ma non è che ci arrestano per aver imbrattato il suolo pubblico?"), di raccolta di caramelle e ringraziamenti, il panda e il leone sono stramazzati al suolo.
"Eddai, no, non potete mollare ora! Andiamo, balliamo, giochiamo, divertiamoci! Siamo giovani! Ah.. no? proprio a casa? così, senza nemmeno andare a vedere cosa c'è laggiù? Ok... ho capito. A casa"
Mamma è stata schiacciata da una manifesta inferiorità numerica, ed ha dovuto abbandonare il campo con due zainetti pesantissimi.
Le è spettato l'arduo compito di assaggiare le diverse qualità di caramelle (per il bene dei figli), e di buttare quelle schiacciate.
E alla fine della giornata, la tapina non ha nemmeno assaggiato un minuscolo, misero, e infinitesimo krapfen.
Si scusa per l'affronto, ma oggi dovrà decisamente rimediare all'astinenza.
martedì 4 marzo 2014
Rosenmontag
E' lunedi mattina.
Mamma si sente un po' come nella pubblicità della famosa crociera, immersa in una minuscola vasca da bagno col rubinetto e gli occhi che gocciolano (e non ci sono vasche da bagno in casa sua).
Non ha fatto cose speciali in vacanza, ma già il fatto di essere in vacanza ha reso tutto speciale.
E' lunedi mattina, dunque, e ricomincia la solita solfa: Vieni a lavare la faccia! Ancora non hai finito di mangiare? Infila la maglia, presto! Non puoi uscire senza scarpe! Non strillate per le scale! Ecco, come al solito siamo in ritardo...
Mamma è in depressione post-vacanza e non sa essere molto convincente nel consolare i bambini che si ribellano all'asilo. Ma poi tutto procede, tutto va come deve, e i tre si infilano in macchina ed arrivano al cruccasilo.
Appena entrano, sono osservati da decine di occhietti allibiti.
Gli stranieri guardano gli autoctoni, gli autoctoni guardano gli stranieri, e Mamma si batte una mano sulla fronte. "Lo sapevo, lo sapevo che dovevo portarmi dietro i vostri costumi di carnevale!"
Ogni essere vivente all'interno dell'asilo, dal bebè più piccolo alla Rottermeir più odiosa, è in maschera. A parte loro tre, ovviamente.
La direttrice è un impeccabile e serissimo funghetto, con i ciuffi di spore alle caviglie e il cappello rosso a pallini. Le maestre sono ballerine, fate, Pippicalzelunghe, infermiere, principesse... e i bambini sono un incanto, un po' per i travestimenti e un po' per la loro felicità.
E' il Rosenmontag, una specie di "lunedi grasso", il culmine del periodo carnevalesco assieme al giovedì e al martedì; è stata organizzata una piccola sfilata dell'asilo fino al municipio, dove vengono distribuiti krapfen e caramelle.
Così Mamma torna a casa a prendere il vestito da panda e quello da leone, torna all'asilo a travestire i due cuccioli e per la prima volta esce senza tragedie, lasciandoli a ruggire di gusto.
In giro, ogni giovane è travestito, o quantomeno truccato, e lei si sente scialba e triste nella sua giacca antracite.
La nostalgia da vacanza svanisce in nulla.
P.S.
Oggi pomeriggio, grande festa nell'intera città, con la parata dei carri per le vie principali.
L'ufficio di Brontolo è deserto: perchè qui, il Carnevale, è una cosa seria!
Mamma si sente un po' come nella pubblicità della famosa crociera, immersa in una minuscola vasca da bagno col rubinetto e gli occhi che gocciolano (e non ci sono vasche da bagno in casa sua).
Non ha fatto cose speciali in vacanza, ma già il fatto di essere in vacanza ha reso tutto speciale.
E' lunedi mattina, dunque, e ricomincia la solita solfa: Vieni a lavare la faccia! Ancora non hai finito di mangiare? Infila la maglia, presto! Non puoi uscire senza scarpe! Non strillate per le scale! Ecco, come al solito siamo in ritardo...
Mamma è in depressione post-vacanza e non sa essere molto convincente nel consolare i bambini che si ribellano all'asilo. Ma poi tutto procede, tutto va come deve, e i tre si infilano in macchina ed arrivano al cruccasilo.
Appena entrano, sono osservati da decine di occhietti allibiti.
Gli stranieri guardano gli autoctoni, gli autoctoni guardano gli stranieri, e Mamma si batte una mano sulla fronte. "Lo sapevo, lo sapevo che dovevo portarmi dietro i vostri costumi di carnevale!"
Ogni essere vivente all'interno dell'asilo, dal bebè più piccolo alla Rottermeir più odiosa, è in maschera. A parte loro tre, ovviamente.
La direttrice è un impeccabile e serissimo funghetto, con i ciuffi di spore alle caviglie e il cappello rosso a pallini. Le maestre sono ballerine, fate, Pippicalzelunghe, infermiere, principesse... e i bambini sono un incanto, un po' per i travestimenti e un po' per la loro felicità.
E' il Rosenmontag, una specie di "lunedi grasso", il culmine del periodo carnevalesco assieme al giovedì e al martedì; è stata organizzata una piccola sfilata dell'asilo fino al municipio, dove vengono distribuiti krapfen e caramelle.
Così Mamma torna a casa a prendere il vestito da panda e quello da leone, torna all'asilo a travestire i due cuccioli e per la prima volta esce senza tragedie, lasciandoli a ruggire di gusto.
In giro, ogni giovane è travestito, o quantomeno truccato, e lei si sente scialba e triste nella sua giacca antracite.
La nostalgia da vacanza svanisce in nulla.
P.S.
Oggi pomeriggio, grande festa nell'intera città, con la parata dei carri per le vie principali.
L'ufficio di Brontolo è deserto: perchè qui, il Carnevale, è una cosa seria!
mercoledì 5 febbraio 2014
L'allenatore
Tutto iniziò un giorno nella pizzeria "Da Bruno".
"Brontolo, guarda queste foto! ci sono delle squadre di calcio con bambini dell'età di Macco! Perchè non lo iscriviamo?"
Brontolo lì per lì non aveva reagito, poi ha scoperto che la moglie aveva preso accordi con l'allenatore per il martedi successivo, e da quel momento tutto ha avuto inizio.
"Anche io andavo a calcio da piccolo" ha esordito. "Mi piaceva moltissimo, ero molto bravo"
Per passare velocemente ad un "Quando arriva martedi? Non vedo l'ora di andare a calcio!"
e terminare con una serie di domande in magnifico climax ascendente: "Ma che ne dici se mi propongo come allenatore per il prossimo anno? Che dici, mi metto la tuta? E che dici, porto gli schemi?"
"Macco... ma lo sai che quando andrai a giocare a calcio papà ti verrà a vedere a tutti gli allenamenti, e ad ogni partita farà il tifo e urlerà come un matto e verrà con te ovunque e ci divertiremo da impazzire?"
"Questi si chiama plagio, attento Brontolo..." lo ammoniva lei.
"Ma io lo dico solo per loro, mica per me. Eh Macco? Vero che non vedi l'ora di andare a calcio con il papà?"
E finalmente ieri è arrivato il giorno X.
"Metto la sveglia alle 7 così posso uscire in tempo per la lezione".
Il massimo dell'aberrazione.
E così, in una palestra immensa come quattro delle nostre, due giovanotti e una ventina di marmocchi fra i 3 e i 6 anni correvano avanti e indietro seguendo comandi incomprensibili.
Dede ha resistito quattro minuti, e in quel frangente si è scatenato nella sola attività di riempire di bacini il fratello e la madre.
Macco si è divertito come un matto mentre da bordo campo, qualcuno, con la scusa che la creatura non capiva il tedesco:
"Macco! Ma che fai lì? Corri! devi fare goal da quella parte!"
"Macco! Non ti fare passare avanti! E sbrigati, nooo, cavolo, ma come si fa?"
"Macco! Ancora? Non vedi che quello ti è passato avanti? Corri a prendere la palla, allora!"
"Amore, allora ti sei divertito? Ci vuoi tornare la prossima settimana?" ha chiesto Mamma a lezione finita.
"Non ci vojo tonnare mai più mamma"
"E PERCHE'?" un grido stridulo da poco lontano.
"Pecchè non so fare niente"
"Tesoro, non ti preoccupare. Ci tornerai solo quando avrai voglia, d'accordo? Aspettiamo che diventi un pochino più grande se vuoi"
"Ma che dici? Macco, anche papà non sapeva fare all'inizio, ma poi si è allenato ed è diventato bravo, e anche tu se ti alleni diventerai bravissimo. Se inizi ora, da grande saprai fare meglio di tutti"
Silenzio.
"Non ci vojo tonnare mai più mamma"
Oggi in casa brambillen vaga l'ombra di un uomo distrutto.
giovedì 30 gennaio 2014
Al cimitero
Era già tardi quando i tre sono arrivati al cancello del cimitero.
"Sarà chiuso ormai", ha detto Mamma guardando torva un piccolo ribelle accucciato al di là della strada, in fase di sciopero da camminamento autonomo.
E invece era aperto, perchè i cimiteri qui, semplicemente, non chiudono.
"Ed eccoci qui!" ha esclamato lei, cercando di assumere un contegno mesto e dignitoso, ma non tanto da preoccupare i bambini.
"Mamma, guarda! Un geco! E qui un angioletto! Macco, corri, guarda un gattino! Sono tutti finti!"
Dede saltellava da una tomba all'altra, estasiato, sotto gli occhi benevoli di una coppia di anziane signore.
Contrariamente a quelli della sua città d'origine, i cimiteri stranieri che Mamma ha visitato hanno ampi giardini, e le lapidi sono inserite direttamente nel terreno, con una piccola aiuola in cui la gente mette piante, fiori e statuette.
Mentre Dede studiava fiori e "decorazioni", Macco cercava di spegnere i lumini soffiando a più non posso.
"Non puoi spegnerli Macco, sono chiusi dentro una gabbietta fatta apposta per il vento e la pioggia"
"E nemmeno se viene il lupo dei tre poccellini?"
"No, nemmeno lui può, e comunque non devi spegnerli"
"Pecchè? se li spengo muoro?"
Mamma riprendeva ora uno ora l'altro, a bassa voce.
"Bambini, non strillate per favore" ("Pecchè? i motti si arrabbiano?")
"Guardate, ma non toccate le tombe mi raccomando" ("Pecchè? Se le tocco muoro?")
"Questa fontana dà l'acqua che serve per annaffiare" ("E se mi bagno? Eh? Muoro?")
"Vedete tutte queste corone di fiori? Significa che hanno sepolto qualcuno di recente" ("Dede no, non annusalli, se li annusi muori! Anzi si, si, annusali...")
I tre hanno gironzolato senza meta, notando che gli unici a mettere le foto sono gli stranieri, e che è usanza acquistare tombe di famiglia su cui fanno incidere subito i nomi, con la data lasciata in bianco (no, a Mamma farebbe un certo effetto avere una lapide bell'e pronta col suo nome sopra...).
"Ora avete capito che i morti non fanno paura? Avete visto com'è bello un cimitero?"
"Si ma... "
"Dimmi, non ti è piaciuto?"
"No, no, è che..."
"Coraggio, chiedimi quello che vuoi Dede"
"D'accordo mamma. Ma mamma... alla fine... ma la nonna Tina dov'è?"
"Sarà chiuso ormai", ha detto Mamma guardando torva un piccolo ribelle accucciato al di là della strada, in fase di sciopero da camminamento autonomo.
E invece era aperto, perchè i cimiteri qui, semplicemente, non chiudono.
"Ed eccoci qui!" ha esclamato lei, cercando di assumere un contegno mesto e dignitoso, ma non tanto da preoccupare i bambini.
"Mamma, guarda! Un geco! E qui un angioletto! Macco, corri, guarda un gattino! Sono tutti finti!"
Dede saltellava da una tomba all'altra, estasiato, sotto gli occhi benevoli di una coppia di anziane signore.
Contrariamente a quelli della sua città d'origine, i cimiteri stranieri che Mamma ha visitato hanno ampi giardini, e le lapidi sono inserite direttamente nel terreno, con una piccola aiuola in cui la gente mette piante, fiori e statuette.
Mentre Dede studiava fiori e "decorazioni", Macco cercava di spegnere i lumini soffiando a più non posso.
"Non puoi spegnerli Macco, sono chiusi dentro una gabbietta fatta apposta per il vento e la pioggia"
"E nemmeno se viene il lupo dei tre poccellini?"
"No, nemmeno lui può, e comunque non devi spegnerli"
"Pecchè? se li spengo muoro?"
Mamma riprendeva ora uno ora l'altro, a bassa voce.
"Bambini, non strillate per favore" ("Pecchè? i motti si arrabbiano?")
"Guardate, ma non toccate le tombe mi raccomando" ("Pecchè? Se le tocco muoro?")
"Questa fontana dà l'acqua che serve per annaffiare" ("E se mi bagno? Eh? Muoro?")
"Vedete tutte queste corone di fiori? Significa che hanno sepolto qualcuno di recente" ("Dede no, non annusalli, se li annusi muori! Anzi si, si, annusali...")
I tre hanno gironzolato senza meta, notando che gli unici a mettere le foto sono gli stranieri, e che è usanza acquistare tombe di famiglia su cui fanno incidere subito i nomi, con la data lasciata in bianco (no, a Mamma farebbe un certo effetto avere una lapide bell'e pronta col suo nome sopra...).
"Ora avete capito che i morti non fanno paura? Avete visto com'è bello un cimitero?"
"Si ma... "
"Dimmi, non ti è piaciuto?"
"No, no, è che..."
"Coraggio, chiedimi quello che vuoi Dede"
"D'accordo mamma. Ma mamma... alla fine... ma la nonna Tina dov'è?"
venerdì 6 dicembre 2013
San Nicolen
Avevano ospiti ieri sera i brambillen, è per questo che sono usciti in piena notte.
Mentre accompagnavano gli amici fuori, Brontolo è rientrato con due pacchetti in mano, quasi allarmato. "Rachele cosa sono questi?"
Mamma ha guardato i due sacchettini lucidi. "Non ne ho idea. Dove li hai presi?"
"Qui fuori, sul nostro zerbino."
Stupore, sorpresa.
Li avrà messi Maria, la ragazza russa del primo piano?
O magari la signora bionda del piano terra? (L'orco di fronte lo escludiamo a priori)
Ma perché mai?
Scendendo le scale, davanti ad ogni porta c'era qualcosa: Vanessa, la figlia dell'orco, aveva appeso un'enorme calza, il ragazzino del piano terra aveva lasciato fuori uno scarpone, e la sua dirimpettaia uno stivale della madre. Tutti erano pieni di cioccolatini incartati allo stesso modo, sicuramente provenienti dalla stessa ignota persona.
"Questa è la notte di Sankt Nikolaus" hanno realizzato infine, "ecco cos'è!"
Il 6 dicembre in terra crucca arriva Sankt Nikolaus, vestito come Babbo Natale, e porta doni e cioccolata ai bambini che si sono comportati bene.
Una nuova tradizione appresa in questo paese sperduto nella foresta, immerso nella magia delle luci di Natale.
La sorpresa di un regalo inaspettato, la curiosità, il mistero. Che meraviglia che ci siano ancora persone che fanno questo!
"Allora? Chi sarà stato secondo te?" chiede ancora Brontolo stupito.
Mamma sorride con gli occhi che le brillano per l'emozione.
Prova la stessa sensazione di diversi decenni fa, quando gridava di gioia davanti all'albero di Natale pieno di pacchetti colorati.
"E chi lo sa..." bisbiglia "magari è arrivato per davvero San Nicola..."
Mentre accompagnavano gli amici fuori, Brontolo è rientrato con due pacchetti in mano, quasi allarmato. "Rachele cosa sono questi?"
Mamma ha guardato i due sacchettini lucidi. "Non ne ho idea. Dove li hai presi?"
"Qui fuori, sul nostro zerbino."
Stupore, sorpresa.
Li avrà messi Maria, la ragazza russa del primo piano?
O magari la signora bionda del piano terra? (L'orco di fronte lo escludiamo a priori)
Ma perché mai?
Scendendo le scale, davanti ad ogni porta c'era qualcosa: Vanessa, la figlia dell'orco, aveva appeso un'enorme calza, il ragazzino del piano terra aveva lasciato fuori uno scarpone, e la sua dirimpettaia uno stivale della madre. Tutti erano pieni di cioccolatini incartati allo stesso modo, sicuramente provenienti dalla stessa ignota persona.
"Questa è la notte di Sankt Nikolaus" hanno realizzato infine, "ecco cos'è!"
Il 6 dicembre in terra crucca arriva Sankt Nikolaus, vestito come Babbo Natale, e porta doni e cioccolata ai bambini che si sono comportati bene.
Una nuova tradizione appresa in questo paese sperduto nella foresta, immerso nella magia delle luci di Natale.
La sorpresa di un regalo inaspettato, la curiosità, il mistero. Che meraviglia che ci siano ancora persone che fanno questo!
"Allora? Chi sarà stato secondo te?" chiede ancora Brontolo stupito.
Mamma sorride con gli occhi che le brillano per l'emozione.
Prova la stessa sensazione di diversi decenni fa, quando gridava di gioia davanti all'albero di Natale pieno di pacchetti colorati.
"E chi lo sa..." bisbiglia "magari è arrivato per davvero San Nicola..."
venerdì 29 novembre 2013
Eins, zwei, Polizei!
"Ma che bel giovanotto tutto vestito di nero! che ci fa nel parcheggio dell'asilo? Uhm, deve avere dei pantaloni belli caldi, guarda lì come sono pesanti, li voglio anch'io..." pensa fra sé Mamma ieri mattina, portando i pargoli all'asilo.
"Guten morgen, Polizei" fa il giovanotto di nero vestito, con un sorriso incoraggiante.
"Oh, buon giorno" risponde Mamma "Le dico subito che non capisco un accidente di tedesco, ma se parla adagio adagio magari ce la posso fare" risponde Mamma per nulla intimorita dalla simil-Gestapo.
"D'accordo non si preoccupi, devo fare solo un controllo. Intanto lei parcheggi e mi aspetti in auto" sillaba lui.
Sfrontata come non pensava di poter mai essere, e con la faccia più tosta che mai, lei sorride a 31 denti (perchè lo ricorderete, uno l'ha lasciato al dentista) e chiede:
"Senta, visto che sono in ritardo di almeno 15 minuti, non è che posso portare uno dei bambini all'asilo e poi torno subito per il controllo?"
"Nein, parcheggi e mi aspetti lì. Devo controllare proprio i bambini"
Eeeeehhhhh? si domanda Mamma. Controllare i bambini?
Così Mamma parcheggia e aspetta.
E' tranquilla per il ritardo, perchè scusa migliore del controllo poliziesco non avrebbe potuto trovare.
Il giovanotto arriva e le spiega che deve verificare che i bambini siano al sicuro in macchina.
"Le cinture, i seggiolini, devo controllare che non ci siano pericoli per loro", e così dicendo le chiede il permesso di aprire la portiera di Macco.
Ma si, và, ho passato l'asirabriciole giusto due settimane fa...
Lui è legato come un salamotto, il poliziotto tira le cinture, prova a sbatacchiare il seggiolino e poi le dice che è molto contento e che il bambino ha un ottimo seggiolino.
Fiufff!
Poi aggira l'auto e va da Dede.
Che ovviamente si è già slacciato tutte le cinture e lo aspetta più libero che mai.
Momento di panico.
"Dede!" grida Mamma pensando per un secondo di farsi spedire le arance siciliane direttamente in gattabuia. "Ma che fai? Riallacciati subito!"
Il poliziotto ride e dice che non ci sono problemi, lo fa scendere e testa il seggiolino.
Tutto a posto, gli piace pure quello.
Documenti? patente? bolli? Macchè.
"C'è solo una cosa signora. Questo finestrino: tutto pieno di ghiaccio non va bene. Prima di partire deve grattarlo via bene"
Ma Mamma è italiana (e probabilmente ubriaca di sonno), e non sa tacere nemmeno di fronte all'evidenza.
"Ha ragione, ma... è quello dietro di me. Li ho puliti tutti ma quello a che cosa mi serve?"
Lui le spiega educatamente che non importa, i finestrini vanno puliti ugualmente; poi le tende la mano, la saluta e le augura una buona giornata.
Mamma va dalle maestre con la sua scusa spettacolare per il ritardo, poi torna al parcheggio.
Loro non ci sono più.
Incontra di nuovo i poliziotti lungo la strada, hanno fermato altre persone e le fanno un cenno di saluto mentre passa.
Nessun blocchetto per le multe, solo il desiderio di correggere, spiegare e insegnare.
E' così che deve essere, accidenti.
E' proprio così che dovrebbe essere...
"Guten morgen, Polizei" fa il giovanotto di nero vestito, con un sorriso incoraggiante.
"Oh, buon giorno" risponde Mamma "Le dico subito che non capisco un accidente di tedesco, ma se parla adagio adagio magari ce la posso fare" risponde Mamma per nulla intimorita dalla simil-Gestapo.
"D'accordo non si preoccupi, devo fare solo un controllo. Intanto lei parcheggi e mi aspetti in auto" sillaba lui.
Sfrontata come non pensava di poter mai essere, e con la faccia più tosta che mai, lei sorride a 31 denti (perchè lo ricorderete, uno l'ha lasciato al dentista) e chiede:
"Senta, visto che sono in ritardo di almeno 15 minuti, non è che posso portare uno dei bambini all'asilo e poi torno subito per il controllo?"
"Nein, parcheggi e mi aspetti lì. Devo controllare proprio i bambini"
Eeeeehhhhh? si domanda Mamma. Controllare i bambini?
Così Mamma parcheggia e aspetta.
E' tranquilla per il ritardo, perchè scusa migliore del controllo poliziesco non avrebbe potuto trovare.
Il giovanotto arriva e le spiega che deve verificare che i bambini siano al sicuro in macchina.
"Le cinture, i seggiolini, devo controllare che non ci siano pericoli per loro", e così dicendo le chiede il permesso di aprire la portiera di Macco.
Ma si, và, ho passato l'asirabriciole giusto due settimane fa...
Lui è legato come un salamotto, il poliziotto tira le cinture, prova a sbatacchiare il seggiolino e poi le dice che è molto contento e che il bambino ha un ottimo seggiolino.
Fiufff!
Poi aggira l'auto e va da Dede.
Che ovviamente si è già slacciato tutte le cinture e lo aspetta più libero che mai.
Momento di panico.
"Dede!" grida Mamma pensando per un secondo di farsi spedire le arance siciliane direttamente in gattabuia. "Ma che fai? Riallacciati subito!"
Il poliziotto ride e dice che non ci sono problemi, lo fa scendere e testa il seggiolino.
Tutto a posto, gli piace pure quello.
Documenti? patente? bolli? Macchè.
"C'è solo una cosa signora. Questo finestrino: tutto pieno di ghiaccio non va bene. Prima di partire deve grattarlo via bene"
Ma Mamma è italiana (e probabilmente ubriaca di sonno), e non sa tacere nemmeno di fronte all'evidenza.
"Ha ragione, ma... è quello dietro di me. Li ho puliti tutti ma quello a che cosa mi serve?"
Lui le spiega educatamente che non importa, i finestrini vanno puliti ugualmente; poi le tende la mano, la saluta e le augura una buona giornata.
Mamma va dalle maestre con la sua scusa spettacolare per il ritardo, poi torna al parcheggio.
Loro non ci sono più.
Incontra di nuovo i poliziotti lungo la strada, hanno fermato altre persone e le fanno un cenno di saluto mentre passa.
Nessun blocchetto per le multe, solo il desiderio di correggere, spiegare e insegnare.
E' così che deve essere, accidenti.
E' proprio così che dovrebbe essere...
mercoledì 13 novembre 2013
San Martino
Mamma ha scoperto che l'estate di San Martino c'è anche in Germania. Bello no? Il sole splende da due giorni e le temperature diurne sciolgono la brina che rende i campi immacolati. La mattina ogni ramo sgocciola acqua, così come le insegne stradali e le finestre di casa.
Il ghiaccio si scioglie, e il mondo diventa lucido e brillante.
Lunedi sera c'è stata la festa delle lanterne al cruccasilo, dopo un'organizzazione durata settimane: si festeggia il nobile gesto di S.Martino (che donò metà del suo mantello ad un mendicante), facendo un trenino di lanterne che porti luce e calore nel mondo.
Ogni bambino ha costruito e pitturato la sua lanterna, e Mamma ha procurato dei bastoni selvatici per reggerla. Si sono vestiti ben pesanti e nel buio fitto delle 18 sono andati all'asilo.
I Tedeschi, dal canto loro, avevano comperato bastoni da veri professionisti, illuminati come alberi di natale, e indossavano un semplice impermeabile sopra le felpe.
Lumini colorati in tutto il giardino, candele sui muretti, un falò scoppiettante, e nell'aria l'odore dolce del Glue Wine intriso di cannella.
Mamma ha consegnato Dede alle maestre, che gli hanno acceso la candelina. Poi ha accompagnato Macco nella sua classe. Emozionato e contento, Dede non riusciva a smettere di contemplare la sua fiammella.
"I bambini faranno una processione con le lanterne accese fino ad uno spiazzo erboso dove canteranno delle canzoni. I genitori li devono aspettare all'asilo"
Mamma era già in ansia ma sulla carta, per i Tedeschi, funziona così.
Ma poichè separare Macco dalla mamma è impresa titanica pure per le crucche, hanno optato per un politicissimo "Perchè non viene anche lei insieme a noi?"
Mamma faceva filmini e sorrideva a tutti, quando la maestra di Dede, trafelata, le ha chiesto dove fosse finito il bambino.
"Con voi, naturalmente" ha risposto Mamma sorridendo e facendo filmini.
"No, pensavamo fosse con lei".
"Sta scherzando, vero?" ha chiesto Mamma in italiano, senza sorridere nemmeno un po'.
Provate per un secondo a mettervi nei panni ben pesanti di Mamma e provate a sentire cosa combina il vostro stomaco. E poi il vostro cervello. E poi osservate dove corrono le vostre gambe, e come grida la vostra voce. Provate da soli, così Mamma evita di rivangare.
E poi un pianto acuto che ti pare di riconoscere, un "Mammaaa" che si confonde fra le mille voci, e Dede che tira su col naso per mano con un'altra maestra.
Gli si era spenta la candelina ed era andato a cercare la mamma "perchè dirlo in tedesco era troppo difficile, ma la mamma non c'era più..."
E così la carovana si è messa in marcia, con la maestra che piano piano tornava a respirare e riprendeva colore, e tutti i genitori che rimanevano in giardino.
Tutti tranne due.
Indovinate?
Bravi.
Un freddo becco. Una camminata nel buio con lucine che si spegnavano, lanterne che cadevano e maestre perfettamente all'altezza della situazione. Da noi ci sarebbe stato un altissimo tasso di invecchiamento precoce fra le insegnanti, ma loro erano perfettamente tranquille in mezzo a bambini silenziosi e ordinati.
Tutti tranne due.
Indovinate?
Bravi.
Nel mezzo dei canti, mentre Mamma sorrideva e filmava, una vocina gridava "Guardate tutti! Faccio le nuvole di fumo!", un'altra "Mamma pecchè non andiamo a mangiale?" e due voci adulte bisbigliavano "Sssssshhhhh!" piene di vergogna.
Una volta tornati nel giardino illuminato a festa, i brambilli se ne sono andati alla chetichella, intirizziti come ghiaccioli nei loro giacconi pesanti, nei 2 gradi centigradi di questa caldissima estate di San Martino.
Il ghiaccio si scioglie, e il mondo diventa lucido e brillante.
Lunedi sera c'è stata la festa delle lanterne al cruccasilo, dopo un'organizzazione durata settimane: si festeggia il nobile gesto di S.Martino (che donò metà del suo mantello ad un mendicante), facendo un trenino di lanterne che porti luce e calore nel mondo.
Ogni bambino ha costruito e pitturato la sua lanterna, e Mamma ha procurato dei bastoni selvatici per reggerla. Si sono vestiti ben pesanti e nel buio fitto delle 18 sono andati all'asilo.
I Tedeschi, dal canto loro, avevano comperato bastoni da veri professionisti, illuminati come alberi di natale, e indossavano un semplice impermeabile sopra le felpe.
Lumini colorati in tutto il giardino, candele sui muretti, un falò scoppiettante, e nell'aria l'odore dolce del Glue Wine intriso di cannella.
Mamma ha consegnato Dede alle maestre, che gli hanno acceso la candelina. Poi ha accompagnato Macco nella sua classe. Emozionato e contento, Dede non riusciva a smettere di contemplare la sua fiammella.
"I bambini faranno una processione con le lanterne accese fino ad uno spiazzo erboso dove canteranno delle canzoni. I genitori li devono aspettare all'asilo"
Mamma era già in ansia ma sulla carta, per i Tedeschi, funziona così.
Ma poichè separare Macco dalla mamma è impresa titanica pure per le crucche, hanno optato per un politicissimo "Perchè non viene anche lei insieme a noi?"
Mamma faceva filmini e sorrideva a tutti, quando la maestra di Dede, trafelata, le ha chiesto dove fosse finito il bambino.
"Con voi, naturalmente" ha risposto Mamma sorridendo e facendo filmini.
"No, pensavamo fosse con lei".
"Sta scherzando, vero?" ha chiesto Mamma in italiano, senza sorridere nemmeno un po'.
Provate per un secondo a mettervi nei panni ben pesanti di Mamma e provate a sentire cosa combina il vostro stomaco. E poi il vostro cervello. E poi osservate dove corrono le vostre gambe, e come grida la vostra voce. Provate da soli, così Mamma evita di rivangare.
E poi un pianto acuto che ti pare di riconoscere, un "Mammaaa" che si confonde fra le mille voci, e Dede che tira su col naso per mano con un'altra maestra.
Gli si era spenta la candelina ed era andato a cercare la mamma "perchè dirlo in tedesco era troppo difficile, ma la mamma non c'era più..."
E così la carovana si è messa in marcia, con la maestra che piano piano tornava a respirare e riprendeva colore, e tutti i genitori che rimanevano in giardino.
Tutti tranne due.
Indovinate?
Bravi.
Un freddo becco. Una camminata nel buio con lucine che si spegnavano, lanterne che cadevano e maestre perfettamente all'altezza della situazione. Da noi ci sarebbe stato un altissimo tasso di invecchiamento precoce fra le insegnanti, ma loro erano perfettamente tranquille in mezzo a bambini silenziosi e ordinati.
Tutti tranne due.
Indovinate?
Bravi.
Nel mezzo dei canti, mentre Mamma sorrideva e filmava, una vocina gridava "Guardate tutti! Faccio le nuvole di fumo!", un'altra "Mamma pecchè non andiamo a mangiale?" e due voci adulte bisbigliavano "Sssssshhhhh!" piene di vergogna.
Una volta tornati nel giardino illuminato a festa, i brambilli se ne sono andati alla chetichella, intirizziti come ghiaccioli nei loro giacconi pesanti, nei 2 gradi centigradi di questa caldissima estate di San Martino.
lunedì 5 agosto 2013
Festa d'estate
"Hhh" è quel verso che si fa inspirando velocemente aria con la bocca, quando si è stupiti o spaventati o sorpresi da qualcosa di inaspettato.
E dunque PUM-verde: "Hhhhhh!"
PUM-rosso: "Hhhhh!"
PUM-bianco: "Hhhhh!"
PUM-rosa: "Oooohhhh!"
PUM-giallo: "Ooooohhhh!"
PUM-verde: "Verde!"
PUM-rosa: "Rosa!"
PUM-bianco: "Rosa!"
PUM-rosso: "Verde!"
PUM-viola: "Viola!"
PUM-multicolori: "Verde!"
"Dede, amore! Non è verde quello... sono tanti colori tutti insieme!"
RIPUM-multicolori: "Multicolori! Ma mamma.... sembrano tante stelle..."
E dunque PUM-verde: "Hhhhhh!"
PUM-rosso: "Hhhhh!"
PUM-bianco: "Hhhhh!"
PUM-rosa: "Oooohhhh!"
PUM-giallo: "Ooooohhhh!"
PUM-verde: "Verde!"
PUM-rosa: "Rosa!"
PUM-bianco: "Rosa!"
PUM-rosso: "Verde!"
PUM-viola: "Viola!"
PUM-multicolori: "Verde!"
"Dede, amore! Non è verde quello... sono tanti colori tutti insieme!"
RIPUM-multicolori: "Multicolori! Ma mamma.... sembrano tante stelle..."
Vedere per la prima volta i fuochi dentifricio con i bimbi abbarbicati in braccio come koala, ha un suo inaspettato, dolcissimo e meraviglioso fascino.
lunedì 1 luglio 2013
Primi figli
E ti ricordi quel giorno?
Lacrime e lamenti, febbre e notti bianche, nervosismo e dolore, e finalmente lui esce.
Vedi una fascetta perlacea che fa capolino da tanto gonfiore, e non ti sembra vero che stia succedendo proprio a lui: il tuo cucciolo sdentato ha un dentino!
Il culetto è rosso, tosse e raffreddore anche se i pediatri dicono che non centra nulla, e tu sei stata così brava con lui che è cresciuto il suo primo dentino.
Certo è ovvio che tu non centri affatto con l'evento naturale, ma una neo mamma ha bisogno di conferme in ogni cosa, e anche un dente che spunta può essere motivo di orgoglio.
Ti ricordi l'emozione?
La gengiva é tagliata e non sai far altro che piangere di gioia, e lo diresti a tutti!
È il tuo primo figlio, il suo primo dente, e sei felice.
Poi passano gli anni, e di emozioni così ne provi sempre meno perché ormai hai capito che la natura fa il suo corso nonostante te, e che se tuo figlio é sopravvissuto fino ad oggi, in fondo proprio male non sei stata.
Passano gli anni e tu dimentichi.
Finché un giorno, mentre lui strilla canzoni inventate, ti accorgi con terrore che ha un dente storto. Già pensi al dentista, all'apparecchio, sarà fisso o mobile, oddio ma da chi avrà preso che noi abbiamo i denti tutti dritti...
"Dede fà vedere un attimo il dente!" gli dici allarmata.
Lui si ferma e spalanca la bocca, e sì: è davvero storto.
"Caspita amore ma questo dente..."
Lo tocca Mamma, il dentino, e come se nulla fosse quello torna a posto.
"Dede, ma questo dentino dondola!"
E come quel giorno di cinque anni fa la pelle ti si arriccia, il cuore fa un tonfo e le lacrime si sciolgono in un rivoletto sottile.
È il tuo primo figlio, il suo primo dente che dondola, e sei felice.
Lacrime e lamenti, febbre e notti bianche, nervosismo e dolore, e finalmente lui esce.
Vedi una fascetta perlacea che fa capolino da tanto gonfiore, e non ti sembra vero che stia succedendo proprio a lui: il tuo cucciolo sdentato ha un dentino!
Il culetto è rosso, tosse e raffreddore anche se i pediatri dicono che non centra nulla, e tu sei stata così brava con lui che è cresciuto il suo primo dentino.
Certo è ovvio che tu non centri affatto con l'evento naturale, ma una neo mamma ha bisogno di conferme in ogni cosa, e anche un dente che spunta può essere motivo di orgoglio.
Ti ricordi l'emozione?
La gengiva é tagliata e non sai far altro che piangere di gioia, e lo diresti a tutti!
È il tuo primo figlio, il suo primo dente, e sei felice.
Poi passano gli anni, e di emozioni così ne provi sempre meno perché ormai hai capito che la natura fa il suo corso nonostante te, e che se tuo figlio é sopravvissuto fino ad oggi, in fondo proprio male non sei stata.
Passano gli anni e tu dimentichi.
Finché un giorno, mentre lui strilla canzoni inventate, ti accorgi con terrore che ha un dente storto. Già pensi al dentista, all'apparecchio, sarà fisso o mobile, oddio ma da chi avrà preso che noi abbiamo i denti tutti dritti...
"Dede fà vedere un attimo il dente!" gli dici allarmata.
Lui si ferma e spalanca la bocca, e sì: è davvero storto.
"Caspita amore ma questo dente..."
Lo tocca Mamma, il dentino, e come se nulla fosse quello torna a posto.
"Dede, ma questo dentino dondola!"
E come quel giorno di cinque anni fa la pelle ti si arriccia, il cuore fa un tonfo e le lacrime si sciolgono in un rivoletto sottile.
È il tuo primo figlio, il suo primo dente che dondola, e sei felice.
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