lunedì 14 dicembre 2015

Di gelati e bruchi

Sono in ginocchio davanti alla lavatrice ad infilarci dentro calze sporche.
Marco mi chiama più volte dalla sua stanza, poi arriva in lacrime. Gli trema leggermente il labbro quando dice: "Mamma, non voglio morire!" e scoppia a piangere.
Il padre se la svigna alla chetichella toccandosi le parti basse, così a me resta la parte più delicata.
Lo abbraccio in silenzio finchè non si tranquillizza, non è successo nulla, è solo un pensiero improvviso che ha sfiorato la sua mente di bimbo…
Quando sento che sospira rilassato, solo allora parlo.

"Sei all'inizio della tua vita, e hai ancora tante cose da fare! non è questo il momento di piangere per la morte non credi? Quando mangi un gelato che cosa fai? Sei felice di mangiarlo o piangi perchè sai che prima o poi finirà?"
"Sono felice di mangiarlo" risponde tirando su col naso.
"Ecco, e così deve essere anche per la vita! Mentre vivi devi essere felice di farlo. Non ha senso piangere perchè un giorno morirai, è come se mangiassi un gelato piangendo, che gusto ci sarebbe?"
Lui annuisce così continuo "E poi chi lo sa… magari non finisce nemmeno tutto, magari dopo c'è qualcosa che noi non immaginiamo neppure!"
"Per esempio?"
"Per esempio pensa ad un bruco. Lui fa il suo bozzolo buio e stretto, e poi si addormenta lì dentro da solo, pensando che quella è la fine della sua vita, e che sicuramente morirà. Ma in realtà dopo qualche giorno ne esce una farfalla! Il bruco non era morto ma si è solo trasformato, e forse anche noi siamo come quel bruco che pensiamo di morire, ma potremmo trasformarci in qualcos'altro di bellissimo!"
"Dopo quanti giorni mamma?"
"E chi lo sa… Ma per il momento sai qual è la cosa più importante?"
"Le coccole della mamma?"
"Non solo tesoro: è essere felici di mangiare il gelato!"

Mi stringe forte, poi si appallottola vicino alla mia pancia: "Mamma posso essere un bruco anche io?"
Così lo prendo e ci sdraiamo sul letto, nascosti sotto ad una coperta. Avvolti nel nostro bozzolo ci coccoliamo e bisbigliamo, finchè non ne usciamo cambiati anche noi. Per lo meno nell'umore.

Dieci minuti, e vedo sul muro un bruchino bianco, di quelli che si trasformano nelle farfalline della pasta. Aborro le farfalline della pasta!
Lo prendo con delicatezza e lo getto nel wc, tirando l'acqua.

Magari alla prossima lezione di filosofia cambio allegoria?

venerdì 11 dicembre 2015

Memoria selettiva

Credo che oltre la metà delle donne che conosco si dimentichi le cose.
Tipo arrivi spedita in una stanza, poi ti guardi intorno e ti domandi "E adesso? Che cosa ci sono ci venuta a fare qui?"
O tipo prendi il telefono in mano e lo guardi con gli occhi da triglia, chiedendoti a chi dovessi telefonare con tanta urgenza, visto che non lo sai più.
Vero o no?
O magari arrivi in camera con le letterine per Babbo Natale in mano, e quando ti siedi per leggerle, le letterine, non le hai più. E chissà dove le hai lasciate visto che nei due metri di tragitto non ci sono -nemmeno a cercarle in tre persone!

Ultimamente sono leggermente distratta.
Mi ricordo i cento bucati per i bambini, ma non quello delle camicie di mio marito.
Mi sono ricordata tutti i regalini per il calendario dell'avvento, ma non di stirargli le camicie, una volta che sono riuscita a lavargliele.
Mi ricordo tutti gli impegni pomeridiani e gli orari di scuola, tutte le merende e i compiti da fare, ma quelle camicie proprio non mi vanno giù.
Finchè lui non comincia a reclamare:

"Senti… una volta che hai tempo… non è che mi stireresti qualche camicia, che me ne sono rimaste solo due?"
E poi "Senti… se non ti disturba troppo… ti puoi ricordare le camicie? Me ne basta anche solo una, sai? ma almeno domani so cosa mettermi!"
E infine "Rachele, non per farti fretta, ma questo è il terzo giorno che metto la stessa camicia: domani cammina da sola. Non è che… eh?"
Ci provo tutte le volte a dirgli che sicuramente lo farò domani, o che lo stavo proprio per fare,  o magari che può stirarsele da solo… ma ce ne sono dodici (12!) nella cesta, e forse ha ragione lui: almeno una gliela potrei stirare.
Non è per pigrizia, è che proprio non me lo ricordo! Faccio parte di quella metà di donne lì, quella che dimentica selettivamente.

E ieri mi compare un memorandum sul computer: "Anniversario di matrimonio". Sobbalzo.
Capperi! L'anniversario! Mi ero dimenticata pure quello!
Lui non risponde a telefono, così gli scrivo una mail:
"Brontolo cavoli oggi è il nostro anniversario! Dieci anni ti rendi conto?!"
"Nooooo… è vero, 10 anni!" risponde lui immediatamente.
"Auguri…. come regalo mi stiri le camicie?"


lunedì 7 dicembre 2015

Un ospedale tedesco

Lei ha appena partorito, e Mamma è andata a trovarla in ospedale.
E' lo stesso ospedale dove si era recata con le contrazioni, incinta di Macco, e aveva tanto desiderato rimanere lì sempre, come in vacanza in un hotel.
Fra i lenzuolini rosa e i cuscinoni da allattamento, fra i camici delle infermiere intonati con la vernice delle pareti e le trapunte dei letti, fra i giochi per i fratelli nella sala d'attesa e il sorriso educato di tutti, Mamma si sentiva in un altro mondo.
"Un hotel a 4 stelle", specificava Brontolo ogni volta che usciva il discorso.

E ora la sua amica ha partorito, e Mamma è andata a trovarla e ha fatto delle foto dell'ospedale che le è rimasto nel cuore.
Niente di trascendentale, sia chiaro.
Particolari che ti fanno sorridere, e ti fanno venire voglia di partorire proprio lì…


Ecco la clinica, vista da fuori.

"Dove posso mettere i fiori?" chiedi appena entri.
"Prego scelga lei: c'è l'armadietto apposta per i vasi. Apra e prenda quello giusto!"


La colazione delle mamme è a buffet.
Sulla porta si legge che viene servita fra le 7.30 e le 9.30: puoi scegliere l'orario con tutta calma!
Cioè mi vuoi dire che non sei costretta a bere the con i soliti tre biscottini secchi alle 7 di mattina?
E che magari riesci a dormire pure un'oretta in più?
(Cosa che in quei giorni non è mai da dare per scontata…)

La sala per la colazione a buffet.
Purtroppo era chiusa all'ora in cui sono arrivata

Il pupo vicino a te? Ma ovviamente! Queste sono le culle, dotate di spondina abbassabile per avere il bebè a portata di mano dal letto della madre. Ti basta allungare la mano ed è lì attaccato a te.
C'è anche il sacco nanna, per chi vuole usarlo.
Personalmente le trovo fantastiche!
Si intravede sulla sinistra il "cuscino da allattamento"
che forniscono a tutte le mamme

Per il parto, la mamma deve arrivare in ospedale solo con due cose: lo spazzolino da denti e… la pancia!
A tutto il resto pensano loro: pannolini, assorbenti, body, tutine di ricambio, biancheria intima post-parto. In ogni stanza c'è un armadio con tutto l'occorrente per la mamma oltre a questo fasciatoio a scomparsa, dotato di tutto.


E per i parenti, nell'attesa del parto o delle visite mediche, c'è una biblioteca al piano dotata di libri, riviste, giornali e libricini per bambini! Gratuita, ovviamente.


Non ho fotografato (non chiedetemi il perchè, non ne ho idea!) i salottini "privati", che sono dotati di un bel tavolo, sedie comode e un divanetto, dove si può andare con la famiglia a festeggiare in santa pace senza disturbare eventuali compagne di stanza, con distributori di bevande calde gratuite.

E dopo aver visto a Milano stanze da sei puerpere insieme, donne allettate nei corridoi con ciuffi di polvere dotati di vita propria, Mamma ha deciso che questo è veramente un altro mondo.


giovedì 3 dicembre 2015

Che cosa è importante

Io e lui passiamo il mercoledì insieme.
Questo è l'ultimo anno che posso permettermi tali fughe d'amore, così ne approfitto per tenerlo a casa con me.
Ieri mattina, al parco, Marco mi propone di andare sull'altalena insieme. Purtroppo i miei due maglioni, più la giacca a vento, più la sciarpa, me la fanno andare un po' strettina (sicuramente non è colpa di quei 4-5 chili di troppo!).
Così mi siedo a cavalcioni sull'altalena, facendolo illuminare per la sorpresa.
"Buona idea mamma! Mi ci metto anche io!"
Rispondo che non gli conviene, perchè in quel modo non riesce a spingersi…

"Ma non è importante spingersi  mamma!" esclama lui sedendosi a sua volta a cavalcioni sull'altalena, "L'importante è questo!" e ride.
Si spinge avanti e indietro e viene addosso a me, che faccio altrettanto.
Iniziamo a giocare così cercando di afferrarci, a dondolare di traverso e a ridere.
"Lo vedi mamma? E' solo questo l'importante!" dice fra le risate, "Questo capisci?" e ride più forte, per ribadire il concetto.

Di fronte alla grande lezione di un minuscolo bambino, taccio e imparo.

lunedì 30 novembre 2015

Un invito specialissimo

In seguito alla vicenda del Pronto Soccorso, all'omaggio ripetuto di scamorze e panettoni (per tenersi buona la belva), ogni volta che incontra Brontolo ora l'Orco si allarga in un sorriso semi sdentato e gli dà amichevoli pacche sulle spalle.
Non fa altrettanto con Mamma, verso la quale continua a mostrare un approccio alquanto formale, forse per via dell'incomunicabilità a cui sono soggetti.

Sabato mattina presto, mentre Mamma era ancora a letto, i bambini gridano che qualcuno sta bussando alla porta.
In effetti qualcuno sta tempestando di pugni la porta, visto che i Brambillen staccano il campanello ogni sera e non c'è altro modo di farsi sentire dal di fuori.
Brontolo corre ad aprire e lo trova sullo zerbino, una volta tanto completamente vestito (in tuta), tutto sorridente. Mamma sente un gran parlottare in dialetto e distingue soltanto "Il prossimo sabato, che ne dici?".
Brontolo risponde imbarazzato, con poco entusiasmo, poi saluta, ringrazia e chiude la porta.

La proposta del secolo: "Ho pensato di invitarti fuori città il prossimo sabato. Facciamo la spesa insieme! Ci sono un Aldi e un Lidl con i prezzi più bassi. Ce ne andiamo io e te, che ne dici? Eh? Scriviti un bigliettino per ricordartelo, mi raccomando!"paccata sulla spalla.

Per fortuna c'è ancora un'intera settimana perchè il tapino riesca a farsene una ragione.
O magari, perchè una brillante scusa gli sorrida all'ultimo minuto...

domenica 29 novembre 2015

Un messaggio d'amore

"Cosa state facendo col mio telefono? Se vi becco ancora… Lasciatelo subito!"
I bambini tirano indietro le mani come da un oggetto bollente e poi scappano in camera loro ridacchiando.

Qualche giorno dopo registro una memo vocale per non dimenticare un pensiero fatto al volo, in macchina, ferma ad un semaforo. E noto diversi messaggi che non mi appartengono.
"Mamma… tu sei il mio amore!
Mamma… sei bella come un fiore!
Mamma… tu sei il mio girasole!"
Canzoni d'amore appena inventate, frasi dolcissime e voci zuccherine che bisbigliano nel microfono, per non farsi sentire dall'altra stanza.
E poi un brusco: "Cosa state facendo col mio telef…" e la registrazione s'interrompe.

Mando il tergicristallo alla massima velocità, ma la visuale non accenna a schiarirsi...


mercoledì 25 novembre 2015

La figlia dell'Orco

L'Orco è un bell'uomo tedesco che abita dall'altra parte del pianerottolo dei brambillen.
Anzi, in realtà non è bello.
E no, forse non è nemmeno un uomo.
Dunque l'Orco è un Tedesco che abita di fronte ai brambillen, dalle sembianze umane sotto la folta peluria. Come fa a sapere Mamma della sua peluria è presto detto, visto che il soggetto vive in pantaloncini e ciabatte ogni giorno dell'anno.
E capita a volte che sia sul pianerottolo solo in mutande, tanto per cambiare abbigliamento.
Dunque Mamma conosce ogni piega della ciccia della sua pancia, ogni ciuffo di pelo selvatico che spunta sulla sua schiena, oltre che i suoi glaciali occhi celesti che a volte brillano di (poca) intelligenza sotto i sopracciglioni neri.
Un puzzo malefico di cadaveri ammuffiti esce dalla sua casa, contribuendo alla leggenda.
Dopo mesi di paura da parte di Mamma -che voleva trasferirsi altrove nel timore che potesse introdursi in casa loro e sbranarli nel sonno- Brontolo aveva appurato che il soggetto non era pericoloso: "Se vedi sua moglie, capirai tutto", gli aveva detto l'amministratore tranquillizzandolo. E una volta vista l'Orchessa, i brambillen avevano capito.

La figlia dell'Orco è invece una splendida bambina, discreta e gentile, anche se quando parla Mamma non capisce una parola.
"Parla dialetto, parla velocissima" la consola Brontolo traducendo per lei.
Martedi sera entra in casa brambillen con il pigiama e le ciabatte-tigre di peluche, e si guarda intorno con gli occhioni spaesati. Mamma le offre tutta l'ospitalità di cui è capace, poi ricorda che i bambini crucchi vanno a letto presto: "Vanessa quando sei stanca puoi sdraiarti qui da noi e dormire, finchè non va via il dottore" le dice verso le 21.30.
La bambina sorride e ringrazia, spiegando che non è ancora stanca.

Dopo quasi un'ora Mamma manda Brontolo a chiedere ai vicini se hanno bisogno di aiuto, ma non c'è più nessuno in casa.
"Siamo in ospedale in attesa di fare le lastre", spiega l'Orco per telefono dopo svariate chiamate senza risposta.
E così Vanessa inizia ad accusare stanchezza.
"Io andrei a dormire allora. Posso andare a casa mia a prendere la cartella?" chiede senza che Mamma ne capisca mezza.
Torna dopo poco con tutti i vestiti per l'indomani, la cartella e le scarpe.
"Posso dormire qui?" Mamma annuisce sorridendo e le prepara il letto.
"Domani devo svegliarmi alle 6" conclude allegra la bambina, "entro alla seconda ora!" Mamma smette di sorridere.

Il bello dei Tedeschi è che quando hanno bisogno di aiuto te lo chiedono, non si fanno troppi problemi.

Sono gli orari in cui suona la loro dannatissima sveglia, che andrebbero costituzionalmente rivisti...

lunedì 23 novembre 2015

E' caduta

I brambillini hanno il permesso di interagire con monitor e apparecchiature elettroniche solo in determinati (pochi) momenti. Il martedì sera, per via di un impegno di Mamma, c'è un appuntamento fisso con lo schermo per i due, che hanno il permesso di guardare un film intero.
La casa era quieta e silenziosa, dunque, quando suona il campanello: il vicino di casa chiede di lasciare la figlia da loro perchè sta arrivando il medico per visitare la moglie incidentata.

"Bambini! Salutate Vanessa!" dice Brontolo ai figli ipnotizzati, entrando in camera con la bambina.
"Aao…" mastica uno senza alzare gli occhi dal monitor.
"Hallo…" biascica l'altro senza voltarsi.
"E' venuta da noi perchè la sua mamma è caduta per terra" spiega Brontolo.
Dling! Qualcosa scatta in una delle testoline.
Due occhi si accendono nel buio, le orecchie si rizzano.

"E' morta?" chiede Dede voltandosi eccitato.
"Ma no! è solo caduta!"
Gli occhi si spengono nuovamente, il film torna ad essere prepotentemente la cosa più interessante nel raggio di un chilometro.

Ci sono poche cose che catturano l'attenzione di un maschio davanti alla tv.
Una vicina stramazzata al suolo potrebbe essere una di queste. Ma nulla di meno.

giovedì 19 novembre 2015

Ti ricordi?

Ora di cena, a casa brambillen.
"Mamma ti ricordi quando ci mettevamo sul divano e giocavamo con il tablet tutti e tre?" (nel senso che Mamma giocava e i bimbi facevano il tifo per lei)

"Eh… si che mi ricordo, era bello! Ma non riesco più ad avere il tempo per giocare perchè devo cucinare, fare la spesa, sistemare la casa…
Il fatto è che voi volete mangiare ogni giorno bambini! Pensate se invece non mangiaste sempre! Pensate a quanto tempo risparmieremmo! Non dovrei apparecchiare, cucinare, sparecchiare, riordinare tutto, pensate a quanto tempo in più avremmo per giocare e fare tante cose belle sul divano noi tre!"

Silenzio.
"Mamma, io non ho molta fame oggi"
"In effetti nemmeno io mamma, non ho proprio bisogno di mangiare stasera!"

Potere della droga-videogiochi.
E modestamente, di un sottilissimo quanto eccellente lavaggio del cervello.

martedì 17 novembre 2015

Il purè dell'asilo - aggiornamento

Mamma ha incrociato la cuoca sulla porta dell'asilo questa mattina.
E ovviamente non ha resisto a interrogarla sul purè, mentre quella la guardava con tanto d'occhi.

La sera stessa racconta tutto ai figli: "Macco, ho chiesto alla tua cuoca come fanno il purè, visto che ti piace tanto. Lo sai cosa mi ha detto? Che arriva un preparato già pronto della ditta Appetito! Hai visto? Poi loro ci aggiungono il latte e lo zucchero."
Mentre Mamma racconta Marco risucchia l'abbondante salivazione e le chiede con gli occhi fuori dalle orbite di farglielo subito ugualissimo.
Contemporaneamente una vocina mormora disgustata: "Ma che schifo!"

Per fortuna almeno uno è davvero figlio suo…

lunedì 16 novembre 2015

(Poco) magre consolazioni

Oggi Mamma aveva qualche motivo per essere giù, e ha iniziato la giornata sospirando: Brontolo è partito per lavoro, e i risultati di un esame che aspettava da giorni non sono ancora arrivati. Come se non bastasse il marito le aveva buttato via i volantini delle offerte dei supermercati senza che lei avesse potuto leggerli, e chi vive da queste parti sa bene che droga sia sfogliare ogni settimana i giornaletti delle promozioni in atto.
Era pronta quindi a trascinarsi attraverso i prossimi giorni di attesa, senza entusiasmo alcuno.

Ma poi il cielo dell'alba è passato dal rosa al celeste, il sole è uscito deciso e colora le foglie variopinte dell'autunno.
E poi la svolta finale: Mamma è andata al suo Lidl!
Lì ha trovato i prodotti per le feste che propongono ogni anno, e ha trovato a sorpresa finocchi freschissimi, mozzarella di bufala, ravioli fontina e spinaci, pasta fresca al tartufo, i tortini ai broccoli e patate che la fanno svenire dal piacere… e il burro salato di Natale (che forse andrebbe più propriamente chiamato sale burrato)!
Non averlo saputo in anticipo ha ingigantito il suo entusiasmo, e ha girato ipnotizzata per tre volte attorno agli stessi bancali, con un sorriso beato alla "Gollum davanti al suo tesssoro".
Dominata dall'ebbrezza di poter finalmente scegliere, si è dedicata ad uno shopping compulsivo a cui in Italia non avrebbe mai ceduto, e ha riempito il carrello di tali rarità.

Passerà comunque i prossimi giorni nell'attesa del ritorno e nell'attesa dei risultati, ma per lo meno mangerà beatamente masticando al sole.

martedì 10 novembre 2015

Ma il purè dell'asilo...

"Allora era buono il purè dell'asilo Macco? Finalmente hai mangiato un purè buono, visto che dici che è molto meglio di quello della mamma, eh?"
"Uh uh" annuisce lui.
"Era più buono del mio allora?" chiede lei pungolandolo.
"Mamma… ma poi tu ci rimani male? Il tuo è… però… insomma... se ci resti male il tuo è buonissimo mamma"
"Ma no che non ci resto  male" risponde Mamma ridendo. "Ma dimmi, all'asilo lo fanno meglio anche di quello di Mery?"
"Si mamma, all'asilo è il più buono di tutti!"
"Allora non ci credo, non è possibile. Quello di Mery è buonissimo" conclude lei decisa.

"Ma mamma! Ma che colpa ne ho io se loro usano materiali più saporiti?" (sic!)
"Certo! Usano il purè in bustina! Invece noi usiamo le patate vere" dice lei giocandosi il jolly.
"E allora usa le bustine pure tu, no?" ribatte logico lui.
"Ma no, il purè in busta è veramente una schifezza!"

"E allora fallo nella busta solo per me che mi piace di più! Facile no?"

Cuoca umiliata -spiazzata e vinta- non preparerà più purè per anni a venire.

mercoledì 28 ottobre 2015

Il portamonete

"Cavoli ho perso il portamonete! Caspita si, l'ho proprio perso al parco… O forse me l'ha preso qualcuno dalla borsa? No dai, qui sono onesti, deve essermi caduto…"
Mamma ragiona a voce alta mentre fruga nella borsa, poi fa un rapido conto della cifra che conteneva. Non era alta, ma la cosa più grave è la conchiglia regalata da Dede: "Oddio ho perso anche quella! Mi ero immaginata di conservarla per sempre!" piagnucola fra sè.

Quando i figli le chiedono di comprare loro un giochino, confessa l'accaduto:
"Dede... lo sai che ho perso il portamonete rosso con i cagnolini?"
"Quello con i coniglietti che ti abbiamo regalato noi?"
A Mamma brilla una lacrima pensando al suo portamonete con i coniglietti (non erano cagnolini, ma resta comunque un orrore), uscito dritto dritto da un uovo di Pasqua e finito fra le sue mani
 ("Dede tu lo vuoi questo coso qui?" 
"No Macco, fa schifo è da femmina" 
"Allora buttiamolo via, anzi no, regaliamolo alla mamma")

Più tardi, a casa: "Macco, lo sai che ho perso il portamonete rosso con i coniglietti?"
"E quindi non hai più i soldini mamma?"
"No tesoro, ho perso anche quelli."
In un attimo sparisce, poi torna con una scatoletta di plastica che contiene tutti i suoi averi.
"Prendi mamma, prendi tutti quelli che vuoi, te li do io!" le dice con gli occhioni sgranati su di lei, e col sorriso di chi ti incoraggia a fidarti le porge tutti i suoi spiccioli.

Una minuscola conchiglia, una scatola di plastica, un elegantissimo portamonete rosso dell'uovo di Pasqua.
Alcune volte sa nascondersi in situazioni davvero bizzarre, il vero Amore...

lunedì 12 ottobre 2015

La collana

"Ma che ti sei messa? Mica uscirai così?" fa Brontolo col tono da funerale che precede ogni uscita di famiglia.
"E' una collana che mi ha fatto Dede" risponde lei finendo di prepararsi.
"Ma che cos'è quella roba, castagne?"
"Si… ha raccolto le castagne, le ha bucate tutte e le ha infilate per la mia collana. E' stato dolce!"
"Ma mica uscirai così spero?" conclude lui lasciando la stanza.

I brambillen escono, e una volta arrivati al ristorante Mamma si toglie il cappotto.
"Ma cos'è quest… Oh! La mia collana! MAMMA! L'hai messa!"

Impossibile descrivere un volto che si accende come se al suo interno ci fosse una lampadina.
Occhi che brillano come se vi bruciasse un fuoco.
Impossibile descrivere tanta gioia: va solo immaginata.

Peccato che crescendo perdano tutto il romanticismo…

martedì 6 ottobre 2015

Una fragola

"Ma guarda, una fragola in settembre! Chissà se riesce a maturare con questo freddo…" pensa fra sè Mamma appena tornata in Germania dopo le vacanze, scrutando con attenzione tutte le piante del suo terrazzino.
Passano le settimane e la fragola è ancora lì, e cresce lentamente sotto lo sguardo benevolo di Mamma.

"Diventerà dolce? E' il sole a farla maturare o il calore? Forse è meglio se la mangio io, potrebbe essere troppo aspra per i bambini…"

"Ma guarda che bel colore che sta prendendo! Allora è il sole che la fa maturare! Dai, si, fra qualche giorno la assaggio in fondo loro si sono mangiati tutte le altre quest'estate, almeno una potrò assaggiarla!"

Mamma cova la sua fragola da oltre tre settimane, ed è finalmente arrivato il momento: è rossa e lucida, con la pelle ben tesa e invoglia proprio ad un assaggio: "Domani la raccolgo" pensa senza alcun rimorso, visto che ormai le spetta di diritto.

La sera stessa un grido: "MAMMA! CORRI UNA COSA IMPORTANTISSIMA! VIENI SUBITO E' TROPPO URGENTE! VIENI A VEDERE CHE RRRROBA!"
Macco punta la fragola con gli occhi sbarrati per l'eccitazione e le chiede il permesso di raccoglierla.
"Ma guarda che bello Macco! Non l'avevo proprio notata!" risponde lei con un sorriso falso come Giuda.

E ora lasciatela piangere.




sabato 3 ottobre 2015

3 ottobre 1990

"Ho detto che me ne vado! Non ne posso più di questa vita e ormai ho 17 anni, non ho bisogno del vostro permesso!"
Tom alza la voce quel tanto da far capire ai genitori che è inutile discutere della questione. Ha intenzione di scappare da casa, con quell'esasperazione che un adolescente riesce a stento a reprimere.
Il padre posa il bicchiere opaco sul tavolo e china la testa. Poi lo guarda con fermezza: "E sia. Se hai deciso di andartene, ti accompagno io al confine"
I due salgono in macchina in silenzio, e l'uomo guida per due ore nel buio fitto di una notte senza luci. Forse si parlano, forse non c'è bisogno di parole.
Quando manca poco ad arrivare, Tom cede: "D'accordo papà. Torna indietro. Torno con te"

Quasi 30 anni dopo Tom racconta questo episodio con gli occhi lucidi, poi smette di parlare.
"Vedi quella torre?" riprende poi "Da lì trasmettevano un programma radio che ascoltavamo di nascosto, era Una voce libera. Avevamo una radiolina che per fortuna non ha smesso di funzionare, sai non era facile conservare le cose funzionanti, non esistevano pezzi di ricambio. Ci arrivava un segnale radio solo da lì, e io passavo le ore a sognare il mondo al di fuori, ascoltandoli"
La macchina attraversa la Germania da Ovest verso Est, diretta a Dresda, e Tom racconta a Brontolo la storia della sua vita, prima.

"Ho passato 18 anni senza muovermi dalla mia città e nessuno di noi è mai uscito. Mia madre una volta è andata al matrimonio di sua sorella, fuori, e ha dovuto consegnare i passaporti di tutti noi. Se non fosse tornata entro 7 giorni ci avrebbero arrestato."

"Quei pochi che avevano la televisione erano controllati a vista dai militari, e se notavano che spostavi la parabola verso occidente venivi arrestato. Con 400mila militari in giro per le strade, ogni giorno, non era possibile farla franca."

"Giocare a calcio? Ma scherzi! Giocare non era proprio possibile! Non potevamo uscire, si andava solo a scuola e poi subito a casa. Quando avevo 8 anni hanno preteso che firmassi un impegno a servire il partito, una volta cresciuto, ma io mi sono rifiutato. Da allora la mia vita è stata impossibile ed ero bersaglio di vessazioni continue da parte del maestro. Ma non ho mai ceduto, ero un reazionario fin da allora!"

"Le case dopo tanti anni di isolamento cominciavano a cadere a pezzi. Avevamo amici a cui si erano rotti i vetri delle finestre e sono rimasti decenni con i cartoni sopra, per ripararsi dal freddo. Perchè il riscaldamento, ovviamente, non funzionava mica sempre…"

"La pizza? Ma figurati! Non sapevamo neppure che esistesse, la pizza! In realtà facevamo la fame, anche se la mia famiglia era di quelle fortunate… Anche l'inglese era proibito, ne era vietato l'insegnamento ed eravamo costretti ad imparare il russo."

"Il confine… bastava avvicinarsi per venire falciato dalle mitragliatrici. Erano automatiche, non c'era nemmeno bisogno che qualcuno ti puntasse: se superavi una certa soglia scattava il fuoco. Ne ho vista di gente morire, gente che ha provato a scappare per la disperazione e non è riuscita a muovere più di pochi passi… Ma no, non ce l'ho con i Russi. Che colpa ne avevano loro? E' che odio il comunismo, e tutte le ideologie e gli estremismi"

Mamma ascolta come quando ascoltava sua nonna parlare della guerra, ma questa volta le cose sono diverse: Tom non è un vecchio reduce, ha solo la sua età ed è nato in una prigione di cui poco sappiamo in Italia: la DDR.

Oggi si festeggia l'unificazione tedesca, seguita alla caduta del muro dell'autunno precedente.
Tom festeggia con ogni fibra del suo essere, Tom che si commuove a ricordare quel giorno del 1989 e poi ride pensando al suo primo viaggio fuori dal confine:
"Appena caduto il muro siamo partiti per vedere il paese più vicino. Volevamo essere lì per le 9 di mattina, e ci siamo messi in macchina alle 3.30. Ovviamente alle 4 eravamo arrivati, ma per noi l'idea di andare in Occidente era così pazzesca che credevamo di dover attraversare il mondo intero! A quel punto siamo arrivati fino a Monaco, che sognavamo di vedere da sempre. Il nostro sogno si era finalmente realizzato…"


E allora tanti auguri, Tom: felice unificazione!


giovedì 1 ottobre 2015

Chi è più matto?

"Mamma lo sai che oggi Elias è arrivato tardi a scuola?"
"Uh, bè, e perchè mai?" chiede lei decisamente poco intrigata dall'argomento.
"Perchè guardava la televisione!"
"Ah, e la maestra cosa gli ha detto?" risponde Mamma già più incuriosita.
"Si è molto arrabbiata, gli ha detto Ma sei matto a guarda la televisione di mattina? Ha ragione, vero mamma? Non si guarda la tv di mattina vero mamma?"

"E' vero Dede, è matto a guardarla la mattina! è proprio matto" gli fa eco il fratello.
"Si, però secondo me è più matta la sua mamma. E' lei che gli deve dire di no, vero mamma? Lui è solo un bambino, ma chi deve dare il permesso per fare le cose è la mamma. Quindi la matta è lei che glielo fa fare!" Dede commenta convinto, mentre Mamma annuisce e sorride alla sua considerazione.

"Si, è matta anche la sua mamma. E anche il suo papà" fa eco Macco alla ricerca di consensi.
"No: suo padre non c'è mai, lui non c'entra"
"E allora chissà come hanno fatto a fare figli..." conclude Macco meditabondo, mentre il discorso si esaurisce nel silenzio.

Tanta saggezza in appena 12 anni di vite!

mercoledì 30 settembre 2015

Il padre-padrone

Ho sentito donne chiedere un aiuto domestico pagato con il proprio stipendio, e uomini rispondere che non ce n'è bisogno, visto che possono benissimo pulire la casa da sole.

Ho visto donne sospirare davanti ad un robot da cucina, e uomini rispondere melliflui che la loro pasta in casa è troppo buona per rovinarla con un robot da cucina.
"Ma impiegherei solo cinque minuti!", hanno ribattuto timidamente loro, "anziché un'ora intera!"
"Tanto non lavori, quello che impieghi è uguale"

Ho sentito donne impazzire di desiderio per un oggetto inutile, e uomini incorruttibili rispondere che non c'è bisogno di sperperare come al solito i loro soldi.

Ho visto uomini controllare per filo e per segno le spese della carta di credito, chiedendo giustificazioni per ogni voce, e domandare se erano davvero necessarie le calze nuove.
Donne rosse di rabbia ribattevano a vuoto, come un bimbo che tira pugni all'aria mentre l'adulto di turno lo trattiene dalla fronte.

Ho sentito donne chiedere consigli alle amiche sul pranzo, perchè il proprio uomo si aspetta un primo-secondo-contorno e dolce ad ogni pasto, e comunicare fra l'orgoglioso e il disperato che ogni giorno devono cucinare in questo modo per farlo contento.

Ho sentito donne esternare i propri sogni al proprio compagno, e ho sentito uomini rispondere, come si fa con un bambino troppo fantasioso, che non c'è alcun bisogno di cambiare le cose, e che va già tutto bene così.

Ho visto uomini rincasare in camicia e cravatta e buttarsi sul divano stanchissimi, e donne all'ottavo mese precipitarsi a mettere a posto le loro scarpe, fra il sugo da girare e un piccolo moccioso urlante a cui soffiare il naso...

Uomini innamorati, o per lo meno così credono.
Uomini buoni, bravi, con un grande rispetto di sè.
Ma solo di sè!
Perché questi uomini non sanno cosa sia il rispetto della propria donna, non sanno cosa significhi amare la propria donna e probabilmente non hanno capito che cosa sia un Vero Uomo.

Ho visto donne chinare la testa e lasciarli fare, lasciarli dire, convinte che sia giusto così.
Donne innamorate, o per lo meno così credono.
Donne buone, brave, con un grande rispetto per il proprio marito.
Ma solo per lui!
Perché queste donne non sanno cosa significhi rispettarsi, amarsi loro per prime, e finchè non inizieranno a farlo da sole non potranno ricevere altro che ciò che già hanno...


venerdì 25 settembre 2015

Calistenia

"No, non ci posso credere!" esclama Mamma dopo i primi due secondi di video. "Urca ma che diav… ma come casp… ma no! Come fanno a fare 'ste cose folli?"

Brontolo ha messo Mamma al corrente di una recente disciplina sportiva (che consiglio di sbirciare su youtube per chi ha voglia di restare a bocca aperta): si chiama calisthenis, e fino a prima di conoscerla Mamma ignorava che un corpo umano potesse essere in grado ci compiere simili evoluzioni.

Dopo una carrellata di uomini dai muscoli scolpiti e dalla forza sovrumana, Mamma prova a guardare le performance femminili.
"Bè… si vede che siamo diversi: niente muscoli, poca forza, si vede anche lo sforzo che fanno le donne per tirarsi su" dice, con i bambini attaccati come cozze che guardano con lei tutti i video.
Ma all'improvviso: "Porca paletta bambini! Guardate qua!" esclama con pathos dopo una prestazione particolarmente elaborata.
"Che cosa?" chiedono loro.
"La forza di questa donna!" risponde lei ammirata da una posizione anti-gravità che ha dell'incredibile.

"Ah, la forza… pensavamo le chiappe!" rispondo in coro i due.
Devono essere rimasti in compagnia del padre un più del dovuto, quelle innocenti creature…

mercoledì 23 settembre 2015

Meditazione guidata

"Basta con questi discorsi, mi hai agitata! Guarda non riesco più nemmeno a chiudere gli occhi! Facciamo una cosa, adesso tu mi dici qualcosa di bello e io me la immagino altrimenti non mi addormento più. Ok?"
"Tipo che la prossima settimana hai quel lavoro al centro famiglie?" propone lui collaborativo.
"Ma no! come faccio a rilassarmi così, anzi mi agito di più! Qualcosa di bello che tu parli e io posso rilassarmi immaginando le cose che dici…"
Mamma è già pronta a visualizzare laghetti alpini e cieli limpidi come specchi.

"Allora… immagina… che domani mangiamo la pizza!" fa lui molto concentrato.
"Uhm, ok. Descrivimela, dammi i particolari" risponde lei con gli occhi chiusi davanti ad una pizza immaginaria non ben definita.
"Uhm… immagina… Ah! Che una sera di queste guardiamo Il signore degli anelli! I particolari… ah, si, ci facciamo pure una bella tisana! Che quello dura tre ore e ci vuole… magari di sabato così anche se finisce a mezzanotte possiamo dormire un po' di più. Eh? Figo?"

"Perche ridi?! A me rilassa tantissimo! E' una cosa bellissima no? Guarda, la tisana puoi sceglierla tu!"

Al prossimo tentativo di meditazione guidata Mamma aprirà il suo computer e cercherà qualcosa su internet.
Fosse anche in tedesco, o in giapponese, sortirà senza dubbio effetti più rilassanti…

martedì 22 settembre 2015

Der most: il succo di mela

Vicino all'asilo di Macco si creano in questo periodo lunghe file di auto con carretti agganciati dietro.
Mamma passa da due anni lì davanti e ha capito fin dalla prima volta -già che è molto intelligente- che lì dentro si fa il succo di mela.
Ieri pioveva, lei era di umore grigio che ancora non ha digerito il rientro dal mare, e ha deciso di fermarsi per fare qualcosa di diverso.
"Mi scusi, posso fare due o tre fotografie per il mio blog italiano?" ha chiesto specificando che è italiana, in caso l'avessero mai scambiata per tedesca...
"Ma certo" ha risposto una signora rotondetta tutta sorridente, e da quel momento non l'ha lasciata un secondo, mostrandole tutto e spiegandole tutto, e offrendole pure un bicchiere di succo appena spremuto.
E così Mamma si è sentita alla stregua di una fotoreporter e la cosa l'ha fatta sentire momentaneamente molto cool.
Segue la descrizione di questa attività, che è molto famosa da queste parti.
E poi voi cittagnoli che cosa ne sapete di come si spreme il succo di mela?

File di auto sostano e attendono pazientemente anche per oltre un'ora, bloccando tutta la strada. Nessuno si lamenta, semplicemente la gente fa inversione e cambia strada!
Ciascuno in fila è carico di sacchi di mele del proprio campo, e molti portano con sé dei barili.



All'interno si lavano le mele, si frullano e poi si pressano, tutto in un unico macchinario. In 20 minuti il succo di quintali di mele è pronto e una pompa te lo versa direttamente nei barili.



Il macchinario e due lavoratori. Col cappello, ovvio!


Le mele vengono frullate e distribuite su delle graticole


Ogni graticola con le mele frullate è impilata sull'altra e poi tutto viene schiacciato dalla pressa.
Il succo viene raccolto sotto e pompato nelle cisterne



Chi vuole lo può far pastorizzare e conservare in sacchetti sottovuoto con apposito rubinetto, in modo da utilizzarlo addirittura fino al prossimo anno.
Gli scarti di polpa di mela, secchi ed esausti, vengono portati come cibo agli animali.


Scarti di mela. Mamma stava anche pensando a come poterli riciclare in modo furbo… 

E quando non ci sono le mele? facilissimo: diventa una distilleria!



Le norme igieniche sono "lievemente" diverse dalle nostre...

Alla fine della gita Mamma è uscita con una tanica di succo fresco e un grande sorriso di soddisfazione.
E aveva anche smesso di piovere!



Prosit!

giovedì 17 settembre 2015

Una soluzione indolore

"No! Dovete riportarla immediatamente - gridò mamma Carraclough.- Se no, avremo nuovamente fra i piedi quel Hynes. E io non voglio vedermelo entrare in casa come se fosse il padrone. Mettiti il berretto e va immediatamente."

Mamma legge "Torna a casa Lassie" e implora con la voce da bambino di poter tenere ancora il cane, e poi ribatte con voce secca e acida che il cane deve essere portato subito via. Quella strega di mamma Carracluogh le sta molto antipatica, ma cerca di non darlo a vedere.

Dede interrompe spazientito il racconto:
"Mamma! Ma quella lì non può morire, insomma?"
"Dede, ma come morire?!"
"Eh si mamma, è proprio cattiva e non gli fa tenere il cane. Ma perchè? Non è meglio se muore, eh mamma?"

La soluzione trovata da Dede alla gestione del problema non fa una piega.
Mamma dal canto suo provvederà ad accontentare per sempre la dolce creatura in ogni suo desiderio...

mercoledì 16 settembre 2015

Vertigini!

"Guarda Brontolo! Guarda com'è piccolino l'altare del Bernini visto da qui! E guarda le persone, sembrano delle formichine!"
"…"
"Brontolo mi hai sentito? Brontolo è bellissimo vero? … Brontolo, ma cosa ci fai lì?"
Lui era attaccato al muro, braccia spalancate per aderire meglio alla parete con la schiena, il capo girato da un lato.
Sudava e imprecava, mentre lei lo guardava a bocca spalancata.
Fra una parolaccia e l'altra, Mamma ha capito che l'allora fidanzato non avrebbe apprezzato le dimensioni formichesche dei visitatori di S.Pietro, visti dalla cima della cupola.

"Vieni Brontolo! Senti che vento tira da qui! Mamma mia ma è fortissimo! Sembra quasi dondolare tutto! Anzi, senti, dondola proprio!"
"…" 
"Quanto sarà alto l'Empire State Building? Brontolo? Ehi! Dove sei finito?"
Niente, lui era nascosto all'interno, aggrappato alle ringhiere dietro pesanti vetrate protettive, e sudava e imprecava e non aveva la minima intenzione di godere di quel vento che tira a 320 m dal suolo.

"Wow Brontolo è fantastico! Non immaginavo fosse una cosa così bella questo cantiere… Oddio piango! Mi viene troppo da piangere, è bellissimo, vero?"
"…"
"Brontolo, sei commosso anche tu? Brontolo! E no, eh! Non puoi pure qui, eddai!"
Attaccato al muro, ansimante e pallido, lui guardava sgomento i lavori della Sagrada Familia e non riusciva ad andare né avanti né indietro. 
Lei pensava esagerasse, e leggermente spazientita ha trovato una soluzione conveniente per entrambi: "Ascolta sono arrivata fin qui e non voglio tornare indietro proprio ora. Vai pure tu giù da solo, caro, ti guardo da qui per controllare che vada tutto bene ok?"
E mentre lui scendeva la scala a chiocciola del torrione incompleto, rasente al muro, lei si affacciava dalle feritoie incompiute e lo salutava incoraggiandolo, e più lei lo salutava più lui la salutava, e più lui la salutava più lei si sporgeva.
Senza immaginare che lui non la salutava affatto, ma tentava invano di farla allontanare dalle finestre, perchè affacciata in quel modo spericolato lo faceva sudare ancora di più.

Quando decidono di visitare il castello di Karlsruhe, dotato di una torre con piccola terrazza panoramica, Mamma non ha esitazioni:
"Tu rimani qui, io salgo con i bambini" comanda lei, avvezza alle sue crisi di vertigini.
"No, come fai con due bambini? Vengo ad aiutarti io!"
"Ho due mani, non ti preoccupare che non succede nulla, li tengo strettissimi e loro non mi lasciano mai. Resta qui per favore, preferisco così!"
Mamma e i piccoli salgono, arrivano in cima alla torre, escono sulla (minuscola!) terrazza e dopo pochi minuti sentono ansimare dietro di loro. E imprecare. 
"Brontolo! Ma cosa ci fai qui?!"
"Sono venuto ad aiutarti. Ora non ti muovere! Non camminare! Non ti girare! No! Bambini non vi muovete! Senti come mi sudano le mani, andiamo dentro subito tutti!"

Quando Mamma è salita sulla ruota panoramica, lui non c'era.
La sera, a letto, gli ha raccontato le sue paure e gli ha mostrato il filmino che ha fatto dalla cima della ruota.
La sera, a letto, un uomo terrorizzato ha iniziato a sudare, e imprecare…

martedì 15 settembre 2015

Alla fiera

"Ho una sola domanda: perché?!"
Caramello è aggrappato con braccia e mani alle sbarre delle navicella e tiene la testa all'indietro, abbandonata, con lo sguardo vuoto di chi si rassegna al suo infame destino.
Mamma lo guarda attaccata al perno centrale della navicella, e ogni volta che lui mugugna i suoi "Perché?" lei scoppia in risatine isteriche che si alternano a grida altrettanto isteriche: 

"Macco non ti muovere! Dede stai fermo! Non parlate! No, ma che fai? Se respiri qui si muove tutto! Bambini non vi azzardate a respirare!"

Delle sei persone appollaiate in una navicella che dondola lentamente nel vuoto, nessuna mostra il minimo interesse verso il panorama.
Mamma si era pure portata la macchina fotografica, ma la debolezza ha assalito le sue mani non appena il vento di quell'altezza vertiginosa ha iniziato a soffiare, e non riesce nemmeno a pensare di poterla impugnare.

Minuti interminabili sospesi nel vuoto, fermi al di sopra di una fiera colorata a casciarona, e Mamma riesce a maledire tutto il maldicevole, a imprecare tutto l'imprecabile e a caricare tanta di quella adrenalina da bastarle per i prossimi sei mesi.
Di fronte a lei, Nadia sorride senza fiatare, il viso impermeabile a qualsivoglia emozione.

Brontolo, lui, è rimasto a terra consapevole di avere un limite chiamato "vertigini" (invidiatissimo).
Mamma, lei, di vertigini non aveva mai sofferto, ma in quel pomeriggio -mentre trema così tanto da non riuscire ad infilarsi la manica della giacca, mentre teme che il solo movimento del braccio possa far ruzzolare qualcuno giù dai 60 metri della ruota panoramica- anche lei capisce che cosa si prova.

Dopo svariati giri di ruota, quando finalmente hanno smesso di bloccarli lassù in cima come se si fossero dimenticati di loro e fossero tornati tutti a casa, la ruota rallenta.
Caramello torna seduto eretto, Mamma ricomincia a respirare e Nadia smette di sorridere.
Mentre tre nanetti gridano "No! Ancora! Rifacciamolo da capo!",  i grandi scendono a testa alta, riconquistando a fatica la perduta dignità.

Mai più!





 

lunedì 14 settembre 2015

Primo giorno di scuola

"Allora Dede, racconta com'è andata!"
"Ehm, mamma, non abbiamo fatto niente"
"Lo immagino tesoro che non abbiate imparato niente di nuovo, era il primo giorno! Ma qualcosa avrete pur fatto, no?"
"Ah, si."
"Eh, dimmi!"
"Niente mamma"
"Vi ha chiesto la maestra cosa avete fatto nelle vacanze?"
"Ah, si è vero!"
"E tu cosa hai raccontato?"
"Che me lo sono dimenticato"
"…"
"Non me lo ricordavo più mamma!"
"Non ti ricordavi dove siamo stati questa estate? Fino a 4 giorni fa?"
"No mamma. Anzi si, adesso me lo ricordo"
"E mano male, eh? E gli altri bambini cosa hanno fatto di bello?"
"Non lo so: un po' non ho capito… un po' non ho ascoltato… "

Primo giorno di scuola: se il buon giorno si vede dal mattino…

giovedì 10 settembre 2015

Supercalifragilistichespiralidoso?

Macco si è finalmente lasciato andare, e dopo appena due anni ha sostenuto il suo primo discorso in tedesco con una sconosciuta!
"Ich habe fertig", sono state le sue secche e lapidarie parole.

Quasi quasi era meglio se taceva per qualche mesetto in più…


N.B.
Per chi non vive in terra crucca è doveroso fare presente che in seguito al famoso discorso di Trapattoni del 1998, gli Italiani sono stati bollati con l'etichetta "ich habe fertig" (che correttamente si dice "ich bin fertig" e significa ho finito), e presi in giro indefinitamente.

mercoledì 2 settembre 2015

Una bella cenetta

A volte una cena tête-à-tête con i tuoi piccoli ometti ci vuole proprio: voi tre da soli in una calda serata di fine estate, seduti in una strada silenziosa del centro città, con il vento che odora di mare… un sogno!
E nel pieno di una romanticissima notte colma d'amore loro parlano delle loro passioni, dei loro interessi e dei loro desideri:

"Dede, ma tu l'hai usato il drago vampiro con la mossa caccolosa?"
"Mamma ma perchè Bob ha trovato un topo nella fogna?"
"Io voglio tornare al cinema! Punto e basta!"
"Lo sai che le rane hanno la lingua veloce per mangiare le zanzare?"
"Il sangue va dentro il tubo e toglie le vite all'altro!"
"Lo so che ho già mangiato un gelato, ma ne voglio due!"
"Ma perchè non mi dondola nessun dente? E' tutta colpa tua!"
"Ma sei un genio! Basta che potenzio l'habitat della scossa!"
"Mamma? Mamma?! Ma ci ascolti? Ehi mamma!"

Forse queste loro passioni sono un tantino al di fuori della mammesca comprensione...

domenica 26 luglio 2015

Crime-free

A volte ti dimentichi di chiudere a chiave la macchina, e la mattina dopo ritrovi tutto al proprio posto.
A volte ti ricordi perfettamente di chiuderla, ma quando torni dal supermercato noti che avevi lasciato tutti i finestrini aperti, e la macchina è ancora carica.
Poi sbirci il tuo vicino di parcheggio che ha dimenticato perfino le chiavi infilate dentro, e sorridi perchè non hai vinto tu la gara del più rimbambito.
Forse potrebbe vincerla quel tuo amico che lasciò la portiera spalancata per tutta la notte, e il mattino dopo la vicina di casa lo contattò scusandosi per avergliela chiusa?
O forse il proprietario della BMW, che parcheggia lasciando in carica il suo Iphone nuovo di zecca e se ne va, chiudendo la serratura... ma lasciando la macchina decappottata?
A volte dormi con le finestre del terrazzo spalancate e quando ti alzi a chiuderle, all'alba, vedi che quelli del piano terra hanno avuto la tua stessa identica idea.
E sono ancora vivi.

Passare da Milano a tutto questo,
credetemi,
non ha prezzo.

lunedì 20 luglio 2015

Apri questa porta!

"Ehi! Ma ti sei chiusa a chiave?" chiede lui.
"Si" risponde lei mentre la maniglia si piega più volte.
"Apri, devo entrare"
"Ma no, aspetta un attimo!"
"Ma… Ma… Perché ti sei chiusa a chiave? Apri!" chiede lui continuando a muovere la maniglia.
"Forse perchè volevo un po' di privacy?" risponde lei dal gabinetto, intenta a tagliarsi la frangetta.
"Ma perchè?" incalza isterico lui bussando più volte sulla porta.

Quando appeso alla maniglia della porta c'è tuo marito, e non uno dei soliti bambini, quel vago bisogno di riservatezza comincia a diventare fastidiosamente una chimera...


giovedì 16 luglio 2015

Compleanni in piscina? no grazie!

C'è un bigliettino nella casella della posta del cruccasilo di Macco, e Mamma esclama: "Amore! sei invitato al compleanno di Niklas sei contento?"
Poi gli legge tutto, mentre lui si contorce le mani per la felicità: la mia mamma ci verrà a prendere all'asilo alle 15 e ci porterà in piscina a festeggiare insieme. La festa finisce alle 18.30. Per favore ricorda alla tua mamma di compilare il permesso per le maestre!
Il pensiero è istantaneo: "Col cavolo che lascio il cinquenne in piscina con una sola mamma e 8 bambini sciolti", e così Mamma organizza un pomeriggio in piscina con Dede al seguito.

Quando arrivano, il gruppo dei festeggiamenti è già in acqua, e una donna con gli occhi sbarrati e i capelli dritti in testa li accoglie continuando a guardarsi intorno e contando freneticamente "Einz… vier… sieben…"
Mamma le dice che si fermerà volentieri a darle una mano, e quella le sorride piena di gratitudine, poi la lascia al trampolino a controllare cinque pupi e corre agli scivoli a contare i restanti tre.

Passa circa mezz'ora quando i bambini vengono chiamati al tavolo della merenda, e Macco mangia muffin al cioccolato come se non ci fosse un domani.
Nel giro di pochi minuti i bambini sono di nuovo pronti a correre in acqua, ma Mamma-italica inizia a fibrillare:
"Ok, la digestione non è ancora iniziata, può fare il bagno in fondo l'acqua è a 30 gradi"
Un sospiro.
"Uhm, la digestione sta iniziando, ma può fare il bagno in fondo l'acqua è a 30 gradi"
Una sbirciatina all'orologio.
"Ok, la digestione ormai è iniziata, può fare ancora il bagno in fondo… " ma proprio non ce la fa, è inutile che se la racconti: "Macco, tesoro, non puoi aspettare e giocare un po' fuori a calcio, anziché rimanere in acqua con tutti quei muffin da digerire?"
Risposta scontata.
Mamma-italica viene censurata dal Super-Io crucco che vuole farsi spazio in lei, e Macco rimane a mollo ad oltranza.
Quando le sue labbra sono così blu da far concorrenza alle occhiaie, il bambino viene tirato fuori a forza e portato a fare un bagno turco per riscaldarsi un po'.

"Siete pronti per una seconda merenda?" trilla la mamma del festeggiato, e Macco si precipita di nuovo al tavolo a ingozzarsi di rotoli al cioccolato e muffin con gli zuccherini.
Quando i piccoli crucchi si tuffano in acqua per la terza volta, Mamma-italica scalpita e freme, mentre il solito Super-Io cerca di metterla a tacere dando ragione al figlio: "Ma mamma, sono tutti in acqua e non sta male nessuno, perchè solo io non posso?" Il bambino ha il labbro che trema per l'umiliazione, e Mamma ricorda a se stessa articoli trovati su internet che sfatano il mito del bagno dopo pranzo, prova ad immedesimarsi nel figlio e capisce che non può insistere oltre.

Quando la festa è quasi al termine, quando Mamma è allo stremo delle forze e non ce la fa più a controllare piccoli selvaggi che corrono chi qua chi là per le piscine, quando Dede piagnucola per la stanchezza, ecco che il festeggiato organizza una pizzata, e la festa si protrae fino a cena.
Le labbra di Macco sono ancora più blu nonostante una seconda e una terza seduta di vapore, nonostante lei lo abbia asciugato più volte, nonostante sia riuscita a tenerlo un po' al sole fuori dall'acqua.
Quando la festa finisce, Mamma sospira di sollievo e tutti rincasano felici.

Ma tempo mezz'ora, Labbrablu collassa.
Papà-italico invoca pediatri e ospedali d'urgenza, Mamma-crocerossina compie tutte le manovre imparate alla CRI, e un bambino sfinito si addormenta bocconi.

Morale della favola: per comportarsi da saldi teutonici, probabilmente bisogna essere per lo meno teutonici.
Se sei un misero figlio di mamma-italica devi comportarti come tale, e rassegnarti a fare il bagno 2 ore dopo ciascuno spuntino, coprirti il pancino in fase digestiva ed evitare sbalzi di temperatura con la pancia piena.
Il Super-io crucco è stato brutalmente ammanettato in fondo ai meandri della coscienza e Mamma-italica non rinnegherà più le buone regole della patria prudenza.


lunedì 13 luglio 2015

Bad Herrenalb: sul sentiero delle sorgenti

E dopo miglia di strada, dopo campi di mais e grano imbiondito, finalmente ha inizio il bosco.


Il vento riempie tutto il silenzio.
Un uccello grida il suo richiamo perforando la quiete.


Una sorgente di acqua freddissima e un piccolo mulino ornamentale.
("Mamma guarda un topino morto!")


Una scultura di legno? Non solo!
Siamo accolti da tafani grossi come uova, per nulla inibiti dagli insetticidi. Le zanzare ti sembrano amiche dolcissime in confronto…


Che noia camminare sul sentiero… Ma per fortuna c'è un'alternativa!



Una meritata sosta fra muschi e felci, ancora immersi nel ruscello.
Il sole filtra morbido fra i rami fitti.


Arrivati alla fine del sentiero, ci aspetta un vecchissimo mulino del 1600 ancora funzionante. Accanto alla struttura, una Guesthouse in cui non avresti il coraggio di prendere nemmeno un bicchiere d'acqua. Ragnatele e quel tipico odore di vecchissima casa ammuffita la fanno da padrone.
Due famiglie di hippies con quattro bambini ciascuna (che più lerci non si può) gironzolano nel cortile a piedi nudi.



E ora si torna indietro! 
Abbiamo collezionato un topino morto, un serpentello morto, un bruco agonizzante sotto l'attacco di formiche giganti, nove capre vive, innumerevoli tafani affamati, per un totale di 9 km di strada.

Ciao ciao e alla prossima foto-gita!



venerdì 10 luglio 2015

In spiaggia

Perchè Mamma ama andare al cruccolago:

- Riesce a leggere il suo libro, dal momento che è libera di sdraiarsi proprio in riva con i bambini che le giocano accanto
- Non è mai la più bianca della spiaggia, e nemmeno quel piccolo fantasma di suo figlio grande. E questo è un vantaggio non da poco per una mozzarella restia all'abbronzaggio come lei.
- Si sente immersa nella natura, fra l'ombra delle canne e il passaggio delle oche con i cuccioli.
- Non è mai la più grassoccia della spiaggia, e soprattutto è fra le poche senza smagliature. (Wow!)
- Non li guarda nessuno, non li scruta nessuno, tutti si fanno i fatti loro beatamente e con serenità.
- Non si vergogna affatto ad arrivare carica come un ciucchino, perchè sono quasi tutti più carichi di lei.
- Ha un sacco da imparare guardando i corpi degli altri bagnanti: oltre la metà dei teutonici mostra enormi tatuaggi su tutto il corpo, e fra le donne è di gran moda farsi tatuare una frase in inglese dallo sterno fino alla spalla. (Interessantissimi i contenuti!) O magari dietro le scapole. E grandi mazzi di fiori colorati dalla caviglia al ginocchio. E anche giarrettiere con tanto di fiocco sulla coscia. E un bel paio di ali che coprono tutta la schiena. E se ne volete ancora, la prossima volta Mamma prende appunti.
- Suo marito è sempre il più bello di tutti.


Perché Mamma odia andare al cruccolago:

- "Dopo" deve strigliare tutti e lavare tutto altrimenti le viene una crisi di nervi
- Confrontata con le donne tedesche, il suo décolleté sembra quello di una bimba tedesca di quarta elementare.

Tutto sommato, i pro ci stanno quasi arrivando a bilanciare i contro

giovedì 9 luglio 2015

Ehi tu!

Ehi tu,
che ti affacci ogni tanto su questa pagina da quel posto stupendo ed esotico che mi fa tanta invidia…
Ti voglio bene!


sabato 4 luglio 2015

Donne…

"Sono dimagrita un po' però, vero Brontolo?"
"Si, sei dimagrita" risponde lui guardando il computer.
"Ma se non mi hai nemmeno guardata! Guardami!"
"Si, sei dimagrita" risponde lui alzando gli occhi verso di lei.
"No, dai, non è che sono proprio dimagrita, le gambe sono uguali a prima ma la pancia si è molto sgonfiata vero? Da quando non mangio più il glutine è molto meglio, vero?"
"Si, te l'ho detto"
"Eddai, guardami!"
"Ma se te lo dico sempre! Sei dimagrita!"
"Non è vero che me lo dici, e se lo dici lo fai solo per dire. E' vero che ho meno pancia?"
"Siii! hai meno pancia, è vero!"
"Uffa, ecco, vai a quel paese!"
"Ma perchè?! ti ho detto che stai molto bene!"
"Basta, con te non ci parlo più"

Sottotitolo del post:
(Però, poveretti…)

venerdì 3 luglio 2015

Il coltello

Avete presente la goduria galattica che si prova a leccare un coltello, soprattutto dopo aver spalmato la cioccolata sul pane?
Quei coltelli senza lama, quelli tutti di metallo che praticamente non tagliano nulla ma spalmano che è una meraviglia? D'accordo, non sarà il massimo dell'eleganza ma se sei da solo in casa tua, di prima mattina, non arriveranno i ministri dell'educazione a farti un esame a sorpresa, no?

Dapprima Mamma ha potuto godere ben poco di questo celestiale momento, perchè la nonna Tonia gridava allarmi allarmi: "Tu non sai cosa succede se ti si taglia la linguaaaaa! Esce un sangue inarrestabileeee! Finisci in ospedale a vitaaaa!", e una giovane Rachele impressionabile ha sempre desistito.
Poi Rachele è cresciuta, e di coltelli senza lama non ne ha più avuti finchè non si è sposata -perchè nel servizio del matrimonio ci sono sempre- ma in realtà di cioccolata non ne comprava mai.

Ora che ci sono i bambini si diletta in creme spalmabili di tutti i gusti, dalle nocciole ai pistacchi, dalla cioccolata alle mandorle, e quello sì, che potrebbe essere il paradiso: finalmente cioccolata e coltelli! Finalmente nessuna madre a controllare! Finalmente libera di cafoneggiare a piacimento!

E infatti una mattina:
"Mamma! Ma cosa stai facendo? Non si può leccare il coltello!"
"Hai ragione Macco, è un po' pericoloso, tu non farlo mai"
"Ma nemmeno tu! La maestra ci dice sempre di no, non si può mamma, non devi farlo mai più. MAI PIU' capito? L'ha detto la maestra!"

Mamma ha un dejavu enorme come il suo sospiro; posa il coltello e lo guarda con rimpianto.
Mai tollerata meno una maestra…

lunedì 29 giugno 2015

La cruccascuola

Sorilla ha un bambino in seconda elementare.
"E' grande, fa già la scuola mamma. E mi ha detto che è una cosa terribile, e io non ci vorrò andare mai", diceva la sera Dede lo scorso anno, abbastanza spaventato da tali premesse.
"Compiti ogni giorno, anche a Natale, e bisogna sempre stare seduti fermi fino alla sera, e bisogna anche stare sempre zitti! Mamma io non ci voglio andare a scuola, devo proprio? Eh mamma?"
Poi la scuola è cominciata anche qui, ed è diventato grande pure Dede.
E Mamma non ha mai scritto di questo, ma ora che le lezioni sono finite per tutti, giù in Italia, le è venuto in mente che qualcosa dovrebbe dire a tale proposito, per i più curiosi.

La scuola in Germania è gestita in maniera diversa in ciascun Land, quindi quello che racconterà riguarda soltanto il Baden Wüttemberg, sebbene molto probabilmente certe cose non cambino da regione a regione.
Prima elementare: da Dede la scuola inizia alle 8.35 e finisce alle 12.20.
Dopo i primi 45 minuti di lezione, c'è una "grande pausa" di venti minuti. Poi altri due blocchi di lezione, intervallati da una "piccola pausa" di cinque minuti, e infine una seconda "grande pausa", che precede gli ultimi tre quarti ora.
"Non ti sembrano un po' troppo lavativi?" aveva chiesto Mamma ad una mamma milanese, psicologa, e lei si era entusiasmata rispondendo che non immaginava che in Germania fossero così tanto illuminati. "Lo diciamo da anni ai dirigenti scolastici che questo è l'ideale per i bambini che devono apprendere, ma non ci ascolta nessuno"
Dede a questo punto torna a casa, e ha i suoi compiti da fare: alcune righe di lettere da scrivere, o parole, o frasi, e alcune operazioni da fare giocando con i dadi e i colori. Qui si dà un'importanza enorme al calcolo mentale rapido, con tutti i trucchetti da imparare (a Mamma si sono rivelati i segreti delle sottrazioni, che alla beata età di 40 anni continuava a fare con le dita, di nascosto!)
Nel giro di dieci minuti i compiti sono finiti. Niente compiti nel fine settimana, e ovviamente niente compiti durante le feste, perchè ci si deve riposare.
"Dede, ma cosa fate durante le pause?" ha chiesto Mamma un giorno.
"Eh, mamma, appena suona il campanello noi usciamo di corsa in giardino e urliamo"
"Urlate?"
"Si, è la prima cosa che facciamo: corriamo e urliamo. E poi facciamo colazione, io mangio le cose che mi dai tu"
In giardino si esce tutti i giorni, con il sole o con la pioggia, con la neve o con il vento, e si urla.
Catartico!
Quando ha le finestre aperte Mamma li può sentire perfino da casa sua, i bambini che fanno l'intervallo.
Per chi rimane fino al pomeriggio c'è il pranzo, il gioco libero, i compiti e lo sport.

In inverno, mentre il cugino italiano è ancora seduto al suo banco con la testa bassa, a imparare cose nuove lottando contro la stanchezza, i crucchini corrono in giardino, si arrampicano sulle pareti da free climbing, volano con i capelli al vento su scivoli e altalene o corrono sulla pista di cui è dotata ogni scuola.
In estate, mentre il cugino italiano è a mollo al mare, in vacanza per i prossimi tre mesi e mezzo, i crucchini continuano ad andare a scuola fino a fine luglio (ARGH!), tranquilli dopo un inverno costellato di feste e vacanze, e pronti per sguazzare al lago subito dopo pranzo.
I brambillen torneranno brambilli italici presto o tardi, e Mamma non potrà immaginare di costringere Dede, o Macco, ad un regime scolastico di quel genere.
I brambillen torneranno brambilli, si, ma Mamma sta seriamente valutando l'educazione parentale.

giovedì 25 giugno 2015

Un inconveniente simpaticissimo...

Sono le 12.20, Mamma è appena tornata dalla spesa. Mette l'acqua sul fuoco e toglie le scarpe mentre Dede inizia a brontolare:
"Adesso ho capito perchè questa giornata è così storta mamma!"
"Dimmi Dede, perchè?" chiede lei tirando fuori gli ingredienti per fare una torta.
"Perchè ci sei tu!"
Mamma ha già abbastanza fretta per accollarsi anche le crisi del settenne, e gli risponde secca che se non vuole vederla può anche andarsene da un'altra parte.
Detto, fatto: Dede infila le scarpe ed esce di casa.
Mamma controlla dalla finestra che non esca dal portone, mentre Macco lo insegue allarmato. Quando è già abbastanza tempo che è fuori, quando Macco lo ha richiamato in casa già abbastanza volte, Mamma decide che è ora di intervenire: esce sul pianerottolo e…
SBAM!
La porta di casa sbatte, Mamma si guarda: in ciabatte, senza chiavi, senza telefono e con la porta chiusa.
Quando Brontolo arriva per pranzo trova tre brambillen ospitati da una vicina di casa piena di compassione. Sono tutti pronti ad entrare, ma le sue chiavi non aprono.
"Hai lasciato le chiavi nella serratura dentro!" grida lui con le mani fra i capelli, sapendo che lei lo fa sempre.

E così niente: oltre due ore passate sulle scale ad aspettare l'intervento d'urgenza, mentre l'acqua sul fuoco continua a bollire. E l'intervento d'urgenza che non arriva mai nonostante quattro solleciti. E i bambini che iniziano ad avere fame, e pipì, e ad annoiarsi, e a piangere.
E Dede che le chiede scusa mille volte, e Mamma che pensa all'amichetto di Macco che doveva andare a prendere alle 14.30 e invece alle 14.45 è ancora sulle scale ad aspettare di entrare in casa, senza nemmeno poterlo avvertire. E Brontolo che brontola, e impreca, e brontola ancora.
Alla fine il fabbro non è mai arrivato e un collega di Brontolo li ha salvati con un filo di rame piegato ad arte (il fumo, la puzza di pentola bruciata in tutte le stanze, la torta ancora tutta da preparare).

La prossima volta che nasce, Mamma sa già cosa vorrà essere.
Un ladro, per favore, perchè non si è mai letto che Arsenio Lupin sia mai rimasto fuori di casa…

lunedì 22 giugno 2015

E' morto Flip

"E' morto Flick, è morto Flock…" Mamma saltella per mano con Dede tornando dalla scuola, che canta con lei: "E' morto Flip, è morto Flop…"
"Dede si dice Flick, non Flip!"
"Lo so mamma. Però pensaci… è più comodo dire Flip piuttosto che Flick, non pensi? Si fa più fatica a dire la k con la gola piuttosto che p con le labbra. Ho ragione o no, eh mamma?"

Quando la pigrizia arriva a certi livelli, non puoi far altro che inchinarti…

sabato 20 giugno 2015

Allo stupido mare

"ARGH! non mettete i piedi su quelle alghe lì, vi prego!
FERMI! non vi bagnate il sedere con quell'acqua, per favore! Il pisellino! Noooo! hai bagnato il pisellino! oddio e adesso? Bambini non vi azzardate a schizzare anche me, sà, che mi metto a piangere e torno subito a casa!"

Non è Mamma ad essere schifiltosa, è che fra le alghe si possono nascondere animaletti che pungono, e in quell'acqua ci fanno il bagno le oche, e il nido fra le canne, e la pipì i cani, e l'acqua è sempre la stessa… batteri e virus a non finire e senza nemmeno il sale che disinfetti. Insomma una schifezza!
Acqua di lago, capite? di lago! mica è mare questo… quello si che è pulito.
(Disse la donna che lo scorso anno non fece nemmeno un bagno nel "suo" mare, chè era vietata la balneazione)
Vorremo mica mettere con i santi pidocchi della sabbia adriatica e il nobile guano dei gabbiani?

Mamma è tornata a casa dopo un pomeriggio in spiaggia grattandosi come se avesse contratto la scabbia e ha strigliato i figli con la spugna abrasiva per togliere per lo meno tutto il primo strato epidermico.
Ma al prossimo pomeriggio di sole ci tornerà.

L'intenzione è quella di prendere un po' di sole, leggere un bel libro e annusare la crema solare che aleggia nell'aria, sentendosi un po' più a casa.


P.S.
Il fantastico termine "stupido mare" è stato coniato da Dede, qui

mercoledì 17 giugno 2015

I cruccarrelli

Cos'è un cruccarrello?
Semplice: un carrello tedesco, di quelli del supermercato, di quelli che conosciamo alla perfezione anche noi. Ma se quelli nostri sono carrelli, questi sono cruccarrelli.
Perché i Tedeschi sono capaci di crucchizzarli a modo loro.
Basta fare un giro al supermercato per notarlo, anche se non lo si realizza subito: Mamma ha impiegato diverso tempo per prenderne coscienza e ora le si è aperto un mondo sconosciuto.

Carrelli enormi e super confortevoli dotati di seggiolino per i piccoli, pedana per i più grandicelli e porta-ovetto per i neonati. In molti c'è anche la lente d'ingrandimento per leggere gli ingredienti scritti in piccolo.
Mai un ciuffo di capelli incastrato fra le ruote, mai ruote che sobbalzano ad ogni giro, mai "svirgolamento a destra" del mezzo per ruota bloccata, mai una cingomma appiccicata al seggiolino... Insomma, perfetti.
Quando sono con lei, i brambillini ci si arrampicano dentro con i loro giochi (qui non è ancora vietato), e Mamma riesce ad infilarci senza problemi tutta la spesa e pure la borsa.
Una volta ci ha inserito perfino un materasso!

Caro tu, abituato alle spese selvagge del sabato mattina, in cui riempi il carrello all'inverosimile e ne ricavi otto-dieci buste piene, tu non puoi immaginare.
Perché per te inserire la merce nel carrello significa buttare tutto dentro, vero o no?
Ecco, qui no!
Qui c'è un ordine anche nel sistemare la spesa, e Mamma non finisce ancora di stupirsi.
Lei che butta sempre tutto alla rinfusa, lei che ogni volta che compra le fragole se le ritrova sotto alle mele, nonostante tutti i buoni propositi di tenerle al sicuro, lei guarda i cruccarrelli e si ferma in ammirazione.
Perché l'ordine ha un suo fascino magnetico e ti cattura morbosamente.
Perché loro usano un lato per la frutta, uno per la verdura, uno per la carne e uno per le cose pesanti, e Mamma ci prova tutte le volte ad imitarli, si sforza e si concentra ma non c'è niente da fare: le fragole finiscono sempre sotto la farina.

Una volta all'uscita, dopo al massimo quattro minuti di fila, ogni acquisto non finisce a caso in una banale busta, ma con rigore scientifico vengono riempiti dei bellissimi cestini di ogni forma e materiale da cui spuntano ordinatamente pomodori, ravanelli e fragole sfuse, senza nemmeno un frutto che ne esca schiacciato o che rotoli in terra.
Mamma mette tutto nella sua busta ed esce, con le fragole sotto alle zucchine e il pane che cade sul marciapiede. E già che c'è, mettendo a posto il carrello sbatte la busta contro il paletto.
Loro infilano il cestino sul manubrio della bicicletta e partono leggiadri con i capelli al vento.

Mamma posa la sua marmellata-di-fragole sul sedile e non può che guardarli e ammirarli.
Perché per imparare, per lei, è troppo tardi.

martedì 16 giugno 2015

In pigiama

La Germania non è propriamente nota per il buon gusto in fatto di moda, ma bisogna ammettere che spesso la cosa è molto, molto comoda: esci come sei, infili il primo "sopra" che ti finisce in mano dal cassetto e lo accosti al primo "sotto" che trovi appeso davanti al tuo naso. Nessuno ti guarda, nessuno ti giudica, nessuno storce il naso e tu ti senti libero.
Per esempio quando aveva l'alluce rotto, dopo il gesso, Mamma è uscita per mesi con due scarpe diverse senza che nessuno abbia mai mostrato segni di disagio o di curiosità per tale scelta bislacca. E i bello è che probabilmente nessuno se ne è nemmeno accorto!

Ma in vacanza in Olanda i brambillen sono stati piacevolmente colpiti dall'eleganza di quel popolo e si sono sentiti un po' più a casa, un po' più vicini alle abitudini italiane e un po' più stimolati ad "apparire".
Di ritorno dal viaggio quindi Mamma ha riesumato una maglia che non indossava più da un paio di anni (troppo bella per le abitudini locali) e dei pantaloni estivi. Era molto soddisfatta di sé quando ha preso in braccio Macco prima di andare all'asilo, spavalda.

E a quel punto la fatidica frase, sussurrata nell'orecchio con timidezza, forse per non urtare troppo la sua sensibilità:
"Ma mamma, non puoi uscire così... sei ancora in pigiama!"

Il virus del vestir-crucco ha inesorabilmente contagiato anche lei?
… O magari è il bambino che sta crescendo un tantino deviato, avvezzo a simili sciccherie?

Dede quando si veste da solo

sabato 13 giugno 2015

Una doccia freddissima

Le cose non sempre vanno come uno vorrebbe, purtroppo.
Per esempio capita che ti infili sotto la doccia una bella sera di 30 gradi e l'acqua calda puf! Svanita.
E capita che sei lì, tutto nudo e pronto a goderti la meritata doccia di fine giornata, impolverato e grigio, con i capelli incrostati di sabbia, quando l'unico getto che ti arriva addosso come una serie di aghi da tortura è ghiacciato a morte.
E tu urli, ovviamente.
E tua madre urla pure lei, arrabbiata con chi ha finito l'acqua prima di te, che tanto per dire due nomi a caso potrebbe essere tuo fratello e tuo cugino Dede...
La zia Rachele dice che basta aspettare tre minuti e l'acqua torna, ma la mamma vuole il papà per risolvere tutto, e invece il papà forse non risolve mica troppo bene.
E allora arriva lo zio e si mettono a sistemare la porta della doccia che si è incastrata e allora capita che sei sempre lì, tutto nudo e infreddolito e nessuno ti dà più retta.
"Mi sto prendendo un colpo, ma vi rendete conto o nooooo?" provi a gridare in maniera tragica, tendendo in avanti le mani.
E all'improvviso arriva la doccia!
E tu urli di nuovo, ma stavolta anche tuo zio e tuo padre.
E poi arriva la mamma di corsa e urla pure lei, e arriva la zia e grida qualcosa e già che ci sei continui a gridare pure tu, perchè quando ti ricapita di poter strillare così in compagnia?
E solo a quel punto realizzi che la doccia non era una doccia del tutto normale.

                                                                       -- * --

Sorilla si è calmata, e dopo essersi allontanata un secondo dal luogo del misfatto torna in bagno sorridente.
Alessandro è appallottolato come un piccolo Budda fra le mani del padre, sospeso in aria ancora tutto nudo, mentre tutto il bagno luccica e brilla come una fabbrica di diamanti.
Centinaia di migliaia di vetruzzi di ogni forma sono distribuiti a secchiate sul pavimento, nel lavandino e nella doccia, mentre il Budda grida sempre più forte.
"Oddio oddio che maaaaale! Ma che cosa avete combinato, disgraziaaati! Muoio! Mi facevate moriiiiire!"
Qualche minuscola goccina di sangue compare dalle gambe del cinquenne mentre Mamma spruzza acqua ossigenata e controlla che non ci siano ferite: la porta della doccia è letteralmente esplosa, ma lo zio Paio ha sollevato in braccio il bambino prima che potesse farsi male fra i vetri.
Paio inizia a cedere sotto il peso del Buddino che si contorce in aria gridando, e goccioloni di sangue macchiano il tappeto.
"Sciacquiamolo", ordina Mamma coordinando le azioni di soccorso,"tu prendilo in braccio e portalo nell'altro bagno", dice rivolta a Sorilla.
E la poveretta ci prova a prendere tempo, a tergiversare, a cercare una soluzione alternativa, ma lo zio Paio è ormai cianotico sotto il peso del Budda e deve per forza cederlo a qualcun altro. Così, grugnendo per la fatica, Sorilla prende in braccio il denso fardello.

"Ma dove li avete preeeesi?!" grida il piccolo, isterico pazzo. "Ora dovete trovarne aaaaaltri" continua gridando all'impazzata.
"Ma cosa?" chiede Mamma senza capire, pensando ad altri vetri sulle sue gambe.
"Di mariti, no? Dove li avete trovati quei duuuuue? Dooooveeee? Cosa ve li siete sposati a faaaaare?"

Lo zio Paio dal bagno grida qualcosa, il piccolo Santo prosegue: "In galeeeera devono andare! Hanno provato ad ucciiiidermiiii! In prigioooone! Mi volevano ucciiiiiiidere!"
Mamma disinfetta, Sorilla cerca vetri e coccola il figlio in preda ad una crisi di nervi, zio Paio impreca, Brontolo raccoglie vetri a palate.
"Ho un male micidiaaaaale! Aiuuuuuto toglietemi tutti questi veeeeetri! In galeeeeeera! In galeeeeeera!" grida la vittima, senza alcun segno di ferita.
Mamma disinfetta zio Paio, che ha un taglio sulla mano che continua a sgocciolare macchie ovunque, poi porta una maglia al Budda, sempre tutto nudo e impolverato.

"Quelli mi volevano uccidere! Chiamate la poliziiiiiia!" prosegue Ale sempre più melodrammatico, poi zio Paio compare alla vista del figlio.
Quello strabuzza gli occhi, spalanca la bocca, gli si gonfia la vena in collo e dopo aver preso fiato grida "Ancora qui sono questi duuuuue? Non sono nemmeno finiti in prigione! Non è giuuuuusto! Ora mi avete proprio fatto imbestialiiiiire!"
"Ale, amore di zia, dimmi una cosa: ti andrebbe di mangiare una caramella? Eh? O preferisci un biscottino? O pensi di non farcela perchè stai troppo male?"

Le parole magiche sortiscono un effetto immediato, il Budda inizia a masticare biscotti soddisfatto e smette di inveire oltre, scongiurando l'ictus.
Zio Paio guarda Mamma, fa spallucce, sorride: "E' proprio una brava persona… Una bravissima persona…"

Le cose non vanno sempre come uno vorrebbe.
Per esempio, questi due: ma è mai possibile che nessuno li abbia ancora rinchiusi in galera?

giovedì 11 giugno 2015

Interpretazione dei sogni

"Lo sai perchè sono venuto a dormire nel tuo letto stamattina? Perchè ho fatto un brutto sogno…"
"Davvero? E che cosa avevi sognato amore? Te lo ricordi?"

E' importantissima l'interpretazione dei sogni: attraverso i sogni il nostro inconscio ci parla, e soprattutto nel caso dei bambini potrebbe svelarci le cose che nascondono, che non li fanno stare sereni e che hanno bisogno di esternare.
E poi diciamocelo chiaramente: un bambino la cui massima aspirazione è esalare il suo ultimo respiro abbracciato allo scheletro della madre, qualcosina da analizzare ce l'avrebbe pure…

"Dimmi Dede, raccontami il sogno brutto"
"Eh… era proprio brutto" dice lui concitato.
"Te lo ricordi ancora vero?" chiede lei con un velo di ansia nella voce.
"Si, si, ecco. C'eri tu…"
"Ecco. Le madri sono sempre la rovina dei figli maschi… lo sapevo che era colpa mia"
"C'eri tu mamma e poi… e poi…"
"E poi? Cosa facevo? Eh amore?" incalza lei ma senza pressarlo troppo.
"Eh… tu finivi di guardare Star Wars senza di noi! E vedevi anche la puntata in cui Anakin diventava Darth Vader e io me lo perdevo! Non si fa così mamma!"

"Terribile Dede, davvero terribile"

Questa donna deve essere davvero snaturata per segnare in tal modo l'inconscio del proprio figlio...

domenica 7 giugno 2015

Bello da morire

"Mamma, noi staremo sempre insieme e moriremo abbracciati va bene?"
"Ma no tesoro! Tu mica devi morire quando morirò io! Io morirò ben prima di te"
"Mamma, allora quando tu sarai morta e io no, ti abbraccerò sempre, come scheletro. E poi quando morirò io, morirò abbracciato al tuo scheletro. Bello così?"

Bello…

venerdì 5 giugno 2015

Foto-viaggiando: Gouda e Utrecht

Ore 9.30: "Mamma! c'è tutta la macchina piena di cotone..."
Bene, constatato che i pioppi sono molto sputacchiosi anche qui.


Ore 10.30: "Mamma ho fame! Ma cosa siamo venuti a fare qui se non mi prendi nemmeno uno di questi formaggi tutti rotondi?"
Arrivati a Gouda per il mercato del giovedì del famoso formaggio. Se avete mai assaggiato il gouda del supermercato… dimenticatelo! Questo è tutt'altra cosa.




Ore 11.30: L'orologio del palazzo centrale fa un piccolo spettacolino musicale.
"Ma quando andiamo a casa? Il formaggio ormai l'abbiamo mangiato..."



Ore 12.30: Inerpicandosi per le scale ripidissime di un vero mulino olandese, ancora funzionante per fare la farina. I tre la seguono. "Mamma, non puoi andare da sola, ovunque andrai tu io DEVO essere sempre con te. Quindi adesso andiamo a casa?"



Ore 13.30: Esaltatissima dall'esperienza del mulino, Mamma si dirige alla volta di un altro.
"Adesso però possiamo andare a casa? Eh? Basta con tutte queste vacanze… "



Ore 14.30: L'altro mulino è bellissimo ma chiuso: forse ci vivono delle persone. Mamma ammira a bocca aperta, i tre russano in macchina, a bocca aperta pure loro.


Ore 15.30: Cotone! Cotone ovunque!


Ore 16.30: Arrivati alla stazione di Utrecht. "Ma non è possibile! Ancora in centro? Ma cosa dobbiamo fare sempre in centro di tutte queste città? Qui non c'è nemmeno il formaggio…"



Ore 17.30: "Tu mi devi spiegare perchè vuoi andare in tutte queste chiese! Sempre chiese, ancora chiese ma cosa ci trovi in queste chiese mamma?"
Il duomo è decisamente impressionante. Certo che se qualcuna di queste chiese fosse anche aperta sarebbe tanto più bello…



Ore 18.30: Specialità della zona: patate fritte con la maionese. Quando si dice "alta cucina"…



Ore 19.30: "Ma se Macco cade giù e muore mamma? Sei contenta? Eh?"



Ore 20.30: Si torna a casa. La stazione di Utrecht è una cosa immensa, inverosimile, enorme. Immaginate fermarsi ad ogni negozio di patate fritte...