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sabato 13 maggio 2017

Il mio capolavoro

Sono negata a disegnare. Negata!
Non lo dico per atteggiarmi, è proprio così: sono nullo-dotata per natura.
Eppure adoro farlo fin da quando ero piccina, quando profondevo il massimo impegno per miseri risultati.

Non so quindi cosa mi sia passato per la mente quando un bel giorno ho deciso di disegnare una favola per i miei figli. Avete presente quei libri per bimbi piccoli, con le pagine rigide, tutte disegnate e con un testo di poche righe in rima?
Ecco, pervasa da un'aurea di ispirazione artistica mi sono cimentata, e per qualche tempo sono riuscita a tenere nascosto il frutto della mia creazione, temendo l'ilarità generale.
Finchè: "Mamma ma cos'hai fatto? Ma sei bravissima!"

Certo, dico io, non è difficile essere più brava dei brambillini, visto che loro hanno preso tutto da mammà e io ho il vantaggio di avere trent'anni in più.
Ma poi: "Quando vai avanti?"
E ancora: "Come finisce?"
E addirittura: "Non sapevo che fossi così brava!"
Entusiasmo puro, sincero.
Quasi quasi per un attimo ci credi e così vai avanti con una nuova pagina (che si chiama tavola, nel linguaggio di noi disegnatori), e la lasci in bella mostra confidando in un nuovo complimento.

Ma mai avresti potuto immaginare un "Mamma! Sei andata avanti con il tuo capolavoro! Non vedo l'ora di leggerlo!", gridato da Dede mentre Macco mi guarda a bocca aperta e chiede ammirato "Ma come fai a disegnare così bene?"

Il mio capolavoro.
Il mio capolavoro!
Me lo ripeto ogni volta che prendo in mano la matita e provo a disegnare un viso -che è sempre troppo sbilenco- o i piedi che non stanno mai come dovrebbero.
E' il mio capolavoro e ora ci credo, e grazie a loro vado avanti con fiducia… nonostante l'evidenza.
Perché so che qualcuno lo apprezza, e questo mi dà una carica che nemmeno lo spirito di Giotto in persona potrebbe mai donare.

E dunque incoraggiate i vostri cari, con sincerità, e lasciate che i vostri occhi parlino per voi.
Incoraggiateli sempre perché la lode può essere un balsamo magico su ferite antichissime.
Incoraggiate chi amate in ogni suo capolavoro, perché è questo ciò di cui tutti abbiamo bisogno: l'entusiasmo di chi ti guarda a bocca aperta, e con ammirazione ti mormora "Non sapevo che fossi così bravo…"

lunedì 30 gennaio 2017

Cosa dici sempre?

Da qualche giorno gira in rete un breve test da fare ai propri figli.
Funziona così: poni loro delle domande e poi pubblichi le risposte dei bambini. Semplicissimo!
Senza alcuna intenzione di condividere domande e risposte, ho provato a farlo anche ai miei bimbi, per curiosità.

La prima domanda era "Cosa dico sempre?"
Ecco, chissà, mi chiedevo.
Andate subito a letto?
Sbrigati che fai tardi a scuola?
Conto fino a tre?
Smettila di saltare su tuo fratello?
Chi ha fatto questa terribile puzza?

 Ma la loro risposta (all'insaputa l'uno dell'altro) è stata tutt'altra.
"Dici sempre Ti amo tanto!"
"Dici sempre Quanto mi piaci!"

 Che dire... Per me il test finisce qui, sicura di averlo superato.
Perché per fortuna l'insegnamento più importante ha colpito nel segno!

giovedì 27 ottobre 2016

Allattare

Ti diranno che è la cosa più bella del mondo.
O ti diranno che è doloroso, stressante, pesante, noioso.
Ti diranno che puoi decidere se continuare o smettere, l'importante è la tua serenità.
E poi ti diranno che non hai abbastanza latte, o che non è abbastanza nutriente, e che potresti causargli dei problemi… in barba alla tua serenità.
Ti diranno che è la cosa più naturale che ci sia ma che non è per tutti, e che puoi anche desistere se vuoi.

Ti diranno tante cose e poi il contrario di tutto, e non saprai che cosa fare.

E anche io ti dico che è doloroso, stressante, pesante e noioso a volte, ma solo per un po'.
E che puoi smettere se vuoi, perché non è questo che fa di una donna una madre.
Ma che se resisti ancora un poco forse ne varrà la pena, ecco.
Perché la sua ciccia sarà il tuo orgoglio, i suoi ruttini sonori le tue medaglie sul campo!
Perché guardarlo cedere al sonno mentre lo hai lì, abbracciato cuore a cuore, ti dà una sensazione di pace che poche volte si può provare.
E ti dico che forse non è la cosa più bella del mondo.
Ma al momento (a parte l'utopico trangugiamento di un barattolo di Haagen Daz di nascosto e senza sensi di colpa), non ne vedo di più dolci…


venerdì 14 ottobre 2016

Il topolino

Davanti alla scuola.
-Mamma! è successa una cosa terribile! Ieri sera mi sono dimenticato di lasciare il dentino sul comodino e il Topolino non l'ha visto… e non mi ha portato niente. Mi ero proprio dimenticato che esisteva il Topolino e ho messo il dente nella mia scatola-
-Ma no Macco! Anche io una volta lo avevo messo via ti ricordi? Ma lui lo ha trovato lo stesso e mi ha lasciato il bigliettino con i soldi. Vedrai che ci sono anche per te, quello è un topo magico!- risponde Dede accalorato.
-No, sono sicuro di no, stamattina non li ho visti sul comodino- sospira lui.
-Ma certo perché dovevi cercare vicino al dente, no?-
Gli dico che non importa, che al massimo lo lasceremo stasera sul comodino e il topino verrà domani. Ripenso a ieri e sorrido, mentre lui sospira ancora con le braccia ciondoloni.

I suoi occhi quando ha trovato il biglietto nascosto accanto alla scatolina dei denti!
Si accendono per lo stupore e la bocca è incapace di rimanere chiusa, spalancata su un sorriso a pochi denti -quelli non ancora caduti.

Me la ricordo la vita costellata di magia.
Era stupendo sapere che qualcosa di inaspettato e imprevedibile poteva colorarla senza spiegazioni razionali, mi sentivo protetta da qualcosa di buono che addolciva l'aria con sogni realizzabili.
E mi ricordo quando la magia si è spenta, perduta assieme a Babbo Natale lungo la strada per diventare grande.

Baratterei qualsiasi cosa, oggi, per tornare a sorprendermi così…

giovedì 21 aprile 2016

Parliamoci se vuoi...

E poi capita che senti un piedino che punta, il culetto che si sposta, o che ti prenda a testate la vescica con il suo modo leggero di sistemarsi dentro di te.
Con la solita mano sulla pancia e un accenno di sorriso di tenerezza ci parli.
Solo dopo ti accorgi che in realtà non hai proferito parola.
E' buffo!

Ma lui vive lì, nel buio di ciò che sei, e per te è come se potesse sentire il rumore dei sentimenti, il bisbigliare dei tuoi pensieri, l'intensità delle tue emozioni…

E' parte di te, una estensione di te, e non c'è bisogno di parole.

domenica 29 novembre 2015

Un messaggio d'amore

"Cosa state facendo col mio telefono? Se vi becco ancora… Lasciatelo subito!"
I bambini tirano indietro le mani come da un oggetto bollente e poi scappano in camera loro ridacchiando.

Qualche giorno dopo registro una memo vocale per non dimenticare un pensiero fatto al volo, in macchina, ferma ad un semaforo. E noto diversi messaggi che non mi appartengono.
"Mamma… tu sei il mio amore!
Mamma… sei bella come un fiore!
Mamma… tu sei il mio girasole!"
Canzoni d'amore appena inventate, frasi dolcissime e voci zuccherine che bisbigliano nel microfono, per non farsi sentire dall'altra stanza.
E poi un brusco: "Cosa state facendo col mio telef…" e la registrazione s'interrompe.

Mando il tergicristallo alla massima velocità, ma la visuale non accenna a schiarirsi...


mercoledì 2 settembre 2015

Una bella cenetta

A volte una cena tête-à-tête con i tuoi piccoli ometti ci vuole proprio: voi tre da soli in una calda serata di fine estate, seduti in una strada silenziosa del centro città, con il vento che odora di mare… un sogno!
E nel pieno di una romanticissima notte colma d'amore loro parlano delle loro passioni, dei loro interessi e dei loro desideri:

"Dede, ma tu l'hai usato il drago vampiro con la mossa caccolosa?"
"Mamma ma perchè Bob ha trovato un topo nella fogna?"
"Io voglio tornare al cinema! Punto e basta!"
"Lo sai che le rane hanno la lingua veloce per mangiare le zanzare?"
"Il sangue va dentro il tubo e toglie le vite all'altro!"
"Lo so che ho già mangiato un gelato, ma ne voglio due!"
"Ma perchè non mi dondola nessun dente? E' tutta colpa tua!"
"Ma sei un genio! Basta che potenzio l'habitat della scossa!"
"Mamma? Mamma?! Ma ci ascolti? Ehi mamma!"

Forse queste loro passioni sono un tantino al di fuori della mammesca comprensione...

lunedì 30 dicembre 2013

La sua piccina

"Mamma, sei semple commè!"
"Certo Macco, mamma sta sempre con te amore!"
I due sono stretti stretti sotto le coperte, in una tarda mattinata di vacanza.
"E se muoli?" chiede lui serio, con la manina infilata nella sua maglia.
"Oh tesoro, mamma non vuole morire adesso!"
"Si ma se muoli lo stesso?"
"Allora starò sempre con te da sopra una nuvoletta, e ti guarderò sempre dal cielo"
"Ah. Uffa"
"Che c'è tesoro, questa cosa non ti piace?"
"No mamma, è blutto molile, io non vojo. Ma pecchè dobbiamo molile?"
"Tesoro funziona così per ogni cosa. Tutto prima o poi muore, anche gli animali, le piante, e perfino i nostri giocattoli ad un certo punto non funzionano più"
"Mamma... ma dopo che sei morta non tolni più? io poi posso tolnale nella tua pancia così stiamo ancola insieme?"
...
"Mamma, tu sei semple la mia piccina?"

Mamma lo stringe, quell'angelo biondo tutto spettinato, e si scioglie.

mercoledì 7 agosto 2013

Un ricordo fra le onde

Mamma è stata in vacanza ieri sera. O quasi per lo meno.
Perchè per lei vacanza significa non guardare l'orologio, non dire "è ora di andare", non avere doveri nè fretta, e anche se tutto questo mal si combina con la frequentazione di Brontolo, che è praticamente nato con "torniamo a casa?" cucito sulla lingua, ieri è riuscita comunque ad avere la meglio e a conquistare la sua prima serata-vacanza.

Ha dunque convinto il riottoso marito ad una cena senza tovaglie né bicchieri di vetro, e dopo aver comprato una grigliata di pesce dall'odore inebriante, sono andati al mare a mangiare sdraiati sui lettini.  Il sole tramontava mentre la gente abbandonava la spiaggia nel silenzio, e Mamma è stata in vacanza per un'ora intera.
Dopo la cena, una passeggiata alla ricerca di granchi e gabbiani.
I bimbi correvano avanti, mentre le onde facevano squosh sulla sabbia lucida.
Squosh... una famiglia di inglesi si fotografa immersa nell'acqua, con le magliette a maniche lunghe addosso.
Squosh... una coppia di giovanissimi si bacia nell'acqua quieta.
Squosh... un gruppo di amici chiacchiera ridendo, seduti sui lettini in riva al mare.
Squosh... "Presto, corri Macco, arrivano i gabbiani!"
Squosh... E allora Mamma ricorda una donna, con un bimbo di circa sei mesi che sgambetta nel marsupio. Passeggia nel tramonto e canta mormorando piano, lo accarezza, lo annusa, lo vive fino in fondo. Passeggia nell'acqua e si ferma ogni tanto a guardare la città dal mare, con le luci che si accendono e le onde che tracciano solchi rosa nella sabbia.
I loro sguardi si incrociano ora che sono nello stesso posto, vicine nello spazio ma separate da un tempo che sembra infinito. Ognuna pensa all'altra e si sorridono senza vedersi.

"Chissà come saremo fra qualche anno, quando sarai grande", dice Rachele al piccolo nel marsupio.
Mamma prende Dede per mano, lo ferma e gli racconta di quel bimbo.
Sono ancora là insieme, uniti come allora, più di allora, traboccanti d'amore.
Squosh...

mercoledì 20 marzo 2013

Il culto dei morti

"Prego, mi dica"
"Ecco, si, sono sempre qui, prendo sempre la stessa cosa io, ormai lo sapete!"
"Ehm, mi dica, prego, cosa le dò?"
"Ah, ecco, si, mi dà quelle pizzette e quella brioche con la crema cotta e poi il pane..."
In fondo sono soltanto cinque o sei mesi che Mamma va dallo stesso fornaio, non svariati anni, e va solo qualche volta alla settimana, non tutti i giorni, e anche se prende sempre le stesse pizzette e la stessa brioche e qualche volta anche il pane si capisce che non si ricordino di lei, ci mancherebbe, con tutto quello che hanno da fare... Mamma ormai è abituata a questo.

"Buongiorno. Mi da due chili del pane che cuocete a legna per favore, che è fantastico, e anche la focaccia coi pomodorini che mamma mi ha detto che è buonissima. E mi fa assaggiare pure le zeppole che non ci resisto e già che ci siamo anche un piccolo pezzo di quel "leggerissimo" ruccl (un rotolo di cipolle olio e uvetta che si fa per San Giuseppe) che una volta ogni dieci anni ci può pure stare..."
"Certo, ecco, ma non ti ho mai vista, non sei di qui vero? te lo devo incartare per il viaggio?"

Mamma è stata in un altro mondo, o forse in un'altra epoca, quando ancora le persone si guardavano in faccia e si riconoscevano, quando ancora si diceva buongiorno per augurare veramente una buona giornata, e dove stranamente le persone riescono ad avere rapporti umani persino con gli sconosciuti.
Mamma è volata nel tacco d'Italia, dove c'è la primavera inoltrata e la gente ti dice che fa freddo, dove per le strade si attraversa senza guardare ed è la cosa più normale del mondo, dove si può fare retromarcia in una rotonda o si può entrare in tangenziale in contromano, e poterlo ancora raccontare.
Con svariati capelli bianchi in più, ma miracolosamente illesi.

Mamma è stata avvolta dal calore del meridione, e ha partecipato al rito del funerale, un vero e proprio culto dei morti, quello che serve sul serio a farti sentire meno sola, meno disperata, e a strapparti anche delle risate che curano l'anima, coccolata dal bozzolo dei visitatori.
Un viavai continuo di persone che vanno, che restano, che tornano, ognuna col suo ricordo da raccontarti, ognuna con una lacrima o un sorriso, con un abbraccio o una battuta, la porta sempre aperta chè non si chiude mai altrimenti l'anima del morto non può uscire a suo piacimento.
Un salotto di chiacchiere in ogni stanza, i mobili spostati, il tavolo parcheggiato dal vicino di casa, le sedie a circolo nella sala svuotata, in cucina, in studio, e in camera da letto lo zio, con i lumini accesi, le foto sparite, nessun soprammobile, nessun piatto in cucina, chè non si può usare la cucina, e non si può pulire la casa finchè c'è lui altrimenti porta nuove morti.

Mamma ha pianto a dirotto e poi ha riso divertita, ha rivisto persone dopo anni di lontananza ed era come essersi salutati poco prima, ha parlato con sconosciuti che sapevano tutto di lei e ha visto foto di nipoti, abbracciato gente mai vista, baciato parenti lontanissimi come se fossero di casa, ed è rimasta sospesa in questo limbo di anime calde che l'hanno curata e rimessa in piedi nel giro di due giorni.
I giorni più dolorosi, quelli in cui tutto cambia e il distacco è più netto.
Centinaia di persone, senza esagerare, centinaia di persone sono entrate leggere, portando una carezza nel suo cuore strapazzato e lo hanno aiutato a rilassarsi e tornare calmo.

E' stato bello.
E' stato doloroso, triste, malinconico, ma profondamente catartico.
Grazie a tutti voi, vi ringrazio, amici ignoti, anche se non lo saprete mai...

venerdì 8 marzo 2013

Amarcord

Aveva sei anni quando mise gli sci per la prima volta.
Ricorda tutto di quei giorni: i suoi pianti, la scaletta infinita con gli sci, la stanchezza, perchè a quei tempi si iniziava con la gavetta, e infine le prime discese di qualche metro. Degli ultimi due giorni del corso di sci ricorda la gioia dell'aver imparato a scivolare, e la paura di non sapere ancora frenare.
Si buttava semplicemente per terra, ed era la cosa più immediata e di sicura riuscita.
Ricorda il padre che la accompagnava, la trafila di infilare quei terribili scarponi, lui che glieli portava fino alle piste, glieli toglieva poi in macchina, le cambiava le calze e li riponeva nel baule dopo averli sbattuti dalla neve.
Lui che poi cambiava i suoi e andava a comperare i bomboloni per la merenda.
Gli zii adorati che l'hanno cresciuta la guardavano da bordo pista, l'attrezzatura da sci prestata da Roberto, rigorosamente blu e rossa, ma a quei tempi forse Hello Kitty non esisteva ancora e lei non ci faceva proprio caso.

E ora che la ruota gira è lei che guarda da bordo pista una lezione di sci, e si commuove per il saluto dalla seggiovia di un neo cinquenne. E' lei a sbattere gli scarponi, a verificare se le calze sono bagnate, a riempire la vasca da bagno al rientro a casa.
E le sembra di rivivere la sua infanzia, sommersa dai ricordi, e ora che conosce entrambi i punti di vista ha finalmente il quadro completo: tutto si ripete.
A parte i bomboloni, che non ce la può proprio fare, ma c'è sempre la sacher.

Ora che Mamma è il pubblico e non più protagonista, non è sempre attenta allo scenario, ma in un istante anche quello torna. L'odore della salamella alla brace, il fritto dolciastro delle patatine e lo scricchiolio della neve quando cammini. Il tonfo degli scarponi vicino al rifugio e il ronzio uniforme degli impianti di risalita. Il brivido dell'aria gelata e pura che ti dilata i polmoni.
Quel chiarore diffuso che abbaglia, la neve piccina e dura che rimbalza sulla giacca, l'odore della giacca a vento chiusa sul naso, con l'umidità del tuo respiro accaldato. E lo stordimento che ti dà il sole quando gli sorridi ad occhi chiusi, sulla sedia a sdraio dopo il panino allo speck.
Tutto uguale a se stesso, come se il tempo non fosse mai passato.

E mentre pensi a queste cose un abbraccio improvviso, "Mammina sei la mia angela", la felicità.

giovedì 21 febbraio 2013

Elucubrazioni di un "grande"

"Mamma ora io ho cinque anni e sono diventato grande. Sono cresciuto vero mamma? Andiamo a misurarci?"
Dede si appoggia al metro sul muro ma è inesorabilmente uguale al mese scorso.
Lungi dallo scoraggiarsi, saltellando continua a dire: "Comunque prima ero un medio, ora invece sono un grande, vero mamma?"
"Tesoro, si, sei proprio cresciuto tanto e la mamma non riesce quasi a credere a quanto tu sia diventato grande!"
"Certo ero più bello ieri con la corona, vero mamma? Così non sono tanto bello, sono un po' bruttino ma con la corona del compleanno sono bellissimo vero mamma? La posso mettere sempre?"
"Ma che dici Dede? Tu sei sempre bellissimo, con la corona ma anche senza la corona! Perchè sei proprio bello bellissimo tu!"
Sono tre giorni che Dede gira in casa con la corona di carta sulla testa, ed è proprio bello (evabbè... la sapete quella dello scarrafone, no?)

"Si, d'accordo. Comunque adesso che ho cinque anni sarò sempre bravo. Non piangerò più, non litigherò più con Macco, quando mi dirai di andare a dormire farò tutto quello che serve per prepararmi, a tavola starò seduto composto e non piangerò nemmeno quando mi faccio male. Solo ogni tanto strillerò un po' forte"
"E non dirai nemmeno più che non sai fare una cosa solo perchè non hai voglia di farla?" indaga lei.
"Oh, mamma! Ma quello lo facevo quando ero medio!"

Mamma, emozionata da tale dichiarazione d'intenti, ha potuto soltanto inginocchiarsi per terra e abbracciarlo fra mille ringraziamenti.
Poi gli ha chiesto come mai non li avesse compiuti prima, cinque anni, e invasata dall'ottimismo ha azzardato "E ora Macco, vieni un po'! Andiamo a spegnere altre candeline io e te, vuoi mai che arrivino i cinque anni subito pure per te..."

La risposta?
"NO! " seguito da un sonoro BUUUURP (perfetta simulazione di un rutto)

Quando si dice negare al sognatore qualsiasi speranza...


martedì 19 febbraio 2013

A casa

Casa.
Dove l'aria è gonfia di umidità e il cielo basso sull'orizzonte,
dove la strada profuma della salsiccia alla brace del vicino,
dove  puoi chiedere all'autobus di aspettarti mentre vai a comprare in biglietto.

Dove i negozi di sempre ti danno l'impressione che il tempo non sia mai passato,
dove i fari dell'auto non sono sufficienti ad illuminare la strada, e ti stupisci di tutto quel buio, e di tutto quel cielo,
dove puoi sentirti ancora figlia, fra le braccia di papà.

Dove ogni angolo parla di quello che sei stata,
dove incrociare un viso conosciuto è un po' come festeggiare il ritorno di un cugino,
dove l'odore aspro di quella meraviglia sconfinata che è il mare ti ricorda che siamo infinitamente piccoli e di passaggio, su questa sabbia battuta dal vento.

Dove la felicità e la serenità sono talmente belle da farti venire stupidamente da piangere, e riempirti di struggente malinconia.

Tutto questo è casa.

venerdì 2 novembre 2012

I Barbapapà

Babba-pà
Mamma-mamma
Balla-lalla
Babba-folte
Babba-babba
Battolina
Babba-bella
Po ( Ma no amore, quello è un Teletubbie, tutt'altra famiglia) Ah, ocheeeei.
Babba-blavo
Ba-zozzò

Abbiamo trasmesso "La famiglia Barpapapà" in re minore, secondo Macco.


giovedì 13 settembre 2012

L'attimo

Ho avuto gioie e dolori.
Nella mia ricca vita ho amato tanto, pianto altrettanto, ho riso fino alle lacrime e ho tremato per forti emozioni. Ho conosciuto il dolore, ho capito fino in fondo cosa sia la speranza, ho incontrato fratelli di spirito e allontanato presenze negative.
Ho provato sulla mia pelle quella felicità così intensa da sentir male al cuore.

E poi sono arrivati loro.

Profuma di sonno il mio bambino quando mi si appallottola accanto, al suo risveglio. Nel silenzio del primo mattino una mano mi cerca, un corpicino ossuto mi si sdraia addosso senza riguardo, e in un istante riprende il respiro regolare del sonno che aveva interrotto.
Sorrido e trattengo il respiro per non svegliarlo, per non sbilanciare quel dolcissimo equilibrio precario.

E’ morbido come burro il mio piccolo quando si addormenta in braccio dopo pranzo. Si abbandona fra le mie braccia e sento il suo corpo sciogliersi pian piano nel sonno. Poi alza le mani paffute e apre le gambe come un ranocchio, vinto.
Mi avvicino al suo viso da bambola e respiro il suo respiro, lo guardo innamorata.

Con i bimbi ciascuno su una gamba diversa, suoniamo al pianoforte una fiaba cantata, e per la prima volta si uniscono a me entrambe le loro voci, a volte stonate, a volte perfette, acute e pulite, trillanti e luminose.
Mi si rompe la voce in gola e vorrei solo avere un udito migliore per godere del loro canto appieno, senza perdermi un istante.

Li guardo in disparte e li amo.

Ho avuto gioie e dolori nella mia vita, ho amato tanto, pianto altrettanto e riso fino alle lacrime.
Ma soltanto ora potrei dire senza esitazioni “Attimo fermati dunque. Sei così bello”

martedì 17 aprile 2012

Risvegli

Mamma ascolta la musica mentre spignatta in cucina.
Questa è una novità e Macco osserva ammutolito il computer, inaccessibile sulla mensola, da cui la Nannini sta cantando una delle sue canzoni più commoventi.
Mamma rivive con lei i timori, i sogni e la magia della sua prima attesa.

Amor che bello darti al mondo, conclude lei in un crescendo di emozioni.
Amor che bello averti al mondo, pensa Mamma con le lacrime agli occhi, e guarda il suo piccolo compagno di vita, in pigiama sul bruco verde con le rotelle e il volante, la bocca spalancata sporca di cioccolato e il biscotto ancora stretto in mano.
Mamma non riesce a far altro che commuoversi, pensando al panico provato quando la lineetta rosa si era colorata su uno stick di tanto tanto tempo fa, e all'amore che oggi le esplode dentro.

"Senti, Dede vuole te. Ha un moccio gigante nel naso e dice che glielo può togliere soltanto la mamma".

Brontolo ha la dote rara di riportare sempre Mamma con i piedi per terra.
Che romantici risvegli!

lunedì 16 aprile 2012

Felicità

Ore 20 in casa brambilla.
Il duenne Macco ha una crisi di astinenza da tatta, e Mamma gliela dà vinta volentieri, dato il fastidioso gonfiore dopo 24 ore dall'ultima poppatina.
Lui la prende per mano e la guida verso il lettone anziché nella sua cameretta, l'aiuta a sistemare i cuscini sulla testiera del letto, spegne la luce e si mette "còngodo" (comodo) seduto in braccio a lei.
Dopo un paio di minuti fa capolino Dede: "Posso? Eh mamma, posso venire anch'io a dormire con voi?"
E trotterella felice sul letto al segnale di assenso. Una debole luce filtra dalla tapparella quasi del tutto abbassata.
Macco abbandona la tatta, i tre si sdraiano divertiti sotto-coperta e fanno finta di dormire.
Russano che è una meraviglia!
Poi Mamma inizia il gioco della caverna e tutti si nascondono sotto le coperte, al buio, ridendo ognuno a modo suo: urlando AHAHAH -Dede-, col vocione e strillini acuti- Macco- e proprio di gusto -Mamma.
I piccoli si abbracciano (si abbracciano!), ridono, baciano appassionatamente la loro dea-madre, si annusano i capelli appena lavati e i giochi vanno avanti una mezz'ora senza nemmeno un intoppo.
Una Mamma incredula si è goduta ogni istante di questi irripetibili momenti.

E' stata l'esperienza più vicina alla pura felicità che Mamma abbia mai provato nella vita intera.

sabato 10 marzo 2012

Dammi la mano

La bisnonna sta male, molto male.
Quando mandano a chiamare i figli e i nipoti che in un giorno tornano persino dal Brasile, significa che stai veramente tanto male.
Sono entrata in una stanza in penombra -la tapparella abbassata perché la luce non la disturbasse- e ho trovato una donna semi addormentata.
Si é destata appena mi ha visto.
"Era in coma fino a poco fa"
Lei si sforza di parlare ma devi starle vicino con l'orecchio, e pure così si capisce poco.
"I bambini" mormora infine, dopo avermi detto tutto quello che le premeva dire.

Macco, piccolo, dolce e sensibile Macco, sei stato portato al capezzale senza alcun avvertimento.
Dall'alto dei tuoi 23 mesi l'hai fissata preoccupato e hai cercato spiegazioni in me con i tuoi occhi grandi.
"Saluta la nonna amore, vedi che è a letto? non sta bene"
"Ao nonna" dice girando la manina paffuta, ancora un po' serio.
Poi si fa posare sul letto e afferra la stanca mano ossuta.
Così è rimasto per lunghi minuti, senza dire una parola, senza annoiarsi, semplicemente guardandola e tenendole la mano.
"Nonna? Mano!" mi bisbigliava a tratti vicino all'orecchio.

Porterò per sempre nel cuore quel silenzioso incontro di mondi opposti, uniti dallo stesso desiderio di tenersi la mano e non lasciarla più.
Lei, come a volersi aggrappare al futuro e alla vita.
Lui, colmo di dolcezza, per dare alla bisnonna allettata la cosa a cui tiene di più quando è ora di fare la nanna: che qualcuno gli tenga la mano.