Ecco si, ce ne siamo andati.
Trasferiti, traslocato, ciao ciao, più più!
Inizia una nuova vita che ci travolge nel suo flusso vivace, mentre noi ci guardiamo in giro senza riconoscere il paesaggio.
Ma non importa, posso essere trasportata ovunque io.
Sballottata, sradicata, perduta... che importa di me, riesco perfino a trovarlo stimolante!
Quello che importa sono i miei piccoli compagni di viaggio, trascinati in seguito a decisioni più grandi di loro che possono solo subire, ma che non si potevano evitare.
I loro occhi sono sgranati sul futuro che li aspetta e non riescono ad immaginare, e non osano fare domande, rassegnati a non avere appigli.
E' questo che importa: "Quanto mi mancano i miei amici mamma"
E "In quale casa dobbiamo andare?", quando dici un banale andiamo a casa.
Si, siamo tornati, e devo dire che mi trovo bene anche se a volte la nostalgia mi devasta.
Mi manca la gente, i luoghi, la luce che ci inondava nella casa dalle mille finestre, perfino i supermercati, che sicuramente sono già invasi di Speculatius alla cannella e babbo natali di cioccolata.
Perfino i vicini di casa!
E l'odore di vernice del nostro appartamento, la classica e tedeschissima muffa in bagno...
Perché non ne ho mai parlato, ma la muffa è una piaga ben nota a chiunque viva in crucconia, dove sono così bravi a fare tutto che pure le finestre sono a prova di spiffero. Ma così tanto a prova di spiffero che ti ammuffisce tutta casa in men che non si dica! (*)
E ora amo stare qui, nella mia città d'infanzia, dove l'aria è così umida da sembrare dolce e l'odore salmastro di certe mattinate mi riporta all'età della scuola. Dove conosco i luoghi, i visi, le tradizioni locali e i modi di dire più sofisticati, e questo mi fa sentire al mio posto.
Ma piango spesso per chi abbiamo lasciato,
in quel paesino sperduto al limitare del bosco,
lontano,
dove siamo stati felici.
(*) E per non rompere il flusso dei ricordi lo scrivo qui, in calce, che in realtà ripensandoci la muffa non mi manca proprio per niente! Ecco, l'ho detto.
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mercoledì 4 ottobre 2017
mercoledì 15 aprile 2015
Sul lago
Lasciatemi qui, a cavalcioni su questo tronco abbattuto.
La corteccia divelta, strappata, ferita.
Qui dove il sole ti scotta la testa e il ronzio degli insetti impedisce di pensare.
Lasciatemi qui lontana da tutto, distratta dal richiamo stridulo delle anatre che s'inseguono in volo, e dagli uccelli che chissà cosa si dicono con tanto baccano!
Sotto le scie degli aerei che si sfaldano fra striature di nubi, sembra quasi che sia tutto bello.
Lasciate che questa lacrima si sciolga nel lago, e perda così il suo sapore che brucia.
Un fiore giallo spunta fra le canne secche, un aereo si ruba il silenzio
e poi se ne va, lasciando soltanto uno sbuffo a ricordare che c'era.
Campane da lontano: la vita va avanti.
Ma voi lasciatemi qui.
E chiamatemi solo quando sarà tutto passato.
La corteccia divelta, strappata, ferita.
Qui dove il sole ti scotta la testa e il ronzio degli insetti impedisce di pensare.
Lasciatemi qui lontana da tutto, distratta dal richiamo stridulo delle anatre che s'inseguono in volo, e dagli uccelli che chissà cosa si dicono con tanto baccano!
Sotto le scie degli aerei che si sfaldano fra striature di nubi, sembra quasi che sia tutto bello.
Lasciate che questa lacrima si sciolga nel lago, e perda così il suo sapore che brucia.
Un fiore giallo spunta fra le canne secche, un aereo si ruba il silenzio
e poi se ne va, lasciando soltanto uno sbuffo a ricordare che c'era.
Campane da lontano: la vita va avanti.
Ma voi lasciatemi qui.
E chiamatemi solo quando sarà tutto passato.
giovedì 29 gennaio 2015
Inverno
Me la ricordo la pioggia, e il vento che urlava fra i rami spogli.
Mi ricordo la nebbia notturna, e il lamento della sirena del porto che mi faceva compagnia nel silenzio della mia cameretta, nella casa d'infanzia.
Era l'inverno, e portava neve a volte, e pioggia a secchiate, e umidità sul sellino della bicicletta; ma poi usciva sempre il sole.
Me la ricordo la foschia, e la pioggerella sottile che ti sporca la macchina anche se le hai appena dato la cera.
Mi ricordo l'ombrello sempre a portata di mano, le pozzanghere che non si asciugavano mai e l'asfalto lucido a tutte le ore. Ricordo i lampioni che rischiaravano l'umidità nel buio troppo presto della sera.
Ricordo che a Milano fosse brutto l'inverno, ma ogni tanto usciva anche il sole.
E ora non posso fare altro che ricordare la luce, il cielo, e la speranza che ti accende il cuore quando intravedi uno spiraglio di sole fra le nubi.
Ricordi lontani, perché da mesi non so più che cosa sia un cielo azzurro.
Il grigio circonda questa parte di mondo, la notte ti inghiottisce nella sua nebbia fitta e al mattino tutto è bagnato, piatto, stropicciato.
Questo è l'inverno quassù, e Mamma si trascina nell'attesa che finalmente, anche qui, torni presto il sole.
Mi ricordo la nebbia notturna, e il lamento della sirena del porto che mi faceva compagnia nel silenzio della mia cameretta, nella casa d'infanzia.
Era l'inverno, e portava neve a volte, e pioggia a secchiate, e umidità sul sellino della bicicletta; ma poi usciva sempre il sole.
Me la ricordo la foschia, e la pioggerella sottile che ti sporca la macchina anche se le hai appena dato la cera.
Mi ricordo l'ombrello sempre a portata di mano, le pozzanghere che non si asciugavano mai e l'asfalto lucido a tutte le ore. Ricordo i lampioni che rischiaravano l'umidità nel buio troppo presto della sera.
Ricordo che a Milano fosse brutto l'inverno, ma ogni tanto usciva anche il sole.
E ora non posso fare altro che ricordare la luce, il cielo, e la speranza che ti accende il cuore quando intravedi uno spiraglio di sole fra le nubi.
Ricordi lontani, perché da mesi non so più che cosa sia un cielo azzurro.
Il grigio circonda questa parte di mondo, la notte ti inghiottisce nella sua nebbia fitta e al mattino tutto è bagnato, piatto, stropicciato.
Questo è l'inverno quassù, e Mamma si trascina nell'attesa che finalmente, anche qui, torni presto il sole.
venerdì 10 gennaio 2014
Spettri
Anche se chiudi gli occhi restano lì, e anzi, forse è anche peggio.
Meglio sedersi, sdraiata non è più possibile.
Lasciatemi in pace, per favore!
Ho bisogno di rallentare il respiro e smettere di sudare.
Seduta sul letto guardo l'orologio e ho un brivido alla schiena quando leggo l'ora.
Domani sarà dura, non ho ancora chiuso occhio.
Non vi succede mai di immaginare sciagure terribili, sentirne il dolore e lo strazio, ed essere consapevoli che la notte è troppo buia per poter dormire?
Se dai loro corda e lasci che i pensieri vaghino liberi, ecco che ti manca il respiro.
Se provi a distrarti e concentrarti su altro, quel macigno sullo stomaco non ti dà comunque tregua.
Perchè provi a non pensarci, per paura che i tuoi pensieri possano attirare per davvero qualcosa di terribile, ma è inutile, quel vortice funesto ti trascina giù e ti invischia ancor di più nelle sue turbe di negatività.
Sono i fantasmi della notte.
Mi torturano e non vedo via d'uscita.
... Forse annegarli nell'alcool?
Meglio sedersi, sdraiata non è più possibile.
Lasciatemi in pace, per favore!
Ho bisogno di rallentare il respiro e smettere di sudare.
Seduta sul letto guardo l'orologio e ho un brivido alla schiena quando leggo l'ora.
Domani sarà dura, non ho ancora chiuso occhio.
Non vi succede mai di immaginare sciagure terribili, sentirne il dolore e lo strazio, ed essere consapevoli che la notte è troppo buia per poter dormire?
Se dai loro corda e lasci che i pensieri vaghino liberi, ecco che ti manca il respiro.
Se provi a distrarti e concentrarti su altro, quel macigno sullo stomaco non ti dà comunque tregua.
Perchè provi a non pensarci, per paura che i tuoi pensieri possano attirare per davvero qualcosa di terribile, ma è inutile, quel vortice funesto ti trascina giù e ti invischia ancor di più nelle sue turbe di negatività.
Sono i fantasmi della notte.
Mi torturano e non vedo via d'uscita.
... Forse annegarli nell'alcool?
giovedì 26 settembre 2013
Lo zoo
Dede saltella dalla felicità: ogni volta che vanno allo zoo per lui è una festa, e Mamma sta approfittando di questi tre giorni di sole tenendoli fuori più che può.
"Guarda mamma, che uccello è quello?" dice lui indicando qualcosa che potrebbe essere una civetta o un gufo, perchè Mamma non ha mai capito la differenza.
In compenso però ha notato che il bestione sta banchettando lautamente. Decine di topolini bianchi e pulcini paffuti sono invitati al pasto, ma per loro sfortuna siedono dalla parte sbagliata del "tavolo".
"Ma non è giusto mamma!" piagnucola lui quando nota le piccole vittime.
"Tesoro, se si vogliono tenere degli animali in gabbia bisogna nutrirli. E per nutrirli devi dar loro il cibo adatto" spiega lei trattenendo a stento la voglia di spennare il bestione pennuto.
"Eccoli mamma, gli elefanti! Oggi stanno mangiando tutti" si rallegrano i bambini osservando gli enormi pachidermi che mangiano piramidi di fieno con molto appetito.
Ce n'è uno che di solito non riesce a mangiare, perso dietro tic che lo portano ad arrotolare la proboscide svariate decine di volte nel mucchio di fieno prima di riuscire ad infilarsi in bocca il cibo.
"Ma non è giusto mamma!" si lamenta ancora Dede. "Perchè è così nervoso poverino? Ma ecco gli ippopotami! Perchè uno sta con gli occhi chiusi? E l'orso? Perchè fa sempre avanti e indietro? E quel maribù? perchè non vola mamma?"
"Credo che qui non ci sia abbastanza spazio per prendere la rincorsa, sai? Questi uccelli non voleranno mai via di qui"
"Come i cigni neri, vero mamma?"
"Proprio come loro"
"Mamma. Ma allora perchè li fanno gli zoo?"
Dede non saltella più.
Mamma non ha ancora deciso se, in caso di referendum per l'abolizione degli zoo, voterebbe a favore o meno. Perchè gli zoo non dovrebbero esserci. Ma è anche vero che se non ci fossero non avrebbe mai potuto imparare tanto. Perchè quando mai ti capita di vedere un barbagianni che si spilucca un pulcino? O come potresti imparare a riconoscere ogni animale dall'odore, anche ad occhi chiusi? Si vive benone anche senza, ma questi zoo sono davvero belli.
E poi... e poi arriva quella sensazione di sgomento, ogni volta che il leopardo ti guarda fisso negli occhi con tutta la sua angoscia, lo vedi respirare ad una spanna da te e capisci che è un essere che vive e che pensa, e ti porta a dire ma non è giusto mamma.
Una tristezza sorda e soffocante ti scivola giù sul cuore, e capisci che davvero no, non è giusto.
P.S.
Mamma assicura che gli animali dello zoo di Karlsruhe sono tenuti benissimo e curati da gente che li adora, in condizioni più che dignitose e ciascuno in una gabbia in cui è stato ricostruito l'habitat ideale.
P.P.S
Nessun animale è stato maltrattato per scrivere questo post.
"Guarda mamma, che uccello è quello?" dice lui indicando qualcosa che potrebbe essere una civetta o un gufo, perchè Mamma non ha mai capito la differenza.
In compenso però ha notato che il bestione sta banchettando lautamente. Decine di topolini bianchi e pulcini paffuti sono invitati al pasto, ma per loro sfortuna siedono dalla parte sbagliata del "tavolo".
"Ma non è giusto mamma!" piagnucola lui quando nota le piccole vittime.
"Tesoro, se si vogliono tenere degli animali in gabbia bisogna nutrirli. E per nutrirli devi dar loro il cibo adatto" spiega lei trattenendo a stento la voglia di spennare il bestione pennuto.
"Eccoli mamma, gli elefanti! Oggi stanno mangiando tutti" si rallegrano i bambini osservando gli enormi pachidermi che mangiano piramidi di fieno con molto appetito.
Ce n'è uno che di solito non riesce a mangiare, perso dietro tic che lo portano ad arrotolare la proboscide svariate decine di volte nel mucchio di fieno prima di riuscire ad infilarsi in bocca il cibo.
"Ma non è giusto mamma!" si lamenta ancora Dede. "Perchè è così nervoso poverino? Ma ecco gli ippopotami! Perchè uno sta con gli occhi chiusi? E l'orso? Perchè fa sempre avanti e indietro? E quel maribù? perchè non vola mamma?"
"Credo che qui non ci sia abbastanza spazio per prendere la rincorsa, sai? Questi uccelli non voleranno mai via di qui"
"Come i cigni neri, vero mamma?"
"Proprio come loro"
"Mamma. Ma allora perchè li fanno gli zoo?"
Dede non saltella più.
Mamma non ha ancora deciso se, in caso di referendum per l'abolizione degli zoo, voterebbe a favore o meno. Perchè gli zoo non dovrebbero esserci. Ma è anche vero che se non ci fossero non avrebbe mai potuto imparare tanto. Perchè quando mai ti capita di vedere un barbagianni che si spilucca un pulcino? O come potresti imparare a riconoscere ogni animale dall'odore, anche ad occhi chiusi? Si vive benone anche senza, ma questi zoo sono davvero belli.
E poi... e poi arriva quella sensazione di sgomento, ogni volta che il leopardo ti guarda fisso negli occhi con tutta la sua angoscia, lo vedi respirare ad una spanna da te e capisci che è un essere che vive e che pensa, e ti porta a dire ma non è giusto mamma.
Una tristezza sorda e soffocante ti scivola giù sul cuore, e capisci che davvero no, non è giusto.
Mamma assicura che gli animali dello zoo di Karlsruhe sono tenuti benissimo e curati da gente che li adora, in condizioni più che dignitose e ciascuno in una gabbia in cui è stato ricostruito l'habitat ideale.
P.P.S
Nessun animale è stato maltrattato per scrivere questo post.
venerdì 13 settembre 2013
Contro natura
L'asilo è contro natura.
Questo ha capito Mamma ieri mattina, quando è stata esentata dall'asilo-ripetenza e definitivamente allontanata dall'aula ora di un figlio, ora dell'altro.
Un uomo della preistoria non avrebbe mai lasciato un bambino che strilla, ti chiama implorante e piange disperato solo perchè deve fargli imparare il tedesco, e tutto quello che non farebbe un cavernicolo, per Mamma, è contro natura.
Due maestre hanno braccato il piccolo disertore, mentre il cuore di Mamma si frantumava.
Pensava di aver terminato con il calvario degli inserimenti dolorosi, e invece eccola lì, in macchina, a piangere mestamente mentre si allontana dal giardino col drago, dal tendone circense con i giochi di sabbia, dalla palestra di 170 m2 con decine di palloni e tappeti elastici, e da tutto quello che in condizioni normali sembrerebbe il paradiso degli asili.
Perchè in realtà non serve la stanzetta della colazione, se vuoi la mamma.
Te ne freghi del giardino dotato di biciclette e risciò, se vuoi soltanto salire in macchina con lei.
E a nulla servono le tre maestre e i venti compagnetti di classe, se l'unica persona che vorresti accanto sta andando via con gli occhi lucidi.
E così, mentre l'inserimento di Dede riserva splendide sorprese (nonostante i risvegli all'alba) e oggi si fermerà perfino per pranzo, quello di Macco ha fatto arricciare il naso alla giovanissima Signorina-Rottermaier e distrutto i timpani dell'intero Kindergarten.
Dopo essere stata allontanata nonostante non fosse palesemente il momento migliore, Mamma ammette che questo le provoca una sadica e italianissima soddisfazione.
Questo ha capito Mamma ieri mattina, quando è stata esentata dall'asilo-ripetenza e definitivamente allontanata dall'aula ora di un figlio, ora dell'altro.
Un uomo della preistoria non avrebbe mai lasciato un bambino che strilla, ti chiama implorante e piange disperato solo perchè deve fargli imparare il tedesco, e tutto quello che non farebbe un cavernicolo, per Mamma, è contro natura.
Due maestre hanno braccato il piccolo disertore, mentre il cuore di Mamma si frantumava.
Pensava di aver terminato con il calvario degli inserimenti dolorosi, e invece eccola lì, in macchina, a piangere mestamente mentre si allontana dal giardino col drago, dal tendone circense con i giochi di sabbia, dalla palestra di 170 m2 con decine di palloni e tappeti elastici, e da tutto quello che in condizioni normali sembrerebbe il paradiso degli asili.
Perchè in realtà non serve la stanzetta della colazione, se vuoi la mamma.
Te ne freghi del giardino dotato di biciclette e risciò, se vuoi soltanto salire in macchina con lei.
E a nulla servono le tre maestre e i venti compagnetti di classe, se l'unica persona che vorresti accanto sta andando via con gli occhi lucidi.
E così, mentre l'inserimento di Dede riserva splendide sorprese (nonostante i risvegli all'alba) e oggi si fermerà perfino per pranzo, quello di Macco ha fatto arricciare il naso alla giovanissima Signorina-Rottermaier e distrutto i timpani dell'intero Kindergarten.
Dopo essere stata allontanata nonostante non fosse palesemente il momento migliore, Mamma ammette che questo le provoca una sadica e italianissima soddisfazione.
mercoledì 4 settembre 2013
Partenza
Oggi i brambilli si mettono in macchina e tornano a Milano ad incontrare papà Brontolo.
Il compleanno del cuginetto si è portato via l'estate, e come ogni anno tutto si chiude dopo la sua festa.
Via i cuscini dai divani, svitata la rete del tappeto elastico, chiusa la casetta del piccolo carpentiere.
Il buio arriva presto la sera, e quando le ombre si fanno lunghe Mamma si copre rabbrividendo e rincorre i bambini per fare altrettanto.
L'aria fresca del mattino annuncia la stagione che muore, e si fa largo lentamente rinfrescando anche le ore più assolate.
Via il cibo dal frigo, chiuse le persiane, nessun gioco sul tappeto.
Una casa nel silenzio è una casa senza vita.
Il cielo si bagna di rosa e l'aria si impregna di umidità, mentre le rondini stridono nell'ultimo tramonto in collina.
Ti saluto, Villa Delirio.
lunedì 3 giugno 2013
Cedimenti
"Presto bambini che facciamo tardi all'asilo!"
"No! Ancola asilo mamma? Ma semple?"
"Non sempre Macco, oggi è venerdi ed è l'ultimo giorno! poi stiamo a casa sabato e domenica e ci ritorni... ehm... oddio, non ci torni più!"
"Perchè? è finito? Eh mamma?"
"No, perché lunedi partiamo per la Germania Dede. Ti ricordi?"
"Uh? Ah, si"
Venerdì i pargoli sono usciti come ogni mattina come se niente fosse, un paio di giochi in una mano e un panino col miele nell'altra, hanno saltato sui soliti sacchi di sabbia, si sono rincorsi sulla solita rampa, hanno percorso la routine che conoscono così bene da tempo.
Hanno compiuto ogni azione con la tranquillità di ciò che si ripete sempre uguale a se stesso, ignorando cosa significhi veramente "l'ultima volta", con la fiducia e l'entusiasmo che tinge la loro età di luci.
E Mamma, col cuore stretto come una nocciolina, ha comunicato alle maestre che quello sarebbe stato l'ultimo giorno di asilo dei figli.
Perchè sembrerà strano, ma non se ne era proprio resa conto prima.
E sembrerà strano, ma non ci aveva proprio pensato che il tempo degli addii era già arrivato.
E sembrerà ancora più strano, ma ha scoperto di non essere del tutto pronta a questo, e ha pianto come una fontana scarica, a intervalli, per tutta la giornata.
Perchè è arrivato il momento di strappare i bambini dalle loro certezze per portali in un mondo di cui non si sa poi così tanto, di allontanarli dai loro piccoli amici per tenerli a casa soli, di lasciare un nido che ha già la loro forma e costruirne uno nuovo, in bilico su un ramo sconosciuto.
E Mamma li guarda mentre saltellano come se niente fosse, mentre salutano i loro amici per sempre, con un semplice ciao, e piange.
Piange per Giamma l'adorato amico, per Soraja la principessa arrabbiata, per Giacomo che "si mangia il dentifricio" e per le maestre che li hanno visti crescere.
Piange per Ange innamorata, per Amelie dalle lunghe trecce, per Gabri dagli abbracci sinceri e per l'armadietto con la foto di un Dede radioso.
E' stato l'ultimo giorno di asilo, e un ciclo si è chiuso per sempre.
Oggi lasciano la loro vita per andare incontro all'ignoto.
Sarebbe successo comunque prima o poi, Mamma lo sa, ma stavolta, forse, non era ancora pronta...
"No! Ancola asilo mamma? Ma semple?"
"Non sempre Macco, oggi è venerdi ed è l'ultimo giorno! poi stiamo a casa sabato e domenica e ci ritorni... ehm... oddio, non ci torni più!"
"Perchè? è finito? Eh mamma?"
"No, perché lunedi partiamo per la Germania Dede. Ti ricordi?"
"Uh? Ah, si"
Venerdì i pargoli sono usciti come ogni mattina come se niente fosse, un paio di giochi in una mano e un panino col miele nell'altra, hanno saltato sui soliti sacchi di sabbia, si sono rincorsi sulla solita rampa, hanno percorso la routine che conoscono così bene da tempo.
Hanno compiuto ogni azione con la tranquillità di ciò che si ripete sempre uguale a se stesso, ignorando cosa significhi veramente "l'ultima volta", con la fiducia e l'entusiasmo che tinge la loro età di luci.
E Mamma, col cuore stretto come una nocciolina, ha comunicato alle maestre che quello sarebbe stato l'ultimo giorno di asilo dei figli.
Perchè sembrerà strano, ma non se ne era proprio resa conto prima.
E sembrerà strano, ma non ci aveva proprio pensato che il tempo degli addii era già arrivato.
E sembrerà ancora più strano, ma ha scoperto di non essere del tutto pronta a questo, e ha pianto come una fontana scarica, a intervalli, per tutta la giornata.
Perchè è arrivato il momento di strappare i bambini dalle loro certezze per portali in un mondo di cui non si sa poi così tanto, di allontanarli dai loro piccoli amici per tenerli a casa soli, di lasciare un nido che ha già la loro forma e costruirne uno nuovo, in bilico su un ramo sconosciuto.
E Mamma li guarda mentre saltellano come se niente fosse, mentre salutano i loro amici per sempre, con un semplice ciao, e piange.
Piange per Giamma l'adorato amico, per Soraja la principessa arrabbiata, per Giacomo che "si mangia il dentifricio" e per le maestre che li hanno visti crescere.
Piange per Ange innamorata, per Amelie dalle lunghe trecce, per Gabri dagli abbracci sinceri e per l'armadietto con la foto di un Dede radioso.
E' stato l'ultimo giorno di asilo, e un ciclo si è chiuso per sempre.
Oggi lasciano la loro vita per andare incontro all'ignoto.
Sarebbe successo comunque prima o poi, Mamma lo sa, ma stavolta, forse, non era ancora pronta...
mercoledì 20 marzo 2013
Il culto dei morti
"Prego, mi dica"
"Ecco, si, sono sempre qui, prendo sempre la stessa cosa io, ormai lo sapete!"
"Ehm, mi dica, prego, cosa le dò?"
"Ah, ecco, si, mi dà quelle pizzette e quella brioche con la crema cotta e poi il pane..."
In fondo sono soltanto cinque o sei mesi che Mamma va dallo stesso fornaio, non svariati anni, e va solo qualche volta alla settimana, non tutti i giorni, e anche se prende sempre le stesse pizzette e la stessa brioche e qualche volta anche il pane si capisce che non si ricordino di lei, ci mancherebbe, con tutto quello che hanno da fare... Mamma ormai è abituata a questo.
"Buongiorno. Mi da due chili del pane che cuocete a legna per favore, che è fantastico, e anche la focaccia coi pomodorini che mamma mi ha detto che è buonissima. E mi fa assaggiare pure le zeppole che non ci resisto e già che ci siamo anche un piccolo pezzo di quel "leggerissimo" ruccl (un rotolo di cipolle olio e uvetta che si fa per San Giuseppe) che una volta ogni dieci anni ci può pure stare..."
"Certo, ecco, ma non ti ho mai vista, non sei di qui vero? te lo devo incartare per il viaggio?"
Mamma è stata in un altro mondo, o forse in un'altra epoca, quando ancora le persone si guardavano in faccia e si riconoscevano, quando ancora si diceva buongiorno per augurare veramente una buona giornata, e dove stranamente le persone riescono ad avere rapporti umani persino con gli sconosciuti.
Mamma è volata nel tacco d'Italia, dove c'è la primavera inoltrata e la gente ti dice che fa freddo, dove per le strade si attraversa senza guardare ed è la cosa più normale del mondo, dove si può fare retromarcia in una rotonda o si può entrare in tangenziale in contromano, e poterlo ancora raccontare.
Con svariati capelli bianchi in più, ma miracolosamente illesi.
Mamma è stata avvolta dal calore del meridione, e ha partecipato al rito del funerale, un vero e proprio culto dei morti, quello che serve sul serio a farti sentire meno sola, meno disperata, e a strapparti anche delle risate che curano l'anima, coccolata dal bozzolo dei visitatori.
Un viavai continuo di persone che vanno, che restano, che tornano, ognuna col suo ricordo da raccontarti, ognuna con una lacrima o un sorriso, con un abbraccio o una battuta, la porta sempre aperta chè non si chiude mai altrimenti l'anima del morto non può uscire a suo piacimento.
Un salotto di chiacchiere in ogni stanza, i mobili spostati, il tavolo parcheggiato dal vicino di casa, le sedie a circolo nella sala svuotata, in cucina, in studio, e in camera da letto lo zio, con i lumini accesi, le foto sparite, nessun soprammobile, nessun piatto in cucina, chè non si può usare la cucina, e non si può pulire la casa finchè c'è lui altrimenti porta nuove morti.
Mamma ha pianto a dirotto e poi ha riso divertita, ha rivisto persone dopo anni di lontananza ed era come essersi salutati poco prima, ha parlato con sconosciuti che sapevano tutto di lei e ha visto foto di nipoti, abbracciato gente mai vista, baciato parenti lontanissimi come se fossero di casa, ed è rimasta sospesa in questo limbo di anime calde che l'hanno curata e rimessa in piedi nel giro di due giorni.
I giorni più dolorosi, quelli in cui tutto cambia e il distacco è più netto.
Centinaia di persone, senza esagerare, centinaia di persone sono entrate leggere, portando una carezza nel suo cuore strapazzato e lo hanno aiutato a rilassarsi e tornare calmo.
E' stato bello.
E' stato doloroso, triste, malinconico, ma profondamente catartico.
Grazie a tutti voi, vi ringrazio, amici ignoti, anche se non lo saprete mai...
"Ecco, si, sono sempre qui, prendo sempre la stessa cosa io, ormai lo sapete!"
"Ehm, mi dica, prego, cosa le dò?"
"Ah, ecco, si, mi dà quelle pizzette e quella brioche con la crema cotta e poi il pane..."
In fondo sono soltanto cinque o sei mesi che Mamma va dallo stesso fornaio, non svariati anni, e va solo qualche volta alla settimana, non tutti i giorni, e anche se prende sempre le stesse pizzette e la stessa brioche e qualche volta anche il pane si capisce che non si ricordino di lei, ci mancherebbe, con tutto quello che hanno da fare... Mamma ormai è abituata a questo.
"Buongiorno. Mi da due chili del pane che cuocete a legna per favore, che è fantastico, e anche la focaccia coi pomodorini che mamma mi ha detto che è buonissima. E mi fa assaggiare pure le zeppole che non ci resisto e già che ci siamo anche un piccolo pezzo di quel "leggerissimo" ruccl (un rotolo di cipolle olio e uvetta che si fa per San Giuseppe) che una volta ogni dieci anni ci può pure stare..."
"Certo, ecco, ma non ti ho mai vista, non sei di qui vero? te lo devo incartare per il viaggio?"
Mamma è stata in un altro mondo, o forse in un'altra epoca, quando ancora le persone si guardavano in faccia e si riconoscevano, quando ancora si diceva buongiorno per augurare veramente una buona giornata, e dove stranamente le persone riescono ad avere rapporti umani persino con gli sconosciuti.
Mamma è volata nel tacco d'Italia, dove c'è la primavera inoltrata e la gente ti dice che fa freddo, dove per le strade si attraversa senza guardare ed è la cosa più normale del mondo, dove si può fare retromarcia in una rotonda o si può entrare in tangenziale in contromano, e poterlo ancora raccontare.
Con svariati capelli bianchi in più, ma miracolosamente illesi.
Mamma è stata avvolta dal calore del meridione, e ha partecipato al rito del funerale, un vero e proprio culto dei morti, quello che serve sul serio a farti sentire meno sola, meno disperata, e a strapparti anche delle risate che curano l'anima, coccolata dal bozzolo dei visitatori.
Un viavai continuo di persone che vanno, che restano, che tornano, ognuna col suo ricordo da raccontarti, ognuna con una lacrima o un sorriso, con un abbraccio o una battuta, la porta sempre aperta chè non si chiude mai altrimenti l'anima del morto non può uscire a suo piacimento.
Un salotto di chiacchiere in ogni stanza, i mobili spostati, il tavolo parcheggiato dal vicino di casa, le sedie a circolo nella sala svuotata, in cucina, in studio, e in camera da letto lo zio, con i lumini accesi, le foto sparite, nessun soprammobile, nessun piatto in cucina, chè non si può usare la cucina, e non si può pulire la casa finchè c'è lui altrimenti porta nuove morti.
Mamma ha pianto a dirotto e poi ha riso divertita, ha rivisto persone dopo anni di lontananza ed era come essersi salutati poco prima, ha parlato con sconosciuti che sapevano tutto di lei e ha visto foto di nipoti, abbracciato gente mai vista, baciato parenti lontanissimi come se fossero di casa, ed è rimasta sospesa in questo limbo di anime calde che l'hanno curata e rimessa in piedi nel giro di due giorni.
I giorni più dolorosi, quelli in cui tutto cambia e il distacco è più netto.
Centinaia di persone, senza esagerare, centinaia di persone sono entrate leggere, portando una carezza nel suo cuore strapazzato e lo hanno aiutato a rilassarsi e tornare calmo.
E' stato bello.
E' stato doloroso, triste, malinconico, ma profondamente catartico.
Grazie a tutti voi, vi ringrazio, amici ignoti, anche se non lo saprete mai...
lunedì 18 marzo 2013
A zio Michele
Il problema è che dopo un po' ti ci abitui a che siano sempre lí, i tuoi vecchi, e pensi che lì rimarranno per sempre. Perché hanno resistito a tanto, hanno visto persino la guerra, ed è il tuo punto fermo sapere che ci sono.
Il problema è che anche se lo sai, anche se pensi di essere preparata, in realtà pronti non si è mai, anche se hanno più di novant'anni e si stanno spegnendo a poco a poco.
L'ultima volta l'ho visto via Skype. Si era vestito elegante e aspettava l'orario del nostro incontro virtuale da ore. Si era vestito elegante per vedere me e i bambini attraverso un monitor miracoloso.
Si era vestito elegante!
Mentre aspetto che parta il mio volo mi accorgo che non mi sono vestita elegante per lui. Ho preso le prime cose che ho trovato, ho salutato i bambini, non mi sono nemmeno guardata allo specchio.
Ma che importa.
Ti voglio vedere, zio, voglio accompagnarti nel tuo ultimo giorno come tu hai accompagnato me nel mio primo, in una folle corsa di una notte di Marzo, tanti anni fa.
Ti voglio salutare, zio, guardandoti in faccia e pensando che tu possa dirmi "Ciau Richi!" ancora una volta.
Ti voglio accarezzare, zio, quelle mani che hanno tenuta stretta la mia mano di bimba per tutte le strade che abbiamo percorso insieme.
E ti voglio ringraziare, zio, per tutto quello che ho ricevuto da te, per gli innumerevoli pomeriggi passati a giocare a carte con i bottoni, per le passeggiate in montagna con la piccozza, per le partite a scopa undici, per le sagre paesane a cui ci portavi, semplicemente seguendo la musica nell'aria, per avermi aspettato giornate intere a bordo pista sui campi da sci, e per avermi adorata come un vero nonno, più di un nonno, col tuo modo un po' burbero.
Ciao zio, stammi bene.
Il problema è che anche se lo sai, anche se pensi di essere preparata, in realtà pronti non si è mai, anche se hanno più di novant'anni e si stanno spegnendo a poco a poco.
L'ultima volta l'ho visto via Skype. Si era vestito elegante e aspettava l'orario del nostro incontro virtuale da ore. Si era vestito elegante per vedere me e i bambini attraverso un monitor miracoloso.
Si era vestito elegante!
Mentre aspetto che parta il mio volo mi accorgo che non mi sono vestita elegante per lui. Ho preso le prime cose che ho trovato, ho salutato i bambini, non mi sono nemmeno guardata allo specchio.
Ma che importa.
Ti voglio vedere, zio, voglio accompagnarti nel tuo ultimo giorno come tu hai accompagnato me nel mio primo, in una folle corsa di una notte di Marzo, tanti anni fa.
Ti voglio salutare, zio, guardandoti in faccia e pensando che tu possa dirmi "Ciau Richi!" ancora una volta.
Ti voglio accarezzare, zio, quelle mani che hanno tenuta stretta la mia mano di bimba per tutte le strade che abbiamo percorso insieme.
E ti voglio ringraziare, zio, per tutto quello che ho ricevuto da te, per gli innumerevoli pomeriggi passati a giocare a carte con i bottoni, per le passeggiate in montagna con la piccozza, per le partite a scopa undici, per le sagre paesane a cui ci portavi, semplicemente seguendo la musica nell'aria, per avermi aspettato giornate intere a bordo pista sui campi da sci, e per avermi adorata come un vero nonno, più di un nonno, col tuo modo un po' burbero.
Ciao zio, stammi bene.
lunedì 11 febbraio 2013
Blog in ferie
Un vicino anonimo da cui guardarsi, che le crea antipatiche manie di persecuzione.
Un ufficiale giudiziario che rinvia l'esecuzione di uno sfratto ormai da cinque mesi.
Un fidato collaboratore, che si è dimostrato poco collaborativo e ancor meno fidato.
Una gastroenterite che non passa da settimane.
Piccoli contrattempi della vita quotidiana, ma le stanno avvelenando l'allegria.
Mamma non ha molta voglia di giochi e sorrisi ultimamente, e si congeda per qualche giorno.
Tornerà con le sue farneticazioni non appena le sedute di training autogeno che si sta auto-infliggendo daranno un minimo di risultato.
Nel frattempo vi augura buona settimana!
Aggiornamento delle 12.30
Noto con uno sbigottimento indicibile che Mamma non è l'unica ad essersi congedata questa mattina...
Un ufficiale giudiziario che rinvia l'esecuzione di uno sfratto ormai da cinque mesi.
Un fidato collaboratore, che si è dimostrato poco collaborativo e ancor meno fidato.
Una gastroenterite che non passa da settimane.
Piccoli contrattempi della vita quotidiana, ma le stanno avvelenando l'allegria.
Mamma non ha molta voglia di giochi e sorrisi ultimamente, e si congeda per qualche giorno.
Tornerà con le sue farneticazioni non appena le sedute di training autogeno che si sta auto-infliggendo daranno un minimo di risultato.
Nel frattempo vi augura buona settimana!
Aggiornamento delle 12.30
Noto con uno sbigottimento indicibile che Mamma non è l'unica ad essersi congedata questa mattina...
lunedì 4 febbraio 2013
Teddy
C'era una volta Teddy.
L'orsetto domestico di Dede, l'inseparabile amico nonché
Teddy un giorno viene portato al parco dei mega scivoli insieme a Dede e Macco, dopo moniti e avvertimenti al riguardo.
Ma Dede è così felice in sua compagnia che non si può negargliela, nonostante il rischio di perderlo fra tutti quei bambini.
Loro giocano, corrono e scivolano, e Mamma tiene d'occhio i tre preziosi elementi che intravede a tratti schizzare giù dagli scivoli e nuotare fra le palline colorate.
"E' ora di andare adesso bambini", comunica lei dopo aver concesso l'ultima scivolata. Poi aggiunge: "Dede, ma Teddy dov'è? Ce l'avevi in mano prima dell'ultimo scivolo!"
"Eh... non lo so"
"Vallo a cerare, corri"
"Eh... va bene, vado" e si incammina pigramente mangiando le unghie.
Dede fa una scivolata guardando le nuvolette dei suoi pensieri e torna a mani vuote, come prevedibile.
"Tesoro, voglio che sia chiara una cosa: se non lo trovi, significa che hai perso Teddy. Non cercarlo poi stanotte, perchè appena usciamo da qui non ce l'avrai più. E' chiara questa cosa amore? Sei sicuro che non vuoi cercarlo ancora?"
"Eh... chiaro mamma. Andiamo" dice mangiandosi ancora le unghie.
Lei parla con la direzione, indugia ancora un po' e poi esce, sperando nella signora delle pulizie che trova sempre tutto.
I tre escono; Mamma è molto perplessa, Dede non dice nulla e si guarda in giro come se niente fosse.
"Du è Teddy?" chiede Macco.
Silenzio dal lato della mano destra.
"Si è perso amore" risponde lei.
"E du è adesso?"
"Non lo so... è da qualche parte da solo."
Nessuna reazione dal lato destro.
"Povelino, pecchè?"
"Perchè forse è rimasto lì fra gli scivoli... e magari piange pure" incalza lei sadica, sperando di generare una qualche reazione nel figlio.
E infatti reagisce: "Ma che dici? Ma mamma i peluche non piangono" risponde minimamente turbato.
Dopo cena, a casa, lei si siede accanto a lui e torna sull'argomento per l'ultima volta.
"Amore, ma non ti interessa aver perso Teddy?"
"Si mamma mi dispiace"
"E allora perchè non l'hai cerato?"
"Eh... ma l'ho cercato"
"E poi scusa, piangi per ogni scemenza, e ora che hai perso Teddy non ti viene nemmeno una lacrimuccia? Come mai Dede, me lo vuoi spiegare?"
Lui arriccia il naso, strizza l'occhio all'ingiù e si atteggia alle lacrime. Poi tornando normale risponde "No mamma, non mi viene da piangere"
Fine della discussione.
E mentre Dede è andato a letto con Lilly il cagnolino, senza battere ciglio, Mamma è turbata da ore e ha ancora il cuore straziato al pensiero di Teddy che piange lacrime di gommapiuma chissà dove, senza il suo bambino a coccolarlo.
O forse al pensiero del suo bambino perdutamente innamorato di un peluche che non ha più, e che non ha nemmeno la forza di piangere.
C'era una volta Teddy.
P.S.
La signora delle pulizie non ha trovato nulla. Mamma è tornata l'indomani mattina e ha gattonato in tutti gli scivoli, non trovando nulla.
Qualche altro bambino ha deciso che ora Teddy è suo.
L'orsetto domestico di Dede, l'inseparabile amico nonché
equestoèTeddyilmiopeluchepreferito.
Teddy viene portato al parco, buttato dallo scivolo, infilato nel letto, allacciato alla cintura di sicurezza, accompagnato all'asilo, gli viene passata la nonna a telefono e fa anche pubbliche relazioni con gli ospiti di casa brambilla. Ma questa è storia.Teddy un giorno viene portato al parco dei mega scivoli insieme a Dede e Macco, dopo moniti e avvertimenti al riguardo.
Ma Dede è così felice in sua compagnia che non si può negargliela, nonostante il rischio di perderlo fra tutti quei bambini.
Loro giocano, corrono e scivolano, e Mamma tiene d'occhio i tre preziosi elementi che intravede a tratti schizzare giù dagli scivoli e nuotare fra le palline colorate.
"E' ora di andare adesso bambini", comunica lei dopo aver concesso l'ultima scivolata. Poi aggiunge: "Dede, ma Teddy dov'è? Ce l'avevi in mano prima dell'ultimo scivolo!"
"Eh... non lo so"
"Vallo a cerare, corri"
"Eh... va bene, vado" e si incammina pigramente mangiando le unghie.
Dede fa una scivolata guardando le nuvolette dei suoi pensieri e torna a mani vuote, come prevedibile.
"Tesoro, voglio che sia chiara una cosa: se non lo trovi, significa che hai perso Teddy. Non cercarlo poi stanotte, perchè appena usciamo da qui non ce l'avrai più. E' chiara questa cosa amore? Sei sicuro che non vuoi cercarlo ancora?"
"Eh... chiaro mamma. Andiamo" dice mangiandosi ancora le unghie.
Lei parla con la direzione, indugia ancora un po' e poi esce, sperando nella signora delle pulizie che trova sempre tutto.
I tre escono; Mamma è molto perplessa, Dede non dice nulla e si guarda in giro come se niente fosse.
"Du è Teddy?" chiede Macco.
Silenzio dal lato della mano destra.
"Si è perso amore" risponde lei.
"E du è adesso?"
"Non lo so... è da qualche parte da solo."
Nessuna reazione dal lato destro.
"Povelino, pecchè?"
"Perchè forse è rimasto lì fra gli scivoli... e magari piange pure" incalza lei sadica, sperando di generare una qualche reazione nel figlio.
E infatti reagisce: "Ma che dici? Ma mamma i peluche non piangono" risponde minimamente turbato.
Dopo cena, a casa, lei si siede accanto a lui e torna sull'argomento per l'ultima volta.
"Amore, ma non ti interessa aver perso Teddy?"
"Si mamma mi dispiace"
"E allora perchè non l'hai cerato?"
"Eh... ma l'ho cercato"
"E poi scusa, piangi per ogni scemenza, e ora che hai perso Teddy non ti viene nemmeno una lacrimuccia? Come mai Dede, me lo vuoi spiegare?"
Lui arriccia il naso, strizza l'occhio all'ingiù e si atteggia alle lacrime. Poi tornando normale risponde "No mamma, non mi viene da piangere"
Fine della discussione.
E mentre Dede è andato a letto con Lilly il cagnolino, senza battere ciglio, Mamma è turbata da ore e ha ancora il cuore straziato al pensiero di Teddy che piange lacrime di gommapiuma chissà dove, senza il suo bambino a coccolarlo.
O forse al pensiero del suo bambino perdutamente innamorato di un peluche che non ha più, e che non ha nemmeno la forza di piangere.
C'era una volta Teddy.
P.S.
La signora delle pulizie non ha trovato nulla. Mamma è tornata l'indomani mattina e ha gattonato in tutti gli scivoli, non trovando nulla.
Qualche altro bambino ha deciso che ora Teddy è suo.
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| Qualcuna sa aiutarmi a procurarmene uno nuovo? |
giovedì 11 ottobre 2012
La casa
Brontolo è il fortunato possessore di un appartamento.
Ha soltanto dovuto avere un grosso incidente in moto ed essere risarcito, per poterlo comprare. Ma non è nulla una vertebra rotta e quattro mesi di immobilità, se poi hai vinto una casa, di questi tempi. O no?
Poi Brontolo è partito per la Germania, e di quella casa si è occupato qualcun altro.
Qualcuno in buona fede, qualcuno che godeva della fiducia incondizionata di Brontolo, e che quando ha proposto di cederla in comodato a delle persone in difficoltà che venivano da lontano, ha avuto la meglio anche sullo scetticismo genetico di Mamma.
Quando Brontolo è tornato e ha chiesto gentilmente di riavere la sua casa, le persone in difficoltà hanno deciso che ci stavano troppo comode, e che gli altri appartamenti erano troppo più costosi per poterli prendere in considerazione.
E poiché qualsiasi cifra è più costosa del nulla, lì sono rimasti.
Siccome Brontolo è il fortunato possessore di un appartamento, anche tutto questo passa in secondo piano. O no?
In questi anni ha avuto la fortuna di compilare i nuovi bollettini dell'IMU, di pagare le relative rate, le tasse dei rifiuti, le spese condominiali, i lavori straordinari, lo scaldabagno nuovo e pure la lavastoviglie. Come se non bastasse, essendo un proprietario immobiliare, non ha avuto alcuna riduzione delle tasse negli asili, perchè il solo possesso lo fa entrare automaticamente nella fascia di reddito massimo.
Ma che cosa sono queste quisquiglie di fronte ad una casa intera tutta tua!
Certo.
Poi è intervenuto un avvocato.
Poi un giudice.
Poi ancora l'avvocato, e questi poveri signori venuti da lontano inseguendo chissà quale sogno di felicità, sono ancora lì, nonostante la sentenza che intimava loro di andarsene in settembre.
Ci hanno che detto un anno e mezzo non è nulla per liberare una casa, che passeranno diversi altri mesi e che non possiamo farci niente, perchè in Italia funziona così.
Che l'Ufficiale Giudiziario prima o poi manderà una pattuglia, e poi una seconda, e una terza, e ancora pattuglie a vuoto, finchè qualcosa arriverà dal cielo a sbloccare la situazione (un fulmine? Si, ti prego ti prego ti prego!)
Ci hanno detto di mandare con loro un fabbro, un medico, l'avvocato, e la cosa strana di questa società è che tutti questi signori hanno l'abitudine di NON lavorare gratis. E dunque sarà ancora tutto a spese dei brambilla.
Perchè la giustizia tutela il più debole, e il più debole in questo caso non siamo noi, essendo fortunati proprietari di una fantastica casa.
Ci hanno perfino proposto di offrir loro dei soldi, per lasciare libera una casa che in realtà è già nostra, ma in quanto a spese è come se la stessimo comprando per la seconda volta.
E poi finalmente la buona notizia: possiamo sperare che gli venga assegnata una casa popolare, così dovranno andarsene.
Ovviamente continueremo a pagare loro l'affitto attraverso le nostre tasse, ma per lo meno questa volta le spese saranno equamente divise fra tutti i Milanesi!
Finalmente la giustizia trionferà.
O no?
P.S.
Mamma chiede scusa per questo post di oggi, ma doveva proprio sfogarsi.
E quando prima o poi se ne andranno, se mai se ne andranno, potrà finalmente vedere, per la prima volta in quattro anni, questa fantastica casa che ci ha reso una famiglia di ricchi proprietari immobiliari.
Ha soltanto dovuto avere un grosso incidente in moto ed essere risarcito, per poterlo comprare. Ma non è nulla una vertebra rotta e quattro mesi di immobilità, se poi hai vinto una casa, di questi tempi. O no?
Poi Brontolo è partito per la Germania, e di quella casa si è occupato qualcun altro.
Qualcuno in buona fede, qualcuno che godeva della fiducia incondizionata di Brontolo, e che quando ha proposto di cederla in comodato a delle persone in difficoltà che venivano da lontano, ha avuto la meglio anche sullo scetticismo genetico di Mamma.
Quando Brontolo è tornato e ha chiesto gentilmente di riavere la sua casa, le persone in difficoltà hanno deciso che ci stavano troppo comode, e che gli altri appartamenti erano troppo più costosi per poterli prendere in considerazione.
E poiché qualsiasi cifra è più costosa del nulla, lì sono rimasti.
Siccome Brontolo è il fortunato possessore di un appartamento, anche tutto questo passa in secondo piano. O no?
In questi anni ha avuto la fortuna di compilare i nuovi bollettini dell'IMU, di pagare le relative rate, le tasse dei rifiuti, le spese condominiali, i lavori straordinari, lo scaldabagno nuovo e pure la lavastoviglie. Come se non bastasse, essendo un proprietario immobiliare, non ha avuto alcuna riduzione delle tasse negli asili, perchè il solo possesso lo fa entrare automaticamente nella fascia di reddito massimo.
Ma che cosa sono queste quisquiglie di fronte ad una casa intera tutta tua!
Certo.
Poi è intervenuto un avvocato.
Poi un giudice.
Poi ancora l'avvocato, e questi poveri signori venuti da lontano inseguendo chissà quale sogno di felicità, sono ancora lì, nonostante la sentenza che intimava loro di andarsene in settembre.
Ci hanno che detto un anno e mezzo non è nulla per liberare una casa, che passeranno diversi altri mesi e che non possiamo farci niente, perchè in Italia funziona così.
Che l'Ufficiale Giudiziario prima o poi manderà una pattuglia, e poi una seconda, e una terza, e ancora pattuglie a vuoto, finchè qualcosa arriverà dal cielo a sbloccare la situazione (un fulmine? Si, ti prego ti prego ti prego!)
Ci hanno detto di mandare con loro un fabbro, un medico, l'avvocato, e la cosa strana di questa società è che tutti questi signori hanno l'abitudine di NON lavorare gratis. E dunque sarà ancora tutto a spese dei brambilla.
Perchè la giustizia tutela il più debole, e il più debole in questo caso non siamo noi, essendo fortunati proprietari di una fantastica casa.
Ci hanno perfino proposto di offrir loro dei soldi, per lasciare libera una casa che in realtà è già nostra, ma in quanto a spese è come se la stessimo comprando per la seconda volta.
E poi finalmente la buona notizia: possiamo sperare che gli venga assegnata una casa popolare, così dovranno andarsene.
Ovviamente continueremo a pagare loro l'affitto attraverso le nostre tasse, ma per lo meno questa volta le spese saranno equamente divise fra tutti i Milanesi!
Finalmente la giustizia trionferà.
O no?
P.S.
Mamma chiede scusa per questo post di oggi, ma doveva proprio sfogarsi.
E quando prima o poi se ne andranno, se mai se ne andranno, potrà finalmente vedere, per la prima volta in quattro anni, questa fantastica casa che ci ha reso una famiglia di ricchi proprietari immobiliari.
mercoledì 12 settembre 2012
Il muretto
C’è un muretto che li separa.
Da un lato il silenzio dell’attesa, la lentezza della
malattia, l’odore inconfondibile della vecchiaia.
Dall’altro lievi schiamazzi, vita che fiorisce, rumore di
palloni e risate infantili.
Mamma è andata a trovare nonna Tina in questa “casa di
riposo” che la ospita fino al rientro di Tatiana, e che confina con una “casa
di accoglienza” per ragazze madri.
Gli ospiti della Casa siedono pazienti, a volte rassegnati,
a volte riottosi, e un viavai di parenti li accarezza e parla a voce molto
alta, scandendo le parole e sorridendosi fra loro.
Si crea una solidarietà particolare fra chi entra ed esce,
carica di comprensione e malinconia, mentre non si crea nulla fra chi entra per
restare. Per riposare.
Nonostante il destino comune, il passato simile, l'identico presente.
Riposo, dicono. Ma riposo da che cosa?
Riposo, dicono. Ma riposo da che cosa?
Mentre Mamma teneva per mano la nonna, Dede e Macco
scavalcavano le vasche di fiori del muretto del giardino e sceglievano il luogo
più adatto alla loro età, accolti da bambini incuriositi e festosi.
Giocate, bambini miei, dalla parte del muretto più giusta.
Non avete nemmeno notato il posto in cui siete entrati,
troppo piccoli per capire il peso della malattia, troppo giovani per comprendere il buio dell’età avanzata.
Due spazi attigui, due mondi opposti, un muretto che li separa.
Da un lato, ma solo da uno, la
speranza.
domenica 19 agosto 2012
La gioia della settimana e considerazioni
Forse non è la malattia improvvisa di Brontolo, che ci ha
fatto tremare le gambe per due giorni ma poi per fortuna si è risolta soltanto con una
forte dose di antibiotici;
forse non è stata la sensazione di paralisi che l’ha
assalita quando non sapeva come fare per portare lui in ospedale, e poi in
ospedale non ci sono nemmeno andati;
forse non è la nuova colonna
sonora che Brontolo ha creato questa settimana “Ce la farò ad uscirne?”,
che prima ti fa ridere, poi ti spaventa e infine ti fa terribilmente arrabbiare;
forse non è solo perché a quest’ora dovevano essere su un
aereo diretto verso il dolce far niente, ed era già tutto pronto, comprese le
aspettative di Mamma, ma hanno dovuto annullare ogni cosa;
forse non è nemmeno la convivenza con due bambini sempre più
insonni e isterici, sempre più difficili da tranquillizzare quando sei in
queste condizioni, e la gestione di una famiglia che richiede ogni energia ogni
giorno, senza soluzione di continuità, nonostante tu le energie le abbia
esaurite da un pezzo...
Forse non è nessuna di queste cose da sola, ma ogni
gocciolina che cade in questo vaso già così pieno, scivola lentamente fuori
dal bordo, riga le mie guance e mi toglie la voglia di ridere.
| La torta-cucito per il compleanno di nonna Tina, in pasta di zucchero |
mercoledì 25 luglio 2012
Non svegliare quella bimba
Dopo aver lasciato i bimbi all'asilo per tre ore ieri mattina, Mamma si è detta che in fondo non ce n'era bisogno, visto che ormai era abituata a questa simbiosi totale con loro e non le pesava nemmeno troppo.
Poi li ha riportati a casa, e ha scoperto che non avevano la minima intenzione di fare il riposino pomeridiano. Cosa che non sarebbe nulla di che, se non fosse che senza il riposino non arrivano a sera come esseri umani.
E infatti.
Mentre loro giocavano, ad un certo punto Mamma ha avuto l'ardire di chiudersi in bagno.
Ho detto proprio così: chiudersi! Cosa mai fatta prima in tutta la loro esistenza, e la reazione non ha tardato ad arrivare.
Dede urlava impazzito dietro la porta, cercava di spegnere la luce per stanare la fuggitiva, senza considerare che essendo ancora giorno la cosa non sortiva l'effetto sperato.
Quando Mamma è uscita, dopo la bellezza di un minuto e mezzo, era stravolto dalle lacrime.
Lei lo ha preso in braccio e l'ha consolato, spiegandogli che non era successo proprio niente di così drammatico e che la cosa non meritava tutto quel chiasso.
Lui ha reagito singhiozzando che papà non faceva mai così, e che papà era molto meglio di mamma.
E che lui voleva solo il papà, perché gli voleva più bene.
AL PAPA'!
Da quel momento in poi Mamma ha dovuto seguire tre bambini per tutto il resto della giornata: i suoi due figli e la bambina che si è prepotentemente impossessata di ogni suo raziocinio.
Dapprima si è rifiutata di pulirgli il culetto dicendogli che l'avrebbe fatto il papà, la sera non gli ha letto la fiaba della buonanotte facendolo fare al padre, e quando lui le ha chiesto le coccole, si è concessa un istante e poi lo ha gentilmente invitato ad andare dal genitore a cui voleva più bene, ossia il padre.
Si è sentita un verme, ma la gelosia si è impossessata di ogni briciola di ragione, di maturità, di senno, e l'ha portata dritta dritta al livello del bimbo di quattro anni che l'ha profondamente ferita.
"Perchè tu segui tutte le regole, invece papà no", si è giustificato poi il mostro, facendo impallidire tutte le puericultrici che dicono di essere coerenti e dare regole ferree.
"E l'hai pure allattato, l'ingrato!" direbbe la bisnonna con piena comprensione per Mamma.
Lui, sangue spremuto dal mio cuore, sospiro di vita per la mia anima, primo e grandissimo amore della mia intera esistenza, dice una frase per dispetto, e mi distrugge.
L'adulta sa che non è vero, sa che il cuore di Dede batte all'unisono con lei e che ha il primo posto assoluto nella sua vita, baciata dalla punta dei piedi fino ai capelli, ma la bambina è ancora qui che piange, delirante di gelosia, offesa a morte per l'affronto subito.
Svegliata da chissà quali antichissimi ricordi.
Ieri notte Mamma si è sdraiata accanto al suo cucciolo ingrato, e l'ha coccolato piena di amore, lasciando uscire tutto il male che inconsapevolmente le ha fatto; ha coccolato e rassicurato anche la bambina ferita, lasciandola tornare piano piano là da dove era venuta, facendola addormentare serena, tornando padrona di sé.
Fino alla prossima volta.
Poi li ha riportati a casa, e ha scoperto che non avevano la minima intenzione di fare il riposino pomeridiano. Cosa che non sarebbe nulla di che, se non fosse che senza il riposino non arrivano a sera come esseri umani.
E infatti.
Mentre loro giocavano, ad un certo punto Mamma ha avuto l'ardire di chiudersi in bagno.
Ho detto proprio così: chiudersi! Cosa mai fatta prima in tutta la loro esistenza, e la reazione non ha tardato ad arrivare.
Dede urlava impazzito dietro la porta, cercava di spegnere la luce per stanare la fuggitiva, senza considerare che essendo ancora giorno la cosa non sortiva l'effetto sperato.
Quando Mamma è uscita, dopo la bellezza di un minuto e mezzo, era stravolto dalle lacrime.
Lei lo ha preso in braccio e l'ha consolato, spiegandogli che non era successo proprio niente di così drammatico e che la cosa non meritava tutto quel chiasso.
Lui ha reagito singhiozzando che papà non faceva mai così, e che papà era molto meglio di mamma.
E che lui voleva solo il papà, perché gli voleva più bene.
AL PAPA'!
Da quel momento in poi Mamma ha dovuto seguire tre bambini per tutto il resto della giornata: i suoi due figli e la bambina che si è prepotentemente impossessata di ogni suo raziocinio.
Dapprima si è rifiutata di pulirgli il culetto dicendogli che l'avrebbe fatto il papà, la sera non gli ha letto la fiaba della buonanotte facendolo fare al padre, e quando lui le ha chiesto le coccole, si è concessa un istante e poi lo ha gentilmente invitato ad andare dal genitore a cui voleva più bene, ossia il padre.
Si è sentita un verme, ma la gelosia si è impossessata di ogni briciola di ragione, di maturità, di senno, e l'ha portata dritta dritta al livello del bimbo di quattro anni che l'ha profondamente ferita.
"Perchè tu segui tutte le regole, invece papà no", si è giustificato poi il mostro, facendo impallidire tutte le puericultrici che dicono di essere coerenti e dare regole ferree.
"E l'hai pure allattato, l'ingrato!" direbbe la bisnonna con piena comprensione per Mamma.
Lui, sangue spremuto dal mio cuore, sospiro di vita per la mia anima, primo e grandissimo amore della mia intera esistenza, dice una frase per dispetto, e mi distrugge.
L'adulta sa che non è vero, sa che il cuore di Dede batte all'unisono con lei e che ha il primo posto assoluto nella sua vita, baciata dalla punta dei piedi fino ai capelli, ma la bambina è ancora qui che piange, delirante di gelosia, offesa a morte per l'affronto subito.
Svegliata da chissà quali antichissimi ricordi.
Ieri notte Mamma si è sdraiata accanto al suo cucciolo ingrato, e l'ha coccolato piena di amore, lasciando uscire tutto il male che inconsapevolmente le ha fatto; ha coccolato e rassicurato anche la bambina ferita, lasciandola tornare piano piano là da dove era venuta, facendola addormentare serena, tornando padrona di sé.
Fino alla prossima volta.
mercoledì 16 maggio 2012
La iena
Il bambino guarda il padre allibito, poi apre appena la bocca e ha un tremore al labbro inferiore.
"L'ho mangiato io il tuo pasticcino, mi dispiace, non sapevo fosse per te", scherza con faccia seria l'adulto.
Ma l'altro non coglie l'ironia, e ha due occhi disperati come solo un bambino deluso può avere.
La madre è accanto a loro e vorrebbe intervenire.
Qualcosa di ancestrale ribolle in lei, qualcosa di potente, che la fa fremere nell'istinto di proteggere il suo piccolo.
Nessuno può permettersi di deluderlo: né il padre, né la vita, nessuno.
"Ti proteggerò da tutto" pensa trattenendo le reazioni che le verrebbero spontanee.
Mamma non ha assistito a questa scena, ma l'ha vissuta in prima persona, e questo le succede tutte le volte che qualcuno ferisce in qualche modo il suo Dede.
Mamma sa che sarebbe capace di tutto, nel verso senso della parola, per difenderlo, per aiutarlo, per allontanare le nubi dalla sua vita.
Ma è consapevole di non poterlo fare.
Dede, piccolo mio, dovrai lottare contro i tuoi fantasmi, e sconfiggerli come potrai.
Dovrai affrontare i tuoi accusatori e difenderti da solo, dovrai proteggerti dalla vita e diventare forte grazie alle ferite che ti infliggerà.
Dovrai imparare che la felicità dipende soltanto da te, è in tuo potere, perché quando ci sarà da piangere avrai sempre la possibilità di scegliere di non farlo.
Devi camminare da solo, mio tesoro, e nutrirti dei ruggiti della mamma per imparare cosa sia la forza, o ripararti nella sua ombra sicura per riprendere fiato.
Mamma sarà sempre al tuoi fianco a guardarti combattere, e se piangerai ti incoraggerà sorridendo, se sarai ferito ti curerà con un abbraccio, piangendo a sua volta senza farsi vedere, e quando il mondo si chiuderà su di te per schiacciarti, sarà la prima a reagire feroce contro i tuoi nemici per metterli in fuga, per attaccarli alla gola, per liberarti da ogni pericolo.
E' più forte di qualsiasi ragionamento.
C'è una iena dentro ogni madre.
C'è una iena feroce dentro di me.
(Questo post è riferito a Dede perché per carattere è come un cucciolo indifeso di fronte alla vita.
Stessa cosa non può dirsi del fratello, ben più furbo e scaltro, tanto che il secondo giorno di asilo già prendeva per i capelli i compagnetti finchè non si buttavano per terra a piangere.
E a quel punto, non pago, li prendeva pure a calci!
Ma questa è tutta un'altra storia...)
"L'ho mangiato io il tuo pasticcino, mi dispiace, non sapevo fosse per te", scherza con faccia seria l'adulto.
Ma l'altro non coglie l'ironia, e ha due occhi disperati come solo un bambino deluso può avere.
La madre è accanto a loro e vorrebbe intervenire.
Qualcosa di ancestrale ribolle in lei, qualcosa di potente, che la fa fremere nell'istinto di proteggere il suo piccolo.
Nessuno può permettersi di deluderlo: né il padre, né la vita, nessuno.
"Ti proteggerò da tutto" pensa trattenendo le reazioni che le verrebbero spontanee.
Mamma non ha assistito a questa scena, ma l'ha vissuta in prima persona, e questo le succede tutte le volte che qualcuno ferisce in qualche modo il suo Dede.
Mamma sa che sarebbe capace di tutto, nel verso senso della parola, per difenderlo, per aiutarlo, per allontanare le nubi dalla sua vita.
Ma è consapevole di non poterlo fare.
Dede, piccolo mio, dovrai lottare contro i tuoi fantasmi, e sconfiggerli come potrai.
Dovrai affrontare i tuoi accusatori e difenderti da solo, dovrai proteggerti dalla vita e diventare forte grazie alle ferite che ti infliggerà.
Dovrai imparare che la felicità dipende soltanto da te, è in tuo potere, perché quando ci sarà da piangere avrai sempre la possibilità di scegliere di non farlo.
Devi camminare da solo, mio tesoro, e nutrirti dei ruggiti della mamma per imparare cosa sia la forza, o ripararti nella sua ombra sicura per riprendere fiato.
Mamma sarà sempre al tuoi fianco a guardarti combattere, e se piangerai ti incoraggerà sorridendo, se sarai ferito ti curerà con un abbraccio, piangendo a sua volta senza farsi vedere, e quando il mondo si chiuderà su di te per schiacciarti, sarà la prima a reagire feroce contro i tuoi nemici per metterli in fuga, per attaccarli alla gola, per liberarti da ogni pericolo.
E' più forte di qualsiasi ragionamento.
C'è una iena dentro ogni madre.
C'è una iena feroce dentro di me.
(Questo post è riferito a Dede perché per carattere è come un cucciolo indifeso di fronte alla vita.
Stessa cosa non può dirsi del fratello, ben più furbo e scaltro, tanto che il secondo giorno di asilo già prendeva per i capelli i compagnetti finchè non si buttavano per terra a piangere.
E a quel punto, non pago, li prendeva pure a calci!
Ma questa è tutta un'altra storia...)
giovedì 12 aprile 2012
Meteoropatia
Vi capita mai che piova, sulla vostra casa, sulle vostre rose, sul vostro umore?
Piove fuori e dentro, e non c'è modo di restare asciutti.
Vi capita mai di avere così tante incombenze addosso, e così tante risposte da dare, da desiderare soltanto che vostra madre vi dica sorridendo "Non preoccuparti, ti scrivo io la giustificazione"?
Avete mai sognato di non essere qui, sotto questa pioggia incessante, e di aver fatto scelte completamente diverse, come l'invidiato amico che se ne andò per mesi alle Maldive, e lo pagavano pure?
Saluti a tutti, statemi bene, io vado.
Il mondo può procedere anche senza di me, lasciatemi in pace in un angoletto all'asciutto, dove non arrivi nemmeno l'eco di questo acquazzone assordante.
Piove sulla macchina appena lavata, piove sul fiammante triciclo di Macco, piove sulla bicicletta legata all'albero col seggiolino di Dede.
Piove perfino sui loro sorrisi, ma qualcuno asciugherà tutto per loro.
Piove su questo silenzio, piove sulla mia casa di nuovo vuota, piove sui biscotti troppo dolci e sul prosciutto in vaschetta che non ha nessun sapore...
Dicono che domani tornerà il sole.
Vi è mai capitato di non crederci proprio, e di pensare che tutto il resto sarà soltanto una lunga, lentissima e interminabile pioggia?
Piove fuori e dentro, e non c'è modo di restare asciutti.
Vi capita mai di avere così tante incombenze addosso, e così tante risposte da dare, da desiderare soltanto che vostra madre vi dica sorridendo "Non preoccuparti, ti scrivo io la giustificazione"?
Avete mai sognato di non essere qui, sotto questa pioggia incessante, e di aver fatto scelte completamente diverse, come l'invidiato amico che se ne andò per mesi alle Maldive, e lo pagavano pure?
Saluti a tutti, statemi bene, io vado.
Il mondo può procedere anche senza di me, lasciatemi in pace in un angoletto all'asciutto, dove non arrivi nemmeno l'eco di questo acquazzone assordante.
Piove sulla macchina appena lavata, piove sul fiammante triciclo di Macco, piove sulla bicicletta legata all'albero col seggiolino di Dede.
Piove perfino sui loro sorrisi, ma qualcuno asciugherà tutto per loro.
Piove su questo silenzio, piove sulla mia casa di nuovo vuota, piove sui biscotti troppo dolci e sul prosciutto in vaschetta che non ha nessun sapore...
Dicono che domani tornerà il sole.
Vi è mai capitato di non crederci proprio, e di pensare che tutto il resto sarà soltanto una lunga, lentissima e interminabile pioggia?
venerdì 6 aprile 2012
Un mostro si è svegliato
Mamma è un mostro.
Erano tutti a tavola i brambilla ieri sera, si mangiava polenta al sugo, ovviamente, e ad un certo punto Dede le ha dato un improvviso schiaffone ridendo.
Non c'è stata reazione, o almeno così Mamma credeva.
Finchè non ha guardato la sua mano destra e il viso del piccolo dipinto di stupore, e ha realizzato che in un istante anche la sua mano ha fatto ciaf sulla guancia vellutata dell'amore della sua vita.
Allibita ha fatto finta di nulla, e ha chiuso ogni potenziale strascico con un naturalissimo "così siamo pari".
Ti va ancora un po' di polenta tesoro di mamma? ha cinguettato poi, mentre le sue dita si disegnavano nitide sulla guancia della creatura indifesa.
Lui le ha dato un bacio e ha detto "D'accordo amore mio"
Mamma è un mostro e si sente ancora disperata dal suo gesto.
Punitela, incarceratela, torturatela.
E poi vi prego, ditele che può capitare, senza per questo doversi sentire ad un passo dall'infanticidio...
Erano tutti a tavola i brambilla ieri sera, si mangiava polenta al sugo, ovviamente, e ad un certo punto Dede le ha dato un improvviso schiaffone ridendo.
Non c'è stata reazione, o almeno così Mamma credeva.
Finchè non ha guardato la sua mano destra e il viso del piccolo dipinto di stupore, e ha realizzato che in un istante anche la sua mano ha fatto ciaf sulla guancia vellutata dell'amore della sua vita.
Allibita ha fatto finta di nulla, e ha chiuso ogni potenziale strascico con un naturalissimo "così siamo pari".
Ti va ancora un po' di polenta tesoro di mamma? ha cinguettato poi, mentre le sue dita si disegnavano nitide sulla guancia della creatura indifesa.
Lui le ha dato un bacio e ha detto "D'accordo amore mio"
Mamma è un mostro e si sente ancora disperata dal suo gesto.
Punitela, incarceratela, torturatela.
E poi vi prego, ditele che può capitare, senza per questo doversi sentire ad un passo dall'infanticidio...
giovedì 22 marzo 2012
Nulla di buono
Mamma è giù questa sera.
Erano giorni che covava un bel sogno per il suo futuro, ma purtroppo è stata svegliata.
E non con una sveglia dal suono arpeggiante come quella del suo telefonino, ma con quei sonori ceffoni che ti fanno ondeggiare la testa per qualche secondo dopo averli ricevuti.
Ecco, ancora la testa le ondeggia, e il mondo le si stringe addosso lasciandola senza respiro.
Aggiungiamo che Macco non fa la cacca da otto giorni e si lamenta da ieri per il dolore alla pancia (non gli entrano nemmeno più i pantaloni), Dede va in giro come in overdose (la solita extasy nebulizzata?), con occhiaie da tossico, sguardo perso nel nulla e improvvisi attacchi di pianto al suono cantilenante di "voglio la mia mamma", rotolandosi al rallentatore sul pavimento, ecco Mamma è sempre più giù.
Sa che l'aspetta una nottatina niente male da questo cocktail di eventi, e non ha il coraggio di andare a letto.
Mamma è proprio giù questa sera, e spera tanto che domani sia davvero un altro giorno.
Erano giorni che covava un bel sogno per il suo futuro, ma purtroppo è stata svegliata.
E non con una sveglia dal suono arpeggiante come quella del suo telefonino, ma con quei sonori ceffoni che ti fanno ondeggiare la testa per qualche secondo dopo averli ricevuti.
Ecco, ancora la testa le ondeggia, e il mondo le si stringe addosso lasciandola senza respiro.
Aggiungiamo che Macco non fa la cacca da otto giorni e si lamenta da ieri per il dolore alla pancia (non gli entrano nemmeno più i pantaloni), Dede va in giro come in overdose (la solita extasy nebulizzata?), con occhiaie da tossico, sguardo perso nel nulla e improvvisi attacchi di pianto al suono cantilenante di "voglio la mia mamma", rotolandosi al rallentatore sul pavimento, ecco Mamma è sempre più giù.
Sa che l'aspetta una nottatina niente male da questo cocktail di eventi, e non ha il coraggio di andare a letto.
Mamma è proprio giù questa sera, e spera tanto che domani sia davvero un altro giorno.
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