mercoledì 20 marzo 2013

Il culto dei morti

"Prego, mi dica"
"Ecco, si, sono sempre qui, prendo sempre la stessa cosa io, ormai lo sapete!"
"Ehm, mi dica, prego, cosa le dò?"
"Ah, ecco, si, mi dà quelle pizzette e quella brioche con la crema cotta e poi il pane..."
In fondo sono soltanto cinque o sei mesi che Mamma va dallo stesso fornaio, non svariati anni, e va solo qualche volta alla settimana, non tutti i giorni, e anche se prende sempre le stesse pizzette e la stessa brioche e qualche volta anche il pane si capisce che non si ricordino di lei, ci mancherebbe, con tutto quello che hanno da fare... Mamma ormai è abituata a questo.

"Buongiorno. Mi da due chili del pane che cuocete a legna per favore, che è fantastico, e anche la focaccia coi pomodorini che mamma mi ha detto che è buonissima. E mi fa assaggiare pure le zeppole che non ci resisto e già che ci siamo anche un piccolo pezzo di quel "leggerissimo" ruccl (un rotolo di cipolle olio e uvetta che si fa per San Giuseppe) che una volta ogni dieci anni ci può pure stare..."
"Certo, ecco, ma non ti ho mai vista, non sei di qui vero? te lo devo incartare per il viaggio?"

Mamma è stata in un altro mondo, o forse in un'altra epoca, quando ancora le persone si guardavano in faccia e si riconoscevano, quando ancora si diceva buongiorno per augurare veramente una buona giornata, e dove stranamente le persone riescono ad avere rapporti umani persino con gli sconosciuti.
Mamma è volata nel tacco d'Italia, dove c'è la primavera inoltrata e la gente ti dice che fa freddo, dove per le strade si attraversa senza guardare ed è la cosa più normale del mondo, dove si può fare retromarcia in una rotonda o si può entrare in tangenziale in contromano, e poterlo ancora raccontare.
Con svariati capelli bianchi in più, ma miracolosamente illesi.

Mamma è stata avvolta dal calore del meridione, e ha partecipato al rito del funerale, un vero e proprio culto dei morti, quello che serve sul serio a farti sentire meno sola, meno disperata, e a strapparti anche delle risate che curano l'anima, coccolata dal bozzolo dei visitatori.
Un viavai continuo di persone che vanno, che restano, che tornano, ognuna col suo ricordo da raccontarti, ognuna con una lacrima o un sorriso, con un abbraccio o una battuta, la porta sempre aperta chè non si chiude mai altrimenti l'anima del morto non può uscire a suo piacimento.
Un salotto di chiacchiere in ogni stanza, i mobili spostati, il tavolo parcheggiato dal vicino di casa, le sedie a circolo nella sala svuotata, in cucina, in studio, e in camera da letto lo zio, con i lumini accesi, le foto sparite, nessun soprammobile, nessun piatto in cucina, chè non si può usare la cucina, e non si può pulire la casa finchè c'è lui altrimenti porta nuove morti.

Mamma ha pianto a dirotto e poi ha riso divertita, ha rivisto persone dopo anni di lontananza ed era come essersi salutati poco prima, ha parlato con sconosciuti che sapevano tutto di lei e ha visto foto di nipoti, abbracciato gente mai vista, baciato parenti lontanissimi come se fossero di casa, ed è rimasta sospesa in questo limbo di anime calde che l'hanno curata e rimessa in piedi nel giro di due giorni.
I giorni più dolorosi, quelli in cui tutto cambia e il distacco è più netto.
Centinaia di persone, senza esagerare, centinaia di persone sono entrate leggere, portando una carezza nel suo cuore strapazzato e lo hanno aiutato a rilassarsi e tornare calmo.

E' stato bello.
E' stato doloroso, triste, malinconico, ma profondamente catartico.
Grazie a tutti voi, vi ringrazio, amici ignoti, anche se non lo saprete mai...

23 commenti:

  1. porto una nota positiva. nella gelidametropolidelnord, nel bar dell'esselunga vicino all'ufficio, il barista mi vede da lontano e mi prepara il cappuccino, prima ancora che faccia coda alla cassa :-)

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    1. Il barista ha sicuramente origini meridionali ;))))

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  2. E si cè una bella differenza ..ed è un peccato perchè come hai ben detto il "calore umano" ci fa sentire meno soli anche di fronte al tuo caro zio.

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    1. Per il panettiere si può pure soprassedere... ma in quei momenti fa davvero la differenza!

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  3. Ho sempre pensato che il nostro culto dei morti fosse un tantino esagerato e potesse risultare per "quelli del nord" invadente. Però dalle tue parole capisco che in fondo l'andirivieni di tutte quelle persone, sconosciute o semitali, tutti quei baci, di circostanza e non, servono davvero all'anima affranta!
    Ti abbraccio forte!

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    1. A me sono serviti eccome! Mia zia non era proprio felice di tutta quella confusione, ma sono sicura che nel silenzio di una casa vuota sarebbe stata peggio.

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  4. Hai ragione, quel mondo lì manca tanto, anche se purtroppo non sono sicura di averlo conosciuto...

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  5. C'è bisogno di calore umano, sempre. Hai ragione a fare una critica al nord, io che sono friulana di madre e sarda di padre, so di cosa parli.
    Al nord esiste una corazza che si ispessisce più si va su. Io, però, che ho vissuto con tanti modelli in questo senso, credo di aver trovato la misura. Ho capito che il contatto fisico non sempre è un contatto emotivo, che i sentimenti non sono meno veri se non vengono sbandierati, ho imparato che la fedeltà, spesso, è il frutto di prove per meritarsela.
    Gli amici più veri che ho, sono anche i più diretti e frugali, quelli che ti sorreggono e poi ti mandano al diavolo per le stupidate che fai, quelli che ti dimostrano pienamente ciò che provano, senza fronzoli, sono per lo più di origine "nordica", me ne rendo conto ora che lo sto scrivendo a te.
    Detto questo però, il modo in cui il nuovo papa argentino sorride, bacia, accarezza è decisamente frutto della "meridionalità" del luogo in cui è nato e ...mi piace tantissimo!!! ;)

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    1. Sei proprio innamorata di questo papa! :)))

      Del rapporto di amicizia a due non saprei dirti, in fin dei conti anche le mie amicizie vere sono solo del centro nord, in quel caso penso che l'origine geografica conti poco, conta solo la vicinanza di spirito!

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  6. È così che si devono salutare le persone che abbiamo amato..! Bentornata.

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    1. SI, davvero. E ti accorgi anche che lo hanno amato in tanti!

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  7. Andiamo sempre di fretta che non ci si accorge nemmeno di chi ci sta a fianco. Questo e' triste ma purtroppo e' vero.

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    1. Sai che fondamentalmente è per questo che ce ne andiamo da questa città!

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  8. Proprio per questo non vorrei vivere in un posto diverso.
    Un abbraccio

    P.s. La prossima volta che vieni, avvisami!

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    1. :))
      sto già pensando ad una visitina a mia zia con i bimbi! Allora sei già allertata!

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  9. Cara Rachele, ma quindi sei pugliese?? non poteva essere altrimenti;-))

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    1. Mia mamma è pugliese e abbiamo tutti i suoi parenti lì.
      Loro mi dicono sempre che sono proprio una pugliese, e mi fa piacere anche se non è anagraficamente vero! :)

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  10. Anche a me forse sarebbe sembrata strana quella situazione, non ci sono abituata. Vivo al nord e so bene quanto possa essere "musona" la gente qui. Negli ultimi anni, che ho imparato a superare la mia timidezza, mi capita di azzardare battute con sconosciuti e la risposta è sorprendente.
    In ogni caso, capisco cosa vuol dire trovare calore vero in un momento così

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  11. Io sono nata in Piemonte e un po' del carattere "fatti gli affari tuoi" l'ho ereditato, eppure quanto mi piacerebbe vivere in una comunità come quella che descrivi. Gioie e dolori assumerebbero un carattere diverso, quello della condivisione e della festa, dove anche la perdita diventa un'occasione per stringersi.
    Mi spiace per il tuo lutto ma solo felice che tu non sia stata sola.

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  12. Ciao Rachele ti ingrazio per la visita, sono in convalescenza, ma va meglio. Un abbraccio.

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  13. Come comprendo ogni tua parola e sensazione! Sono campana e, pur conoscendo ogni singolo problema e bruttura di questa mia terra, conosco altrettanto bene l'affetto e il calore meridionale che ti avvolge e che non ti fa sentire mai sola.

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